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Le Mie (!) gare di arrampicata

Da un pò più di un anno alleno una (fantastica) squadra di ragazzi(ni) e ragazzi(ne) formalmente chiamati U14 e U16 (ma ne hanno decisamente meno di anni, di 14), e così sono ufficialmente (ri)entrato nell’allenamento di sport agonistico (quello che non mi faceva dormire anni e anni fa, andavo di sonniferi, pensate un pò…). E devo dire che non credevo di rientrare, ho passato anni meravigliosi ad allenare, ma anche mostruosamente impegnativi, dal punto di vista mentale. Non dormivo la notte, dietro allenamenti da preparare, gestire, seguire, e campionati da vincere.
L’arrampicata, grazie al cielo, la sto vivendo con molta meno tensione, forse perchè alleno età inferiori, molto inferiori, o forse perchè sono cambiato, boh. Quello che posso dire è che sto vivendo un’esperienza fantastica, e allora vi riporto un report che avevo fatto per la prima gara, perchè lo scrissi di getto e le cose migliori, a me, vengono di getto

https://youtu.be/yVsKzkqtZZQ

” Eterno dilemma di una società e di un allenatore di ragazzi fra i 10 e i 16 anni: cerco di spingerli al massimo, sapendo poi che molto probabilmente arriveranno intorno ai 17 totalmente stufi di una vita già dedicata all’agonismo, o li faccio crescere con gradualità, con il rischio però che abbandonino COMUNQUE ai 17 per problemi personali di varia natura, e senza grosse soddisfazioni che sarebbero arrivate nella maturità agonistica? Ogni decisione presuppone delle conseguenze, anche imprevedibili. Per un bambino o ragazzo potrebbe essere meglio vincere e andare al proprio meglio a 13 anni, perchè a 17 la sua testa e vita sarà su altre cose, per un altro tutto il contrario, ma come puoi sapere con certezza, quello farà questo sport per 10 anni almeno, questo fra due anni smetterà per chissà quali motivi, e prepararlo a “lunga scadenza” gli ha solo sottratto delle soddisfazioni?
I miei U14 sono stati allenati senza, di fatto, neppure considerare le celebri sospensioni, o le trazioni. Tanta isometria sul core, tanta coordinazione, nessun lavoro sulle dita. Gestualità, se possibile, sempre diversa. E poi una raccomandazione, nei giorni prima della gara: siamo migliorati tutti, in un percorso che deve essere di anni. Vediamo dove siamo arrivati, rispetto prima a se stessi, e poi guardiamo la classifica. Primo, divertirsi. Secondo, scalare bene.
Tanti iscritti, qualcuno anche dei nostri tra i logici favoriti, e problemi che sembrano da subito molto complessi. Samuele rispetta le aspettative, alla fine risulta secondo superando anche un paio di momenti di difficoltà. Beatrice si gioca la seconda posizione con prestazioni incerte su due boulder che in allenamento avrebbe superato al primo colpo e senza esitazioni, e si disorienta fra tentativi strategicamente sconsiderati sui problemi più difficili. Siccome è molto brava, negli ultimi minuti recupera la concentrazione e sia pure poco tranquilla conclude al quinto posto. Pochi secondi dopo la chiusura gara ritrova serenità e sorriso e sale tranquilla dove durante il periodo gara cadeva…grande gara di Sebastiano, settimo e senza alcuna recriminazione. 100% delle sue potenzialità, considerando a che che sta lottando con un’infezione che gli sta facendo perdere oltre la metà degli allenamenti. Francesca cade inopinatamente su un Top che aveva raggiunto, e perde diverse posizioni, e la sensazione che abbia le potenzialità di arrivare fra le prime dieci è molto alta. Gaia e Valentina combattono più con la loro altezza che con la tensione gara, faticano su un problema di placca dove cinque centimetri di statura facevano veramente la differenza, e su un altro più fisico dove comunque un anno di differenza…faceva la differenza!! Anche