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Ermanno Salvaterra alle “teste dure” del Murallon

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Arrivano le prime foto dal colossale Murallon, presto avremo anche il racconto dei ragazzi (ve lo anticipiamo, è stato proprio un “blitz” da teste dure…una salita, e discesa, degna delle storie leggendarie dei libri di Twight, Lowe, Cordes, Krakauer,…)

E quale corredo migliore, a queste foto dei nostri ragazzi, delle parole di una leggenda vivente? Ermanno Salvaterra sta alla Patagonia, la terra dell’alpinismo estremo per eccellenza, come Messner o Kukuczka all’alpinismo Himalayano: lui e Casimiro Ferrari sono addirittura venerati, a El Chalten, quando la sera si parla e riparla delle imprese leggendarie.

Non servono parole di introduzione o spiegazione. Cose così, scritte da uno così, crediamo siano la miglior testimonianza di affetto e stima che i nostri ragazzi potessero ricevere!

“Qualche giorno fa ho letto dei Ragni al Cerro Murallon.

Da subito sono rimasto senza parole. Mi sono detto WOW! Siete stati semplicemente bravissimi. Ma questa è una parola che non rende.

Ma forse tutt’oggi ancora pochi sanno cosa significa aprire una via su quelle montagne e su quella Montagna. Una montagna fuori dal mondo. Tutte quelle montagne non sono tanto e facilmente accessibili ma il Murallon è proprio fuori, lontano da tutte le altre.

Per cercare di mettere le “mani” su una parete di quella portata non è sufficiente essere padroni di gradi alti. Solo per arrivare alla sua base bisogna avere qualcosa in più.

La voglia di stringere i denti per arrivarci. Bisogna stringere i denti per portare i sacconi in quel posto lontano da tutto, da tutte le comodità. E stringere i denti per farsi una specie di “campo” dove poter sopravvivere finché il tempo permette permette di mettere le mani sulla parete.

E la mente per trovare una linea su quella parete? Anche questa non è una cosa da poco. So come sono quei posti e come non ci si diverte sui tiri se non per la battuta di uno dei compagni. Dove però ogni passo, ogni movimento ti riempie di gioia e di soddisfazione.

Poi hai le dita delle mani fredde, i piedi che mentre sei in sosta ti si gelano, la voglia di qualcosa di caldo, di un buon piatto di pasta, di una doccia. Ma in quei posti ti devi accontentare e anche qui devi ancora stringere i denti.

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Se ci fosse ancora il Miro… direbbe: “Ci vuole la ‘cabeza dura’?” Ricordo che una volta fu propio lui a dirmi che su certe pareti ci vuole proprio la testa dura. E voi, “cari Matteo, Berna e David” un’altra volta avete dimostrato questo.

Vorrei che i miei complimenti vi arrivassero con una grande raffica di vento. Quel vento che anch’io conosco!”.

Ermanno Salvaterra

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A proposito di teste dure…

Ermanno è uno che “quando è brutto tempo, quello esce mentre gli altri si rintanano nei pub di El Chalten“, si dice a El Chalten. Per tutti noi, queste sono parole che pesano

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