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Groenlandia: via nuova sullo Shark’s Tooth

Verso la parete dello Shark's Tooth
Verso la parete dello Shark’s Tooth (foto archivio spedizione Russa 2011)

La grande caccia allo squalo è terminata!

Il Ragno Matteo della Bordella, assieme ai compagni di spedizione Silvan Schupbach e Christian Ledergeber, lo scorso 18 agosto ha toccato la vetta acuminata dello Shark’s Tooth, il Dente dello Squalo che si innalza con un’immensa parete verticale sopra uno dei fiordi più remoti della Groenlandia.

Matteo e compagni hanno raggiunto la cima lungo una nuova via di circa 900 metri, aperta in stile alpino sempre su difficoltà elevate e con un utilizzo praticamente nullo di spit.

“Abbiamo aperto una nuova via al centro della parete Nord Est – racconta Matteo –  La via nuova segue un sistema di fessure al centro della parete, con qualche traverso che congiunge le varie fessure. La roccia non sempre era della migliore qualità: le lunghezze chiave hanno costretto a dei run-out (tratti improteggibili, ndr) su lame instabili e protezioni al di sotto non buone. Comunque siamo riusciti a non usare spit nonostante lo stile, free climbing a vista, soltanto uno per uno dei bivacchi, per fissare la portaledge, e un altro per una piccola doppia. Il quarto giorno siamo scesi dalla via dei russi, per cresta e spigolo, così in sostanza la parete è rimasta pulita come prima del nostro passaggio. L’abbiamo chiamata THE GREAT SHARK HUNT, a ricordo del lungo viaggio occorso per arrivare in cima. È stata un’esperienza fantastica, in grado di farci gustare nel migliore dei modi la scalata, ma anche il gusto per l’avventura. vogliamo ringraziare tutti quelli che ci hanno aiutato e sostenuto”.

Per ora queste poche righe sono tutte le informazioni che Matteo è riuscito trasmetterci sulla salita. In questi giorni la finestra di alta pressione che ha consentito di realizzare la via si è definitivamente chiusa e probabilmente i nostri avranno tutto il tempo al campo base per inviarci immagini e altri dettagli sulla salita…

Anche se sappiamo ancora poco sulle difficoltà tecniche una cosa è certa: si tratta di una salita di gran stile, sia per il modo in cui è stata affrontata la scalata, sia per l’avvicinamento “by fair means” (i tre alpinisti sono arrivati sotto la parete dopo 200 chilometri di navigazione in kayak), che in luoghi così remoti non è esattamente una cosa da dare per scontata…

Alexander Ruchkin, uno degli alpinisti russi che nel 2011 hanno affrontato lo Shark’s Tooth aprendo la via dello spigolo, in un’intervista rilasciata a Russianclimb.com riassume in una splendida frase lo spirito d’avventura e le motivazioni che spingono a mettersi in gioco su una parete remota come questa: “Search bold, and you will find many magical peaks…”. Ovvero: Siate audaci e scoprirete un’infinità di splendide montagne da salire… (leggi l’intervista su Russianclimb).

Vette inviolate nella zona dello Shark's Tooth
Vette inviolate nella zona dello Shark’s Tooth (foto archivio spedizione russa 2011)

A presto con nuovi aggiornamenti dalla Groenlandia!

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