di Riky Felderer
Avventura “trad” in Sardegna
Venerdì sera scrivo a Sergio “Bob” Canova, che come ogni inverno viene in Sardegna a scalare a buttarsi con il paracadute dalle pareti più ripide.
“Domani danno tempo un po’ così così, ma volevo provare ad aprire una vietta di fessura sulla parete di Su Mulone, ti va?”
“Ci sta!”
Pensavo di dovermi impegnare di più a convincerlo!
Le previsioni in realtà sono orrende, danno vento fortissimo, pioggia e possibilmente qualche fiocco di neve. Ma so che la parete oggetto delle mie mire spesso con queste previsioni rimane moderatamente riparata, quindi me la gioco!
Bob oltre ad essere un valido base jumper è anche scalatore e soprattutto membro di una una disgraziata chat di appassionati di fessure. In cui la pagina della voce “pietà” nel vocabolario è stata strappata e bruciata. Questo dettaglio tenetelo lì, per dopo. Tutto troverà un senso.
Comunque le previsioni del tempo sono rispettate, anzi, il forte maestrale si fa sentire decisamente più in forma delle previsioni. Bob, che mi aspetta al parcheggio mi scrive “qui ora sta cominciando a piovigginare, però il cielo è pulito… Sarà il vento a 100 all’ora a portare l’acqua!”

Arrivo al parcheggio e mi sembra di essere tornato al lontano 2019 con Dimitri in Patagonia.
Quattro o cinque gradi, vento che scuote la macchina, cielo che non si riesce a interpretare, acqua e ghiaccetto portati dal vento.
Prepariamo il materiale in qualche maniera e partiamo. Due serie di friend fino al 6, 10 rinvii, qualche fettuccia. Il vento ci disturba veramente tanto, in alcuni punti addirittura ci sbilancia nella camminata, ma gli arbusti sulla parete sembrano non muoversi troppo, quindi proseguiamo fiduciosi.
Avvicinandoci alla parete analizziamo un po’ meglio la questione. La linea c’è. Il vento pare calato, o quantomeno la parete è parzialmente riparata. Qualche punto un po’ interrotto, ma la roccia sembra ragionevole e ben disposta ad accogliere friends.

L’idea è di aprire senza bucare.
Il primo tiro parte facile e, arrogante come pochi, neanche metto le scarpette “sarà quarto grado”.
Ovviamente è più difficile e l’aperitivo è servito con qualche masso instabile che subito tiro in testa a Bob, mancandolo di poco! Facciamo sosta su un comodo albero e la parete vera e propria comincia qui.
Bob prende il comando e parte. Evita un fessurino abbastanza evidente ma sicuramente più duro e lo aggira da sinistra con un runout non esagerato ma neanche da educande. Lo seguo con le mani congelate. Mi ripiglio e parto per il tiro successivo. Dove arrivo a metà aggirando un paio di pilastrini marci ma inevitabili (che abbiamo tolto, ma dopo) e a metà tiro sono cotto di testa, comincio a dire stupidaggini e saggiamente do il cambio a Bob, che prosegue con grande passione. Passa un pezzo di roccia dubbia mette un paio di friend dubbi e evita tre blocchi appoggiati uno sull’altro nel diedro che chiedono solo di cadermi in testa. Sfinito anche lui fa sosta in un punto a caso urlandomi “non è male qui”. Mentre lo raggiungo disgaggiando quel paio di massi veramente brutti, si rende conto della situazione, ma ormai è fatta e belli appesi a un solidissimo 5 sotto un tettino ci diamo il cambio. Riparto per una facile lunghezza e arrivo al punto che definirà la giornata e il nome della via!

A destra un banale e apparentemente facile diedro a libro sembra volerci portare fuori dalle difficoltà. A sinistra un fessurone che il Pedeferri non esiterebbe a definire Babau di Cvisto!
Ci diciamo con Bob che qui siamo a un bivio non solo fisico, ma esistenziale. Andare a destra sul facile come i vermi o a sinistra nel fessurone offwidth strapiombante?
Ovviamente ci siamo espressi in maniera diversa, ma lasciamo ai singoli la fantasia di immaginare il dialogo più realistico.
In tutto questo sono ormai le tre e mezza, tra un’ora comincia a imbrunire, dobbiamo ancora aprire minimo un tiro e inventarci le doppie, consci del fatto che nella chat dei fessuriani (chat di scalatori trad intransigenti e tra cui si annidano diversi Ragni) ci avrebbero fatti a pezzi, abbiamo deciso e siamo andati a sinistra.
Quindi Bob prende un sei e comincia a ravanare nella fessura appena sopra la sosta per capire se è della misura giusta o se è troppo larga.
La misura c’è, e dopo ben un metro di libera (forse due!) decide di proseguire e comincia una artificialata di yosemitica memoria. Solo che questa volta si scala su una fessura di calcare irregolare con i 5 e i 6 che fanno il rumore di quando si sfila l’ultima padella di una pila da un armadio scomodo! Ecco, non esattamente il top psicologicamente.
A rantoli e bestemmie Bob supera il pezzo duro e si infila in una sorta di diedro camino che sembra più rassicurante, e con l’imbrunire raggiunge la fine delle difficoltà.

