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DEAN POTTER

In prima fila c’erano bambini, anche mio figlio e un compagno di classe, e poi c’era gente di tutte le età. C’erano Franz, Luca, Neno, Luca, Ballera, e altre 800 persone. C’era Marco Anghileri, c’era gente da Firenze e Bolzano!
Quando organizzai la sua serata, mi rispose per mail di sì, poi per mesi scomparve. Andai come da appuntamento all’aeroporto e in effetti lo vidi, sospiro di sollievo, e poi mi disse che non era uno da mail. Pur diventato famosissimo, era rimasto un ragazzo selvaggio nelle abitudini, nell’uso della tecnologia, forse anche nei rapporti umani. Erano le dieci di mattina e mi disse, oggi è il mio compleanno, conosci un posto dove posso lanciarmi per festeggiare? Io neppure capii molto bene, eravamo in macchina, giornata stranamente serena, ero sulla ss36, di fronte il barro e in un angolo a sx dell’orizzonte il forcellino, ovviamente non ne sapevo nulla di base jump ma supposi gli servisse una parete dritta, così gli feci, boh, che ne dici di quella là, Dean? Disse, bella, andiamo. Telefonai a Marco Anghileri, anche Marco non c’è più, gli chiesi, Marco, ma secondo te alla fine del Forcellino la valle che parte va comunque giù molto verticale o si raddrizza? panico, oh, c’era da ricordarsi bene, Dean voleva lanciarsi!! Marco era alla bastionata a scalare, chiamai anche Klaus e gli dissi, oh, vuoi fare delle foto, e poi Andrea Gaddi, perchè volevo riprenderlo. Andammo su, era mezzogiorno, Dean guarda giù, si gira, mi fa, lancio un sasso, contiamo insieme, lo lancia, poi mi fa, secondo te quanto vento fa, volevo dirgli, porca miseria Dean, che cacchio ne so quanto vento c’è???, comunque si prepara, dò una telecamera ad Andrea che preso dall’emozione filmerà zero, Klaus farà una serie di scatti bellissimi, Dean si lancia e io rimango con la telecamera in mano e dico una parolaccia dalla fifa che mi prende, Marco mi chiama dal parcheggio dell’orsa e mi fa, fantastico, è qui, tutto bene, poi andiamo da sport specialist alle 4 del pomeriggio, guarda il piazzale, mi fa, avete una slack line, perchè?, la attacchiamo fuori, voglio far vedere alla gente la slack, mi dice che la slack è la cosa più bella del mondo perchè la può praticare un bambino e un 80enne, parte un’ora di lavoro con tanto di camion che a momenti fonde per tirare sta cacchio di slack, cinque metri dal suolo, e prima e dopo la serata Dean Potter cammina per 30 metri sopra la gente, ovviamente slegato, e la gente lo guarda e quasi piange dalla commozione, fu la serata più bella che organizzai e che in generale vidi, una serata con dei video spaventosamente belli, erano della National Geographic alcuni, capirete, e dei disegni animati che poi chiesi a Pietro Porro di descrivere quello che successe ai due Matteo a 20 metri dalla fine della Ovest della Egger con dei disegni animati, ricordo poi che per settimane mi dissi e ridissi, che bello sarebbe costruire una serata come quella di Dean, proprio come quella di Dean, con video e film così, insomma a me Dean non mi ha ispirato per il base jump, per i free solo, per i record di velocità, per la sua vita selvaggia, niente di tutto questo era alla mia portata, neppure la sua amata slack line, figuriamoci, ho l’equilibrio di un camion a tre ruote, no, mi ispirò per la sua incredibile capacità di raccontare alla gente tramite video di qualità altissima con emozionalità spaventosa, ci parlai a lungo, quel ragazzo non più ragazzo ma selvaggio dentro e fuori amava le cose belle e tecniche, parlava di video e film come se fosse un regista, vide il dito dones e il ponte di ferro di lecco e mi chiese, facciamo un video che metto la slack tra ponte e ponte, e poi tra dito dones e parete, la tua città sarà contenta, ovvio, lavorando con la national geographic aveva acquisito il senso del gusto e della spettacolarità non fine a se stessa, ricordate la sua slack con la luna dietro, Madonna santa che roba bella, Dean nella sua vita ha fatto solo e solamente cose belle, che si vedono solo e solamente in video e film belli, mi ha lasciato questo.

Sergio Longoni alla fine della serata era così stupito che gli disse, ma sei registrato?

No, non lo era. Era veramente senza registro, in tutti i sensi. Gli era andata bene più volte, tante volte. Quella volta pazzesca che prese al volo la corda fissa dell’operatore mentre precipitava nel cenote, il paracadute non si era aperto. Mentre girava il film all’Eiger, quando non riuscì a passare il 7a obbligato ma c’era vento e non poteva aprire il paracadute, e allora si inventò un traverso per fuggire dalla via, e mille altre volte, si capisce. Ovvio adesso dire che esagerava troppo, ovvio. E magari era anche vero, ma giudice sarà qualcun altro, non io, e non noi. Ciao Dean, molte delle cose che abbiamo fatto, dal film del Wenden a quello della Egger, dagli showreel a certe riprese, li abbiamo costruiti su tua ispirazione.

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