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Storia di un’inopportunità

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È inopportuno allontanarsi troppo da porti sicuri, è inopportuno cercarsi troppo in profondità, è inopportuno abbandonare strade già percorse. È inopportuno vivere i propri sogni.

Questo è il racconto di amicizie che passano attraverso duecento metri di pietra ripida, avara di appigli a picco sul verde dei lecci e il blu profondo del golfo di Orosei.

Nel 2017 la premiata ditta Dimitri “Satatana” Anghileri & Luca “Crosta” Gianola apre in una settimana di ingaggio questa linea di otto lunghezze sulla parete est-nordest di punta Argennas, la cenerentola di Baunei considerato, che di fronte abbiamo la famosa Giradili.

Prontamente Satana mi fa la classica telefonata: “Vai a provarla è una figata sarà tutta tra il 7a e il 7c max”. Come uno dei pesci che si lasciano morire tra le mani di Felderer abbocco.

La settimana dopo sono lì con il fido Riky. Non mi dilungo nei dettagli, in questo primo tour libero i primi cinque tiri e sentenzio sugli ultimi due dove faccio un resting. Poi abbandono la missione ma non la dimentico.

Il tempo si sa è tiranno, le stagioni passano più in fretta di quanto riusciamo ad immaginare. Ogni tanto ne parliamo con Satana e il Crosta ma sostanzialmente non combiniamo nulla di concreto. Dimitri torna l’anno scorso e libera il penultimo tiro e sentenzia.

Poi il 2020 ci travolge con tutta la sua “bizzarria”. Un anno bisestile e difficile dove confini e certezze vacillano. Un anno in cui tutto prende un significato diverso ma proprio per questo è tempo di vivere e riprende la strada inopportuna dei sogni.

Con Dimitri ci accordiamo per il mese di novembre, a noi si unisce anche Matteo “Mottarello” Motta un altro amico (anche lui protagonista insieme a Riky Felderer e Cristian Murgia dell’apertura di “Modalità aerea” sempre ad Argennas).

Ovviamente appena prima di partire le cose si complicano per il sottoscritto, così Satanello e Mottarello salpano alla volta della Sardegna a fine ottobre e io resto a casa.

Passo il weekend a lavorare, poi, complice ancora una volta quest’anno balordo, decido di acquistare il biglietto aereo la domenica sera per il lunedì mattina, raccatto quattro ferri e due stracci e parto. I miei amici nel frattempo mi mandano a cagare.

Arrivo in Sardegna e più esattamente a Lotzorai alle 12 di lunedì 2 novembre. Alle 13 siamo in parete dove Dimitri ha fissato già un po’ di statica. Lavoriamo (perché di lavorare si tratta altro che vacanze) per pulire i tiri e disgaggiare, oltre che provare i movimenti.

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Dimitri sale magistralmente in libera L6 forse il tiro più difficile e psicologicamente impegnativo. A vederglielo scalare sembra tutto facile. Appena i ruoli si invertono capisco subito che sarà una ragliata, ho la sensazione di essere un insaccato. Appeso.

Passiamo tre giorni in parete dove il tempo è scandito da sigarette, madonne e gli Offsprings che pompano nella cassa sequestrata a Mottarello. DiscoArgennas è garanzia di hit al top!

Veniamo a capo di tutte le lunghezze. Siamo gasati, complice l’atmosfera super che stiamo vivendo in questa terra unica.

Ci prendiamo tre giorni di riposo per far sistemare la pelle, nel frattempo arriva un meraviglioso vento caldo umido da est…

Il giorno prestabilito per la libera ground up è una vera e propria Caporetto, dopo solo due tiri e mezzo tra bestemmie degne dei migliori scaricatori di porto e dita che vanno a sangue ci ritiriamo sconfitti.

Fortuna che gli amici sardi vengono in nostro soccorso con Icnusa e Cannonau, così la sconfitta viene anestetizzata e le prospettive cambiano. Stiamo vivendo un sogno e lo stiamo facendo nel miglior modo possibile, nella terra che amiamo e con persone speciali.

