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Patagonia: i Ragni alla parete Nord del Cerro Torre – I Ragni di Lecco

la nord del cello torre

Corsi e ricorsi storici verrebbe da dire. Troppi i rimbalzi della memoria, troppe le vicende, i misteri e i personaggi che si coagulano attorno a quella montagna e a quella “via che non c’è”… e che pure da più di mezzo secolo continua ad essere l’epicentro di una storia alpinistica nella quale anche i Ragni hanno giocato un loro ruolo non certo secondario…

 

Troppa roba, toppo peso sulle spalle. Allora su quella parete lì, su quella via lì, forse è meglio andarci facendo un po’ “finta di niente”, lasciando la storia, i misteri e le polemiche a quelli che ci si divertono e cercando di guardare questa benedetta cima alla stregua di un obiettivo alpinistico come gli altri. Una montagna da salire lungo la linea e nello stile che sembrano più consoni alle proprie capacità.

Così cercheranno di fare Matteo Della Bordella e Luca Schiera, che nel prossimo mese di gennaio partiranno per la Patagonia, diretti alla parete Nord del Cerro Torre che vogliono salire lungo la linea seguita da Maestri ed Egger nel ’59.

Ma ora lasciamo a Matteo il compito di presentare questo nuovo e impegnativo progetto:

“Quando io e Luchino abbiamo raggiunto la vetta della Torre Egger, il Cerro Torre era proprio lì davanti a noi che ci guardava dall’alto in basso, una presenza imbarazzante ed impossibile da ignorare; in quel momento ho realizzato che quella sarebbe stata la prossima montagna che volevo scalare in Patagonia.

Oltre a questo, è doveroso ricordare il fatto che nel 1974, proprio quarant’anni fa, i Ragni Casimiro Ferrari, Mario Conti, Daniele Chiappa e Pino Negri conquistarono la vetta della montagna per il versante Ovest, compiendo la prima ascensione confermata del Cerro Torre.

Tuttavia questo non è il motivo principale a cui io e Luca dobbiamo la scelta di questo obiettivo. Nonostante la grandezza e l’imponenza del Torre, non sono molte le possibilità di salita che questa montagna offre. C’è la (ex) Via del Compressore: che personalmente con i chiodi a pressione non mi è mai interessato ripetere, ed anche adesso dai racconti di altri scalatori non mi attira più di tanto.

C’è la via dei Ragni del 1974, una via mitica, e probabilmente la linea più logica che porta in cima al Torre; salire il Torre per questa via sarebbe fantastico, ma trattandosi di una via interamente di ghiaccio e misto, non si addice molto alle mie caratteristiche, visto che preferisco nettamente la roccia, né forse avrei le capacità tecniche per una salita del genere.

Ed infine, escludendo una manciata di vie super impegnative sulla parete Est e Sud, c’è la via di salita per la parete Nord: per la tanto discussa Maestri-Egger del ’59 o per la confermata Arca de los vientos del 2005.

Mentre l’Arca de Los Vientos si sposta sul filo destro dello spigolo Nord (versante Nord Ovest), la linea della Maestri Egger sale a sinistra dello spigolo, in mezzo alla parete Nord. Ed è qui che io e Luca Schiera a cui successivamente si unirà Silvan Schupbach tenteremo di salire a partire dal prossimo 15 gennaio.

Perchè proprio la parete Nord? Al contrario di quello che può pensare qualcuno non andiamo sulla Nord del Torre alla ricerca dei chiodi di Maestri ed Egger. Certo, la storia di questa salita, avvolta nel mistero è affascinante e anch’io ho letto molto in proposito, ma in fin dei conti che Maestri sia salito o no per me non è così rilevante.

Il motivo principale che ci spinge verso questa parete è che a mio avviso si tratta di una linea di salita molto logica e che si presta all’arrampicata libera. Certo, magari mi sbaglierò, ma dai racconti di altri alpinisti e dalle foto, mi sono fatto l’idea che su questa parete, qualora si trovasse nelle condizioni giuste, si può scalare in libera. Perchè alla fine, è bene ricordarlo, sono un amante dell’arrampicata libera, che si parli di Patagonia, di Yosemite o di Grigna…

Poi chiaramente il primo obiettivo sarà salire, ma da sempre la libera è il modo più divertente, veloce ed efficace che conosco. L’idea di salire questa parete non è certo venuta a noi per primi, generazioni di alpinisti hanno provato a ripetere la Maestri-Egger e solo nel 2005 Salvaterra e compagni hanno avuto successo, salendo però una linea leggermente diversa da quella descritta da Maestri e da quella che vorremo provare noi.

ll più grande problema, legato a questa parete, che ha già respinto i tentativi di moltissime cordate (basti pensare che solo Ponholzer, Bonapace e Steiger hanno effettuato più di 20 tentativi su questa linea) oltre alla meteo, sono le condizioni  della via.

Si tratta sicuramente di una delle pareti della Patagonia che più difficilmente si trova nelle condizioni giuste per essere scalata: spesso è incrostata di neve e ghiaccio e spesso scarica ghiaccio dal fungo sommitale.

Quello che noi cerchiamo sono le condizioni che ci hanno permesso l’anno scorso di salire la Torre Egger: non troppo freddo, non troppo caldo, tempo stabile e parete pulita, praticamente trattandosi di Patagonia è come vincere alla lotteria… e visto che alla lotteria abbiamo già vinto l’anno scorso, vincere ancora non sarà facile!”.

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