di Simone Manzi
Eh sì, siamo ancora sul Pizzo di Prata. In questi anni mi è capitato di frequentare spesso questa montagna, ho ripetuto con diversi amici vie sia in estate che in inverno e completato la prima traversata in cresta del gruppo. Non è un elenco da spuntare sia chiaro, ma mi intrigava l’idea di provare a salire una via nuova, una che riuscisse a coniugare difficoltà e stile moderno all’idea di alpinismo esplorativo e di scoperta che accompagna non solo l’apertura ma anche le ripetizioni delle vie sul Pizzone. Il pilastro in centro parete sembrava perfetto, sorretto da una serie di grandi placconate compatte, logicamente evitate dalle vie classiche.

Parlandone con il Lisi (Filippo Lisignoli) scopro che anche lui vorrebbe provare proprio quella linea, già tentata nel 1982 da suo padre Massimo insieme al fratello Guido e interrotta per via della scarsa proteggibilità in uscita da un diedro; in quel caso i due si calarono e proseguirono nel canalone centrale e lungo il catino finale salendo quella che ad oggi è la via classica della parete.
Conoscendo questi luoghi non è difficile immaginare come mai non fosse stato possibile proseguire oltre sul pilastro: la roccia non è sempre facile da leggere né tanto meno da scalare e proteggere e nell’era dei friend e del martello comprato e dimenticato chissà dove, su questa parete i chiodi sono un’ancora di salvezza imprescindibile.
Nel luglio dell’anno scorso io e Lisi siamo insieme per un intervento di soccorso alpino e guardiamo la parete: con il sole pomeridiano un diedro che sembra tagliato con il coltello luccica al sole e insieme pensiamo: “eccolo!”

Pochi giorni dopo è ancora notte quando ci ritroviamo a salire il ripido sentiero che porta all’attacco. Siamo carichi (in tutti i sensi), il diedro forma un pilastro che in realtà ci delude un pochino visto da sotto ma la linea promette bene. Visti i racconti di Massimo decidiamo di portare con noi un trapano leggero e 8 spit dell’8. Saliamo lo zoccolo, attacchiamo in comune alla via dei fratelli Lisignoli e quindi tiriamo dritti ma subito capiamo che non sarà una passeggiata di salute. La roccia ha poche fessure e la scalata è impegnativa su lame e placche con passi obbligati protetti da friendini che ti fanno l’occhiolino da distante. Anche le soste non sono sempre semplici da realizzare e i chiodi (come sempre) vengono utili.

Raggiungiamo il grande cengione alla base del pilastro e i dubbi ci assalgono. Vaghiamo a destra e a sinistra e non sappiamo deciderci se tenere la linea che ci eravamo prefissati, dritta sopra di noi nel “diedro luminoso” (letto con la S sibilante) oppure spostarci a sinistra su una linea che non capiamo bene ma affascina. Alla fine optiamo per il diedro, in parte perché era più logico provenendo dalle placche sotto e in parte perché volevamo proseguire la linea del papà e dello zio di Lisi.

I tiri anche qui non sono banali, Lisi fa un bel volo con una scaglia in mano e io mi trovo costretto a piantare uno spit per uscire dal diedro nel tiro chiave. Usciamo dalla sezione verticale del pilastro con diversi dubbi: ma se si sono calati, dove sono le soste?? Sai te. Proseguiamo ora su terreno molto più facile e poi nel catino finale fino a sbucare sulla cima a pochi metri dalla croce, bellissimo come sempre!

Visto che di 8 spit ne abbiamo messo uno, in discesa riattrezziamo le calate lungo il canale Buzzetti e rientriamo, soddisfatti ma con già un’idea che frullava in testa.


A casa Lisi fa vedere le foto a suo padre e a quel punto capiamo il perché non avessimo trovato l’ombra di soste.. eravamo dal lato sbagliato del pilastro! Loro infatti, arrivando da sinistra, avevano sì obliquato verso destra ma proseguendo dal lato che ci aveva tanto fatto pensare mentre eravamo sulla cengia. Va bene così, la linea ci piaceva e la via era bella. Diversi tratti però mi lasciavano pensieroso, con passi obbligati su microfriend o chiodi ballerini qualche volta abbastanza distanti; anche le soste non erano semplici da allestire in maniera sicura e la via era venuta dritta e lineare, con tiri lunghi e difficoltà che calavano drasticamente una volta raggiunta la parte appoggiata del pilastro e per questo decidiamo di tornare per aggiungere qualche spit nei tiri e chiodare le soste, così da permettere anche un’eventuale discesa in doppia.

