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ITALIA, Val Bodengo, Il mio nome è nessuno

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IL MIO NOME È NESSUNO
Precipizio di Strem – Val Bodengo

lunghezza: 250m
difficoltà: 7a obbligatorio e 8a+ max
tiro per tiro: L1: 6b (friabile!) – L2: 8a+ – L3: 7b – L4: 8a/a+ – L5: 7c+ – L6: 7b (1 p.a. in partenza) – L7: 7c – L8: 6c – L9: 7a+

materiale consigliato: 12 rinvii, due mezze corde da 50 metri (o corda intera da 70 metri), friends piccoli e medi fino al 2 BD.

 

Ecco alcune foto della via ( Photo by Ricky Felderer)

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PENSIERI DI CORDATA
di Marco Vago (pubblicato sul N° 001 della rivista dei Ragni di Lecco Stile Alpino)

Caro socio,

sono anni ormai che noi si scala assieme molto di rado, abitiamo distati l’uno dall’altro e a causa degli impegni reciproci e, ammettiamolo, anche delle diverse capacità, è diventato difficile accomunare gli stessi obbiettivi.
Mi hai tanto decantato questa parete, fantastica e strapiombante, di roccia compatta a buchi e tacche nette dove poter piazzare i cliffs, una linea su cui… dicevi se avessimo avuto le palle saremmo riusciti ad aprire una via come abbiamo sempre voluto ma non siamo mai riusciti a fare, con dei bei tratti obbligatori, “basta essere disposti a volare lungo”, e invece, per una volta che ci buttiamo assieme su una nuova linea, mi porti su una pala si strapiombante, ma scagliosa, niente buchi, tacche piatte, fessure cieche e pilastri che si staccano…
…si, è vero che una volta terminata la via e ripulita per benino probabilmente diventerà una figata da scalare, ma chiodarla è una gran rogna!!!
Oggi l’hai visto no?!: non si riesce mai a piazzare nulla, bisogna sempre forare in sospensione su un braccio e non sempre si fa in tempo a finire il foro: spesso le dita si aprono prima.
Sono decollato preceduto dal trapano che è pure rimasto acceso (il pulsante di accensione è rimasto premuto dall’ asola del cordino di sicurezza) e quando la corda è andata in tensione ci ho messo qualche secondo per riprendere fiato.
Tu invece te la ghignavi eh! E’ bello vedere le “mine” degli altri, fortuna che abbiamo sempre avuto l’accortezza di iniziare i tiri attraversando dalla sosta, altrimenti, se fossi stato sopra la tua testa, avresti riso molto meno!

Ma in fondo che importa, ci siamo divertiti comunque, e che la via sia bella o meno, era da un pezzo che non eravamo io, te e la parete.
L’ultima volta che abbiamo passato una serata bivaccando all’ attacco era nel 2002 in Algeria, 8 giorni in una grotta sotto lo spigolo nord della Garet, a parlare del più e del meno, di montagna ma non solo.
I problemi e la monotonia della vita quotidiana mi hanno stancato e, anche se a molti potrà sembrare strano, stare qui sospesi su una piazzola a 500 metri dal fondo valle mi rilassa. Mi rilassa girare il cucchiaio mentre scaldo la minestra sul fornelletto, mentre si avvicina la sera e tu, appeso alle fisse, guadagni tempo ripulendo i tiri appena chiodati liberando nell’aria qualche cubo di roccia instabile.
Lo sai che io sono un inguaribile romantico, ma manca ancora un mese alla notte di San Lorenzo e i pilastroni di 5 o 6 metri che precipitano sul prato sottostante non mi ricordano proprio delle stelle cadenti, e pensare che questa mattina su alcuni di quei pilastri ti eri protetto con i friends.

…Sarà poi ora che scendi, la minestra nel pentolino incomincia a fumare! E’ buffo, penso che siamo amici da una vita, eppure non siamo mai andati d’accordo su nulla io e te: sulla politica, sulla bellezza delle vie, su quale e quanto materiale portare, sui valori della vita, persino sui gusti in fatto di donneÉ.eppure, su una cosa l’abbiamo sempre pensata allo stesso modo: sui films!
E proprio questa sera abbiamo deciso che il film secondo noi più bello è “IL MIO NOME E’ NESSUNO”, quel western all’italiana con Terence Hill e Henry Fonda, quello in cui Nessuno (Terence Hill) fa in modo che il vecchio pistolero che ha sempre ammirato fin da ragazzino (Henry Fonda) esca di scena alla grande con un’ultima grande impresa: sterminare il Mucchio Selvaggio, 150 banditi che cavalcavano tutti assieme terrorizzando tutto il west. In effetti il romanticismo di quei pistoleri rispecchia molto la nostra visione dell’arrampicata, dove comunque non manca mai una buona dose di ironia.

Leggi il testo integrale dell’articolo (Pdf)

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