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Val Bodengo – Lotta Continua (in libera!)

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La Val bodengo è una valle che, nonostante la sua incredibile bellezza, è riuscita a mantenersi selvaggia e misteriosa a dispetto di quel turismo di invasione che ha flagellato altre valli simili negli ultimi anni. Qui si entra in una piccola sfera di arrampicata e alpinismo parallelo e lontano da tutto e tutti.

Trenta anni fa alcuni ragazzi vennero stregati questa atmosfera magica che solo la Val bodengo concede e, per diverse stagioni, hanno saputo interpretare un’arrampicata allora ancora tutta da scoprire e inventare.

Le loro salite rimangono di quelle dal carattere autentico, non volte ad un esaltazione della prestazione ma alla semplice felicità di poter vivere giornate intense e ricche provando ad arrampicare roccia è vie nuove.

Nello specifico una via su tutte, aperta da Nicola Noè, Paolo Cogliati, Luca valli e Vittorio Tamagni, ha da sempre catturato la mia attenzione.

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Lotta continua è una via aperta in più riprese durante le stagioni 1993 (anno in cui son nato) e 1994, con uno stile, un coraggio e una volontà di mettersi in gioco assolutamente straordinaria! Una linea pressoché retta che vince l’immenso e repulsivo strapiombo che caratterizza il Precipizio di Strem.

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Voleva essere un allenamento, il loro, per un futuro viaggio a Yosemite ma, col senno del poi, potrei azzardare che le difficoltà a cui dover far fronte su una parete alpina possono complicare non di poco la logistica di una salita.

L’avvicinamento, per esempio, con sacconi pesanti, non è certo paragonabile a quello di El Cap, il meteo avverso che ti sorprende, ovviamente sempre nelle situazioni più spiacevoli, e la roccia che alterna sezioni di diversa qualità e non è sempre affidabile come il granito californiano.

Insomma, per me era troppa la curiosità di scoprire cosa si celasse dietro tutti quei passi gradati A2 e A3 e così decisi che, dopo 30 anni. era arrivato il momento di fare chiarezza su questa via nascosta nel mistero nella profonda Val Bodengo.

L’entusiasmo degli apritori quando seppero del nostro interesse fu tantissimo, ma a patto che avremmo lasciato la chiodatura come loro l’avevano fatta. Chiaramente la sostituzione del materiale ormai insicuro e consumato dal tempo faceva parte di questo accordo tacito, affinché la sicurezza fosse comunque al primo posto, ma l’anima artif della via doveva rimanere invariata.

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Giustamente siamo tutti ospiti in montagna e su una parete e lasciare le cose come le si son trovate è sinonimo di buon educazione nei confronti di chi è passato prima o della natura stessa nel caso di una via nuova.

Fu così che, 3 anni fa, iniziai i lavori insieme a mio papà Silvano e Max Piazza, in funzione del nostro tentativo in libera e per ridare vita ad una via mitica, ma senza alterare il lavoro di chi aveva sognato prima di noi.

“Lotta continua” non è soltanto il nome della via, ma un vero e proprio monito ai ripetitori. Ci siamo trovati, infatti, a dover fare i conti con una via complicata e difficile, in un posto di non scontato accesso e che, già 3 anni fa, ci aveva chiaramente fatto capire che non sarebbe stata una salita semplice.

Siamo partiti con l’idea di rinforzare e cambiare il materiale solo alle soste o nei punti dove veramente gli spit lasciati 30 anni prima non sarebbero stati in grado di trattenere una caduta.

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Iniziammo sistemando la prima sezione, dove si articolano i tiri più ripidi e potenzialmente difficili della via. Ormai eravamo alle battute conclusive, ma l’autunno che lasciò il passo all’inverno troppo in anticipo rispetto alle nostre previsioni. Avevamo, però, già risolto i movimenti chiave di tutti i vari tiri.

Per tre anni questo progetto è rimasto in stand by e ogni primavera o autunno c’era un altro progetto verticale che andava, nel mio caso, a sovrapporsi con la stagione ideale per andare al Precipizio di Strem. Nei casi migliori è stata l Himalaya o Yosemite a posticipare i nostri piani, nei peggiori un paio di infortuni alla caviglia…

Ma quest’anno sembrava quello buono! Le zampe mie funzionano e non devo andare in nessun altro posto se non a finire i lavori in Val Bodengo.

Abbiamo chiesto a Simone Manzi di unirsi al team, perché mio papà trasferitosi in Dolomiti non era più disponibile a venire ogni settimana e Simone era la persona ideale per una serie di motivi.