È passato quasi un anno quando ci ritroviamo ancora una volta a salire alla luce delle frontali il sentiero di accesso alla parete, questa volta abbastanza bagnato per via delle piogge dei giorni precedenti. Anche la parete purtroppo si presenta peggio del previsto, con qualche colata, ciuffi di erba bagnata e roccia molto umida. Ormai siamo arrivati lì, carichi sia nel morale che sulle spalle e quindi partiamo! Con non poche difficoltà ripetiamo la via aperta l’anno prima aggiungendo una variante diretta al primo e al terzo tiro. Una caduta non proprio prevista con le corde in mano al quarto tiro mi brucia la pelle di alcune dita ma per fortuna scalare non diventa un problema e la roccia fresca allevia la spiacevole sensazione.

Raggiungiamo abbastanza provati il termine delle difficoltà e ci caliamo sistemando le ultime due cose mentre nuvole basse e nebbie avvolgono a tratti la parete e il grande pilastro strapiombante alla nostra destra, oggetto di tanti sguardi e sogni nel cassetto che chissà, l’importante è non smettere di averne.

RELAZIONE
Apritori: Simone Manzi e Filippo Lisignoli, luglio 2025 / giugno 2026
Sviluppo: 520m (13L) + 80m di zoccolo iniziale e circa 350/380m per la cima
Difficoltà: VII+ (obbl.) / RS3
Materiale: mezze corde 60m, 10 rinvii, friend da 0.2 a 3 (utile il 3 doppio in L1), martello e alcuni chiodi.
La via è stata completamente aperta con chiodi e protezioni veloci nel luglio 2025 ad eccezione di uno spit in L12; vista la difficoltà a proteggersi in maniera adeguata lungo alcuni tiri, nel corso della prima ripetizione nel giugno dell’anno successivo si è deciso di aggiungere alcuni spit nei tiri e sono state attrezzate le soste con due spit e anello rendendo così possibile e comoda la discesa in doppia. È comunque da sottolineare come, anche con l’aggiunta degli spit, rimanga un itinerario alpinistico e impegnativo, con lunghi tratti obbligati, protezioni in gran parte da integrare e roccia non sempre ottima, soprattutto nei tiri più facili.