Avevamo già spostato di una settimana il rientro a casa, complice il fatto di essere finiti in zona rossa, ma purtroppo Dimitri non può trattenersi oltre così domenica a malincuore lo accompagno all’aeroporto. Nel salutarci c’è tutto il dispiacere di non essere riusciti a realizzare la salita insieme in libera e in giornata.

Restiamo che proverò il mercoledì successivo. Il ritorno in Ogliastra e carico di aspettative e paure.

Lunedì vado in parete con Aleksandra Taistra una climber polacca conosciuta la settimana prima, che ho accompagnato durante la sua libera di Mezzogiorno di fuoco a Giradili.

Le sensazioni sono ottime, mi sembra di scalare senza peso, “corro” dove la settimana prima parevo un elefante. Per la prima volta ho la certezza di poter realizzare il nostro sogno.

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Mercoledì 18 accompagnato dal fido Riky (a cui dobbiamo fare almeno un mezzobusto in cartapesta in piazza a Baunei) riesco nell’intento di scalare la via in libera in giornata.

Nonostante la tensione sia palpabile e scali da schifo i tiri entrano subito. Alle 11 siamo alla base di L6 il tiro del “Satana” parto per stanare anche questa lunghezza. Dopo tre fix c’è il tratto di obbligato “forse” più scabroso della via, imposto il movimento e click il cervello non manda più impulsi al resto del cadavere.

Riesco a tornare sui miei passi e a raggiungere una posizione di semi riposo. Riprovo, stessa storia. La paura si sta impadronendo di me. Ho una collera che mi sta montando dentro troppo grande. Mi vien da piangere dalla rabbia. Mi controllo. È più uno sforzo mentale che fisico.

Riprovo, mi abbandono al movimento, agguanto miracolato l’appiglio che segna la fine di questo tratto obbligato e l’inizio del duro. Raccolgo la concentrazione per quel che posso, scalo da schifo ma per qualche fortuito caso sto su sino in sosta.

Mi vergogno di me stesso per come ho scalato ma è andata. Sento che il cerchio si sta per chiudere. Provo delusione per come è andata, ma anche un pizzico di orgoglio per il capolavoro dei miei amici. Davanti a me ancora un tiro difficile. Ma tutto va come deve andare.

Alle 14 siamo in cima. Aspettando Riky che sale a jumar, mi slego e mi sdraio sotto l’alberello che fa da sosta. Guardo il mare del golfo di Orosei e Punta Giradili, sorrido e mi abbandono alla felicità. So che questi attimi sono effimeri ma hanno il valore dell’oro.

Per qualche ora siamo riusciti a non essere incudine, ben lungi dall’essere martello.

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Ringraziamenti/note tecniche

Innanzitutto, abbiamo vissuto una bellissima avventura ricca di amicizie in un posto magico. E questo è ciò che più conta.

Grazie a questa terra magica e ai nostri amici sardi:

A Riky il catalizzatore di tutto, oste, chef, maitre, psicologo, psichiatra, tuttofare, belayer e in fine ma solo infine amico, Donna Elena per la sopportazione, Puccioni per la logistica e il supporto, Vincenzo, Christian, Attilio, Matteo “il Farmacista” e Aleksandra.

Non abbiamo la più pallida idea se i gradi proposti siano corretti o meno (non abbiamo così tanta esperienza) e francamente poco ci importa del grado in meno o in più. Le soste vanno tutte guadagnate. La chiodatura dove serve c’è dove non serve non c’è.

Durante i nostri tentativi non abbiamo usato “slunghi” o altre camurrie per addomesticare l’obbligato.

Nel primo tentativo che ho fatto (2017) sono salito a vista piazzando i rinvii, quest’anno abbiamo fissato la via e abbiamo lavorato i tiri anche dall’alto.

La via a parte L1, L2 e L8 era tutta preparata con rinvii.

Grazie a mia moglie Alessandra per il sostegno e la pazienza e grazie ai miei amici Dimitri “Satana” Anghileri & Luca “Crosta” Gianola per aver saputo spingersi così inopportunamente oltre.

Ai giovani l’ardua sentenza.

 

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