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Tunisia, secondo capitolo

di Martino Invernizzi


Tutto inizia un po’ così, per caso. Il piano originale era andare con Max Piazza da Simone Tentori
in Bolivia. Un piano molto azzardato soprattutto per la sua durata, perché mi avrebbe messo di fronte a
un problema lavorativo non indifferente.
Passa del tempo, nessuno si fa più sentire. Beh, penso di averla scampata, finché Max mi propone
un’idea più concreta e gestibile: andare in Tunisia a portare avanti un progetto di chiodatura iniziato
l’anno prima con Simone Pedeferri, Luca Casanova e Federico Cucinotta. Accetto subito, senza fare
troppe domande.

Dopo qualche mese e mi ritrovo alle 5 di mattina sotto la pioggia battente, diretto a incontrare Luca per
volare insieme verso Tunisi, convinti di asciugarci i vestiti non appena arrivati a destinazione.
Lì ci aspettano Simo Pedeferri e Max che già da giorni si trovano nell’area di Zaghouan, dove hanno
incontrato gli scalatori locali della comunità legata alla palestra “Climb’IN Tunisie”.
Ci parlano di un buon potenziale da chiodare nei luoghi che hanno perlustrato, soprattutto di una bella
grotta a canne sopra la città di Bargou. L’entusiasmo iniziale finisce però quando descrivono il
funzionario della Guardia Nazionale: un ometto anziano armato, a cavallo di un asino, che ha impedito
loro tassativamente di piantare tasselli in parete, in quanto tutta l’area è protetta. Senza permessi scritti,
in Tunisia non ci si può neanche avvicinare alle pareti.
Partiamo: decidiamo di saltare Zaghouan e Bargou e ci dirigiamo verso la Table de Jugurtha, dove già
dallo scorso anno è stato ottenuto il permesso per la chiodatura.


Il meteo nei primi giorni di permanenza è tragico: pioggia a secchiate, nebbia e freddo ci tengono lontani
dalla parete. Solo qualche ora di tregua ci consente di fare un rapido tour della zona, dandoci la
possibilità di pianificare il lavoro della settimana successiva.
Finalmente riappare il sole e siamo entusiasti di mettere le mani sulla roccia bramata durante i giorni di
pioggia. Per un problema logistico, però, mi trovo a dover tornare alla macchina per recuperare parte
dell’attrezzatura e già da subito si palesano le insidie del posto. Nel giro di un’ora vengo accerchiato da
un branco di cani pastore, quasi morso da un serpente e, come se non bastasse, una volta tornato al
lavoro di disgaggio, scendo, faccio due passi e mi storto la caviglia sinistra, cadendo in avanti in una
pietraia.


Per fortuna, i giorni successivi vanno sempre meglio. Le linee individuate sono davvero belle, anche se
logisticamente non sempre semplici da attrezzare. Ci concentriamo nell’apertura del primo settore: “La
Fattoria degli Animali”, nome dato per la presenza di un antico muro costruito dai pastori sotto uno
strapiombo per dare riparo agli animali. Max si ingaggia nell’apertura di un tiro in autosicura dal basso,
dopo aver scovato e liberato qualche linea di spigolo davvero interessante. Simo, come già sapevo, è
una vera macchina da guerra: riesce sempre a portare a termine il doppio di quello che noi umani
riusciamo a fare durante la giornata, dandoci dritte e insegnamenti per migliorare. Anche Luca è carico
ma, come me, è da un po’ a digiuno di chiodatura.


A differenza di come mi sarei aspettato, la Tunisia in questo periodo dell’anno è verdissima. A differenza
del paesino sgangherato dove alloggiamo, nella zona vicino alla parete ci sono solo pastori, pecore,
asini, cani, serpenti e uccelli. Le costruzioni sono ancora rurali, completamente in pietra e, oltre a
qualche riparo notturno per gli animali, ci sono solo prato e sassi. Il tempo sembra essersi fermato a mille
anni fa: persone che sembrano non aver mai avuto contatti con stranieri, facce scavate dal sole e da una
vita all’aperto, vestiti a tunica ancora tradizionali che permettono loro di cavalcare gli asini solo di
traverso. Quasi nessuno sa una parola che non sia arabo; infatti, la comunicazione con i local è sempre
abbastanza basilare, fatta di gesti e assonanze, a parte qualche termine in un francese o inglese
fantasioso scambiato principalmente con ragazzi o commercianti.


Giorno dopo giorno la nostra routine ormai è consolidata: colazione, chiodatura/scalata per circa 9-10
ore, soffiata a vestiti e capelli per toglierci la polvere di dosso, scontro a sassate con i cani pastore
durante il sentiero di ritorno, poi ci si abbuffa al ristorantino del paese e, infine, dritti a dormire stanchi
morti.
Finito il settore principale sud/ovest, ci spostiamo lentamente verso nord. Siamo al settore Anfora: lì
troviamo due belle linee da aprire dal basso, in quanto non c’è verso di calarsi per piantare gli spit. Mi

sento carico, così mi ingaggio nell’apertura di un tiro assicurato da Luca, mentre la coppia Simo/Max
parte su quello a sinistra.
Salgo motivato con l’idea di fare un uso parsimonioso dei tasselli removibili, cercando cliffate un po’ al
limite o protezioni naturali per progredire fino a trovare la linea e il posizionamento ottimale del tassello. Il
tiro scelto non si presta molto a questo stile di salita: è strapiombante, principalmente a prese tonde e
piccole rimonte, così mi ritrovo spesso a forare sospendendo con l’altra mano agli appigli più buoni.
È pomeriggio, il sole ci batte forte sulla schiena e il tempo passa. Me ne rendo conto perché vedo Simo
montare la sosta mentre io ho appena superato la metà del tiro. Questo “gioco” inizia a diventare uno
strazio. Mi metto il cuore in pace e lentamente mi trascino verso un punto dove fare sosta. Sono
fisicamente devastato.
Luca, che in questo viaggio verrà rinominato “Lo sciacallo”, dopo aver fregato la libera di almeno tre tiri a
Max, si prende anche questo, commentando che alla fine non è neanche poi così duro.