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È un amante di questa valle e ha dedicato tantissime giornate a risistemare vie e aprirne di nuove, valorizzando tantissimo le pareti, ma, soprattutto, questa stessa valle ha plasmato un arrampicatore fortissimo e polivalente e, negli ultimi anni, ho potuto assistere a una sua crescita esponenziale in termini tecnici.

Questo aspetto, legato all’esperienza su questa roccia, era quello che ci serviva per finire la via. Siamo saliti ogni volta che il tempo o i nostri impegni c’è lo permettevano e abbiamo completamente sostituito il materiale in parete, rendendo sicura l’intera via, senza però stravolgerne in alcun modo l’identità artif. Quindi era finalmente giunto il momento di provarla.

La libera della via è stata perfetta! È tutto filato liscio dal primo all’ultimo metro.

Partiamo prestissimo a camminare, carichi come muli e con il solo fascio della frontale a illuminare i prossimi passi. Abbiamo con noi la portaledge e tutto il materiale da bivacco, non abbiamo nessuna fretta e il meteo per i prossimi due giorni è stabile!

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Raggiungiamo la base e Simone parte. Fa un veloce saluto alla vipera che sta sempre alla base della via, ma questa volta sembra volerci accompagnare nella scalata. Simone la trova dopo qualche movimento e, per una questione di centimetri, non ci mette la mano sopra!

I primi due tiri li superiamo velocemente e siamo contenti di poterci concentrare esclusivamente sul tiro chiave della via, il tiro del tetto! È una sezione Boulder violentissima di tallonate e compressione e, dopo un po’ di delusione nei primi tentativi falliti, riusciamo a salire in libera anche questo!

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Sappiamo che il filtro dell’intera via è superato e tutta la pressione accumulata nei giorni precedenti si scarica! È ancora presto e dobbiamo solo goderci l’arrampicata per le prossime ore. Arriviamo tutti e tre ad una sosta, recuperiamo il saccone e Max si prepara a partire. È un po’ teso perché a metà tiro c è un run out abbastanza lungo e, per convincersi che in caso di volo non sarebbe successo comunque niente dice: “Al massimo faccio una fionda no?”.

Parte sulla prima sequenza, sale qualche metro sopra la sosta, dove ancora le difficoltà sono contenute e afferra un ottima presa, si sistema per rinviare ma l’ottima presa si stacca di netto e Max precipita ben al di sotto della sosta, tra le nostre risate e la sua paura dichiarata di volare sulla sosta. Torna in sosta tremando dall’emozione, ma riparte e libera il tiro.

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Arriviamo alla base dell’ottavo tiro e troviamo il primo posto dove appoggiare i piedi e scaricare l’imbragatura. Fino a lì ogni sosta è appesa.

I fianchi ringraziano! Montiamo la portaledge con tutte le difficoltà e imprecazioni che regolarmente ne conseguono, faccio volare il drone. Ero scettico di farlo partire dalla parete ma tutto funziona tranne al momento dell’atterraggio: sbaglio e invece che farlo delicatamente atterrare sulla mano lo schianto violentemente contro la roccia. Precipita per una decina di metr… Giusto il tempo per elaborare una frase di scuse per la Katy che c’è lo ha prestato… Poi però  si ristabilizza e, al secondo tentativo, riesco a farlo atterrare.

Ok! Basta drone per oggi. È il momento di goderci la cena e quel po’ di amaro che ci siamo portati. Dormiamo come dei sassi per una decina di ore svegliati solo da un calcio di qualcuno.

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La mattina dopo ripartiamo e, metro dopo metro, saliamo le varie lunghezze fino al penultimo tiro, dove una placca cela l’ultima vera difficoltà della via. Simone, come danzando, riesce al primo tentativo a trovare la giusta sequenza e, una volta alla cengia, è a tutti chiaro cosa abbiamo appena fatto!

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In cima chiamiamo Nicola Noè, ma la prima chiamata va a vuoto: non ce ne andiamo di qua finché non risponde! Infatti di lì a poco iniziamo una delle più belle chiacchierate di confronto e reciproci complimenti. Scendiamo velocemente.

Alla base risistemiamo il materiale e facciamo un ultimo saluto alla vipera. Scendiamo un po’ e ci giriamo per un saluto al Precipizio di Strem. Siamo contentissimi!

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Torniamo a casa e Katy ci accoglie con una deliziosa cena e una torta per festeggiare il compleanno di Max.

Parliamo della prossima via da andare a fare…

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