Purtroppo preso dalla foga ha dimenticato il cordino di recupero, e a causa del vento e dello strapiombo che ci divide non sento nulla. Quindi mi tocca salire come uno sherpa con tutto il gear addosso, a ravanare in questa fessuraccia cercando di capirne qualcosa. Sperando che Bob abbia attrezzato una sosta in grazia di Dio e mi stia recuperando!
Della fessura capisco solo che è dura, ma non durissima. Ma ogni volta che mi appendo, a causa dell’elasticità della corda perdo quel mezzo metro che mi dà il contatto con la roccia (e i friend) e tirarsi su diventa veramente un’odissea.
Comunque sia bravo Bob, bravo io, bravi tutti! La via è finita, siamo in cima e il riparo dal maestrale non c’è più. Foto di rito in cui sorridiamo ma non sappiamo il perché, e senza giacca e decisamene infreddoliti attrezziamo la prima doppia e ci buttiamo velocemente verso il basso a recuperare il saccone. Certo, ogni tanto mi sento ridicolo a parlare di freddo in Sardegna, ma vi posso assicurare che, certo, non eravamo in pericolo di ipotermia, ma stavamo “sbacchettando” come poche volte! Maledetto maestrale.
Tornerò a breve a provare la libera del tetto, intanto la via è lì e chi vuole ripeterla si senta libero di farci un giro, non è assolutamente un progetto chiuso!

RELAZIONE
“I fessuriani vanno a sinistra”
5L, 130 mt circa, 6b e A2 (R2), Richard Felderer e Sergio “Bob” Canova
10 Gennaio 2026 dal basso in giornata, non c’è materiale in parete.
L1 attaccate da una sorta di nicchia da cui si vede una fessura che obliqua verso destra verso una cengia alberata. V+, sosta su albero
L2 Seguire per qualche metro la cengia e salire la fessura su roccia chiara fino a uno strapiombino. Noi siamo andati a sinistra, ma dritti sicuramente è un po’ più duro ma meglio proteggibile. Sosta comoda su cengia. 6A+
L3 Partire da un diedro e prendere la lama che porta verso sinistra su prese buone. Seguirla e superare due lame un po’ vuote ed entrare nel diedro, verso la fine del quale sotto un tettino si fa sosta. Sosta scomoda! 6b
L4 Superare il tettino e rimontare un breve e facile diedrino e fare sosta al “bivio”
L5 prendere a sinistra e ingaggiarsi in una dura lotta con friend del 5 e del 6, superare la parte strapiombante e proseguire nel diedro fessurato fino alla fine delle difficoltà
Discesa possibile sulla via, ma si consiglia di uscire verso sinistra, trovare i punti deboli e scendere per vaga traccia fino alla base della via in poco più di 10 minuti
Attrezzatura molto vivamente consigliata: due serie dallo 0,3 al 6 qualche fettuccia.
Accesso: In macchina: dalla SS125 provenendo da Lotzorai in direzione Baunei prendere la deviazione per Pedra Longa, superato il passo dell’Uttolo, prendere a sinistra la prima sterrata per la Cava Litografica. Parcheggiare nei pressi della falesia Campo dei Miracoli.
Accesso a piedi: ritornare indietro 100 mt sulla strada e scendere a sinistra lungo una ripida sterrata. Non provate a scendere con la macchina, sarebbe una pessima idea! Proseguire superando due tornanti e al terzo prendete dritto per una traccia, che, prima orizzontalmente poi in leggera salita, porta in pochi minuti alla base della falesia “gocce di natale” (dall’auto 15 min). Da qui risalire sotto la parete lungo la traccia di sentiero che porta alla cava litografica, superarla aggirandola e proseguire per tracce poco continue ma facili fino all’attacco della via, che è sulla parte sinistra della parete, 40-50 min in totale.
È possibile un attacco più diretto, passando a destra della falesia di El Capo, ma si risparmiano dieci minuti ed è facilissimo perdersi, per cui lo sconsigliamo.