Accesso stradale
Necessario acquistare il pass con chiavi per la sbarra presso Bar Nandino indicando la strada per la località “Belvedere – Al Monte”; salire fino alla chiesa posta nella parte alta del paese, continuare aggirando un gruppetto di case e ancora dritti in corrispondenza di una casa in sasso sulla sinistra e di un ponte sul lato opposto; proseguire lungo la strada a tornanti superando il nucleo di “Lottano” fino ad una biforcazione della strada; proseguendo in piano (cartello di divieto e telecamere) si raggiunge l’abitato di Uschione mentre salendo a destra (sbarra pochi metri oltre la biforcazione) e proseguendo per circa 20 minuti su strada a tratti sterrata si raggiunge il parcheggio in località “Belvedere – Al Monte” alla quota di 1250m s.l.m. circa.
Avvicinamento
Da Prata Camportaccio Dal parcheggio imboccare il sentiero che scende alle case e seguirlo verso sinistra in direzione del Rifugio Il Biondo che si raggiunge in circa 30/40 minuti di cammino (possibilità di pernottare qui, cucina con fornello e stufa, letti con coperte disponibili; chiavi da richiedere al Bar Nandino o telefonicamente al Consorzio Forestale, info sul sito). Salire dietro il rifugio seguendo il sentiero segnato con indicazioni per “Bocchetta della Beleniga” fino alla località “Crott” (vecchie case in sasso accanto a grossi massi). All’altezza delle prime baite abbandonare il sentiero e scendere nel torrente, attraversarlo ed entrare nel bosco su un ampio spallone che, a tratti senza traccia e a tratti lungo un sentierino con ometti e radi bolli, conduce direttamente alla base della parete (1:30h dal rifugio, 2h dal parcheggio).
Attacco: come per la via dei fratelli Lisignoli dell’82 raggiungere la base di un piccolo avancorpo con targa e croce metallica sulla sinistra del grande canalone centrale e salire lo zoccolo in conserva o con un paio di facili tiri (III); poco sotto al punto più alto dell’avancorpo è presente una sosta a spit.
- L1 55m VI+/VII- Dal punto più alto dell’avancorpo salire leggermente sulla destra su placca ripida e appigliata (chiodo non visibile dal basso) fino ad una cengetta erbosa; proseguire dritti (chiodo rinforzabile con friend #3) con difficili passi fino ad uno spit. Ancora dritti ad una rampa che si segue per alcuni metri verso sinistra, poi rimontare verso destra fino ad uno spit; da qui proseguire in traverso a destra e quindi facile in diagonale a sinistra alla sosta. Tiro lungo e impegnativo, attenzione agli attriti; se si fa sicura dalla sosta a spit alla base dopo aver rinviato il primo spit conviene che l’assicuratore si sposti a monte verso la parete.
- L2 55m IV Dalla sosta dritti per circa venti metri (spit), attraversare il canale sulla destra nel punto più agevole e proseguire sulla parete opposta (attenzione ad alcune lame instabili) fino ad un secondo spit, quindi ancora dritti alla sosta alla base del pilastro
- L3 45m VII/VII+ Rimontare la cengia con rododendri e salire direttamente il pilastro sulla sinistra su roccia un po’ lichenosa ma con bella arrampicata atletica e alcuni passi obbligati; dalla cima del pilastro facilmente per circa 15/20 metri alla sosta.
- L4 55m VII Un tratto facile conduce ad alcune grosse lame incastrate sulle quali ci si alza; scalare direttamente la ripida placca con ottimi friend e alcuni passi obbligati fino al primo spit, da qui in diagonale a destra, quindi dritti rimontando un tettino con passi difficili e delicati; dall’ultimo spit traversare decisamente a sinistra fino alla cengia di sosta.
- L5 30m VII Dritti sopra la sosta ad una grossa lama che si rimonta a sinistra con passi difficili e delicati; proseguire dritti e leggermente a sinistra a prendere un’altra lama, ancora dritti fino a quando non è possibile traversare decisamente a sinistra su roccia molto bella di color arancio; sosta alla base di un diedrino scuro ben visibile.
- L6 35m V+ Salire il diedro uscendone a sinistra con alcuni passi delicati; proseguire verso sinistra via via più facile fino ad una zona con rocce rotte, rimontarle e salire ora in diagonale verso destra fino alla sosta.
- L7 50m VI+ In diagonale a sinistra fino ad entrare nel diedro che si segue per alcuni metri; aggirare alcuni lamoni sulla destra e rientrare nel diedro in corrispondenza di uno spit; rimontare lo spigolo con passi non banali e proseguire su placca via via più facile fino alla larga cengia; la sosta è in alto a sinistra alla base di alcuni diedri/camini.
- L8 50m IV Rimontare alcuni diedri e lame in continua diagonale a sinistra fino a raggiungere la grande cengia mediana.
- L9 50m III Facilmente in diagonale verso sinistra fino alla base di una fessura sulla verticale del grande diedro; sosta poco sulla destra.
- L10 40m VI Salire la fessura, spostarsi verso sinistra e risalire alcune balze protette da uno spit; a questo punto traversare decisamente a destra con alcuni passi delicati su roccia rossa, quindi dritti alla sosta sotto lo strapiombo.
- L11 20m V Rimontare lo strapiombino e seguire le grosse e belle lame sulla sinistra fino alla sosta al centro del diedro
- L12 35m VII+ Salire nel diedro fin dove è sbarrato da uno strapiombino con massi instabili; uscirne a destra (spit) e proseguire in diagonale verso destra con passi difficili ed obbligati fino ad un chiodo; da qui aggirare lo spigolo e proseguire più facilmente su roccia ripida ma ben appigliata fino alla sosta
- L13 50m V Dritti su roccia ripida e lavorata stando poco a destra della verticale della sosta fino a raggiungere il filo dello spigolo; su terreno facile e seguendo lo spigolo si sale fino alla sosta posta in una nicchia.
Da qui è possibile calarsi in doppia sulla via di salita (saltare S10 e S5) oppure proseguire lungo il facile spigolo (150/180m III, passi di IV) e quindi nella conca finale con 4 tiri in comune alla via dei fratelli Lisignoli che conduce direttamente alla croce di vetta.
Discesa: in doppia dalla via di salita oppure, se si prosegue fino in cima, dal versante est e dal canale Buzzetti come per le altre vie della parete (nel canale Buzzetti le calate sono state riattrezzate con spit singolo ogni 30m in occasione dell’apertura della via).