L’avventura non è finita, anche se il tempo inizia a scarseggiare. Oltre a finire la libera di alcuni tiri, ci
rimane da portare a termine un ultimo obiettivo che ci eravamo prefissati fin da prima della partenza:
aprire una via dal basso che porti in cima alla parete. Ora conosciamo meglio la roccia, anche se non è
sempre facile intuirne la qualità. Scegliamo l’itinerario e si parte. Attacca Max. Gli spit avanzati sono
pochi: stimiamo di poterne usare circa cinque per tiro, tenendo a mente di risparmiarne sul facile per non
tribulare in un ipotetico finale duro. I primi 30 metri di scalata sulla torre scorrono bene, zero problemi,
ottima gestione di spit e linea. Quasi alla prima sosta però, Max è improvvisamente silenzioso e ci chiede
se la corda è abbastanza per arrivare a terra. Io e Luca non capiamo cosa sta succedendo, e
rispondiamo che no, non basta. Max inizia a disarrampicare e alla fine ci dice che è perché ha visto
diversi nidi di vespe e non può continuare perchè è allergico. L’idea di portare a termine la salita solo in
due non ci piace e purtroppo il tempo è finito per studiare una nuova linea. Abbandoniamo quindi questa
ultima missione e raggiungiamo Simo alla parete nord, dove stava aprendo un tiro su un pulpito
strapiombate. Li Luca e Max liberano una linea trad che avevano addocchiato lo scorso anno.


Ora il viaggio è davvero al termine e non può che finire in perfetto stile tunisino, ovvero fermati dalla
polizia davanti all’aeroporto per la non conformità di alcuni documenti di noleggio dell’automobile.
Facendo due conti, abbiamo chiodato e scalato per sette giorni di fila, aperto 20 nuovi tiri dal grado 5
all’8, che si aggiungono ai circa 20 già realizzati lo scorso anno. Ora Jugurtha è una delle falesie con più
tiri attrezzati di tutta la Tunisia.
Da qui mi sorgono una serie di pensieri un po’ contraddittori: è stato giusto lasciare una traccia del nostro
passaggio in un luogo finora incontaminato dall’uomo?
La risposta che mi do è principalmente sì, perché con il rispetto dell’area e delle tradizioni locali ho la
speranza che l’arrampicata non vada troppo a modificare quella bolla di autenticità che ancora è
presente a Jugurtha.

Un ringraziamento va a tutte le persone che hanno reso possibile e condiviso quest’avventura, e al
gruppo Ragni che ha creduto nel progetto.

Relazione:

Settore: Parcheggio (2026)
1.Un cuore per un culo: 6c trad (15 m)
2.Nanus maleficus: 6b+ (12 m)
3.Diagonale del califfo: 7c (20 m)
4.Tentativo pilastro Ragni: 6c+ (25m) da integrare
(tentativo fallito per nidi di vespe)
Settore: Zanca marcia (2025)
5.Arrapaho: 7c+ (22m)
6.Peixe barrigudo: 7a+ (22m)
7.Boga negra: 6b (18m)
8.Bakhrat sakhina: 7a+ (18m)
9.Zanca marcia: 7a+ (18m)

10.Rablatialla: 7c (18m)
Settore: Totem (2025/2026)
11.Brazilian Bum Bum: 7b+ (25 m)
12.Le toccavo le gambe: 7a (30 m)
13.L’anfora: 6c (18m)
14.Aspettando Buoux: 7a (18 m)
Settore: Vento (2025)
15.La garda nazionale: 6a+ (25m)
16.Il mazzolin di fiori: 6a (25m)
17.Io sono vento: 7b (18m)
Settore: La fattoria degli animali (2026)
18.Agua de luz: 7a (30 m)
19.La classica: 6c (30 m)
20.Il terzo anniversario: 6b+ (30 m)
21.Bimbo ciccione: 6c+ (25 m)
22.Ronchiodromo: 6c+ (25 m)
23.Arrapahoaoaoao: 7c (25 m)
24.8c Se non spingi non passi…: 8c (20 m)
25.Argilla: 7b (25 m)
26.La calma: 7c+ (25 m)
27.La follia: 7a+ (20 m)
28.Vaselina: 7b/+ (15 m)
29.Cornetto solitario: 5c (12 m)
30.Latte macchiato: 6a+ (12 m)
Settore: Hammam (2025)
31.Il lussurioso: 7c/8a (15m)
32.La mamma lussuriosa: 8a/+ (20m)
33.Mamma guarda come mi diverto: 7c+ (20m)
34.Mukashata: 8a (20m)
35.Baby blue: 8a+? (20m)
36.Slim Shady: 7c+ (25m)
37.Toul toul: 7b+ (25m)
38.Giada: 7a+ (18m)
39.Il morso del lupo: 6c+ (18m)

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