loro, comunque, come molte altre, avrebbero potuto arrivare tranquillamente fra le prime dieci e anche oltre. Nel campo femminile non c’è molta differenza fra l’ottavo e il ventesimo posto in termini sia tecnici che fisici, le differenze di classifica sono state determinate da due boulder su 10, e spesso per un nonnulla. E l’esempio più evidente è quanto è accaduto a Camilla: detto che in allenamento la “Cami” sorprende un pò tutti tenendo svasi e prese rotonde meglio di chiunque altro (intendo proprio chiunque, anche gli Under 16…), a Camilla è mancata un po’ di strategia, come al suo allenatore (cioè io..); non mi ero accorto che aveva trascurato un paio di problemi più semplici, e si è incaponita sul boulder più difficile sfiorando spesso la così detta zona. La vedevo così prossima alla riuscita (avrà toccato almeno in cinque tentativi la presa di arrivo) che la lasciavo fare ed ero contento stesse lottando per una posizione di alta classifica, poi sono rimasto interdetto quando ho visto che, appunto, non aveva risolto un paio di boulder più facili. Ovviamente la colpa è mia, non mi era facile tenere sotto controllo cosa stessero facendo tutti e dieci, ed è logico per un’atleta così giovane, se non consigliato, perdere di vista la situazione generale. Sembra strano, ma insieme alle componenti mentali e fisiche, anche quella strategica fa capolino nell’arrampicata, soprattutto in una gara di boulder e in quella di speed
Come tecnici e società, tutti, siamo rimasti molto contenti dell’accoglienza della Boulder&co e molto stupiti del livello medio generale degli atleti, sempre più pronti ad affrontare passaggi spesso inediti. Sono tutti sempre meglio allenati, meglio preparati, più sciolti e globalmente ginnasti (o anche da Parkour, se ripensiamo al problema 10).
Regionale Boulder Gessate - 21 Febbraio 2016
Ph Luca Passini
L’arrampicata giovanile è ormai scatenata a recepire stimoli inediti che fanno dell’arte del salire un mondo sempre più dinamico e vario. Guardavo questi ragazzini e ragazzine e sapevo che non avrebbero sfigurato di fronte a qualunque atleta di qualunque altro sport, anche quelli storicamente più completi, in termini di destrezza, abilità motoria, forza. Non vorrei scatenare permalosità, ma non riuscivo a vedere, anni fa, in un arrampicatore un atleta a tutto tondo. Ora…ho a che fare direttamente con ragazzi che praticano sport storici e serissimi, e video che i ragazzi che oggi praticano l’arrampicata agonistica sono assolutamente degli atleti veri, come loro. Anzi, sono fra i migliori atleti possibili in parecchie aree, e fra queste la destrezza e la coordinazione (che latitava nella maggior parte degli scalatori passati, anche in quelli da dieci trazioni monobraccio…). Merito anche di una diffusione facilmente fruibile di tecniche e metodi (se uno ha voglia, su youtube trova tutorials avanzatissimi di preparazione fisica), e di alcuni strumenti (pensate al TRX, alla palla Pilates) che hanno facilitato, e di parecchio, l’allenamento di distretti muscolari che prima necessitavano di pesi e macchine (ingombranti, punto 1, e non per tutti, punto 2. Ho delle ragazzine che non arrivano a 30kg, le sfascerei se le dessi un manubrio di 3Kg…)
Insomma, tutto molto bello e stimolante, e appagante, e vedo che in giro c’è un sacco di entusiasmo e di crescita. Ho ammirato, nelle gare, atleti di tutte le squadre, e ad un certo punto a uno scalatore che conoscevo (ciao Ramon), che incitava il figlio (fortissimo, Igor), che peraltro ha poi vinto, dopo un tentativo fallito, gli ho detto, scherzosamente, Ramon, tu quel passaggio lo riusciresti a fare? Si è messo a ridere e mi ha risposto (girandosi che il figlio non lo vedesse…). Ma stai scherzando?”

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