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Rainbow on the Eiger!

L’idea iniziale questo week end era quello di aprire una via nuova sulla parete Ovest della Rottalhorn, una cima di quasi 4000 metri vicino alla più rinomata Jungfrau. L’idea sembrava una figata: una parete di 1000 metri inviolata con probabili difficoltà classiche ed alcuni tratti più impegnativi sulla quale aprire una via in stile alpino. Troppo bello per essere vero, da noi sulle Alpi intendo, doveva esserci la fregatura da qualche parte – pensavo io mentre andavo ad Interlaken per raggiungere Silvan Schupbach.
Beh, che la roccia non fosse eccezzionale, me lo sarei aspettato, la vera incongnita era sul quanto fosse marcia.

Il sabato imbocchiamo con zaini belli compatti i 2000 metri di dislivello di sentiero che portano al rifugio. Pur essendo un po’ che non camminavo così tanto devo dire che le gambe girano bene e la salita non mi stanca più di tanto. Il giorno successivo alle 3 di notte sveglia e verso le 4.30 ancora al buio attacchiamo. Ci muoviamo veloci, il terreno è classico con due o tre tiri più impegnativi come preannunciato, alle 11 siamo a metà parete dove inizia la parte più ripida e impegnativa: 400-500 di pilastro di calcare. La roccia sembra davvero una lozza, piena di blocchi instabili ed il successivo tiro è agghiacciante: un camino con la tipica roccia marcia a strati dell’Oberland Bernese e pure bagnato.
La giornata poi sembra perfetta da temporale: nuovole di umido già di notte, al mattino foschia intensa e cumuli verso Ovest, dalla prima mattina iniziano a formarsi le nuvole cumuliformi sulle cime più alte.
Dico a Silvan che per me va bene continuare ma che anche lui deve esserne convinto: a me l’idea del camino non fa impazzire ma essendo qua sarei disposto a provare a ragliarmi su…Lui sembra preoccupato dalla meteo e decidiamo di scendere. Come arriviamo alla base, cielo azzurro e nemmeno una nuvola, Silvan è disperato, io non più di tanto, alla fine era davvero una bella lozza. Ci aspetta ancora la discesa a scendere, arriverò alla macchina devastato tra caldo e mal di gambe, la discesa l’ho accusata decisamente molto di più della salita!

Domenica sera, arrivati alla macchina, siamo categorici “Domani si scala, ma senza camminare”, la scelta arriva in modo automatico: Eiger. Tra le varie possibilità decidiamo per la via Magic Mushroom; ci alziamo la mattina tra un gran mal di gambe e stanchezza generale e prendiamo il trenino da Grindelwald. Una volta raggiunta la Kleine Scheidegg abbiamo non pochi problemi a farci trasportare fino al Dynamitloch: gli addetti alle ferrovie dicono che non possono fermare il treno nel bel mezzo della galleria per farci scendere e sembra non ci sia alcun modo di convincerli. Silvan dopo giri di telefonate di mezz’ora, riesce a trovare “un amico di un amico del cugino di suo cognato…..” che gentilmente ferma il treno per farci scendere dove parte la via; wow fantastico, se non fosse per l’ora di tempo persa ed i ventidue tiri che ci aspettano attaccando alle 10-10.30 di mattina.

In ogni caso siamo veloci e nonostante la stanchezza scaliamo bene: il primo tiro di 7c capita a Silvan che lo sale onsight, io sono costretto a salirlo flash da secondo, con tutto quello che ci aspetta non c’è il tempo per calarsi e risalire i tiri. Dopo aver scalato tutti i tiri a vista o flash a un certo punto ci rendiamo conto che dobbiamo dare un brusca accelerata alla nostra progressione, sopra Lauterbrunnen vediamo un bel temporale, che in breve si sposta anche a Grindelwald e poi dobbiamo muoverci se non vogliamo ritrovarci a bivaccare appesi in sosta. I temporali fanno il giro dell’Eiger e noi ci godiamo anche lo spettacolo dell’arcobaleno; così percorro il tiro del fungo, l’ultimo, con il sole ormai già tramontato e raggiungiamo la cresta Ovest giusto in tempo per cercare un comodo posto da bivacco.

La via “Magic Mushroom” è molto bella, ben protetta e alcune lunghezze sono super, forse la roccia più bella dell’Eiger!! (non so ero solo alla mia seconda via su questa parete).

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