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Campeggio 2018: il ritorno di una grande tradizione

Dal 4 al 12 agosto si è svolta in Val Veny, ai piedi del Monte Bianco, la nuova edizione del tradizionale campeggio dei Ragni. Tanti giovani presenti e tante belle e impegnative salite realizzate nel corso di questa iniziativa nella quale si rinnova lo spirito del Gruppo

L’idea di riproporre il campeggio estivo non è da ricondurre a una persona in particolare, ma è nata dal volere comune di tutto il gruppo Ragni. Arriva semplicemente dalla voglia di ritrovarsi insieme e condividere con soci, amici e conoscenti la passione per la scalata e per la montagna, fare nuove esperienze e conoscenze e, semplicemente, passare un po’ di tempo insieme.

In questa prima edizione del “nuovo campeggio Ragni” si è ripartiti più o meno allo stesso modo in cui il campeggio era iniziato: un piccolo gruppetto formato perlopiù da giovani, un’organizzazione essenziale, ma tanta voglia di andare in montagna e divertirsi insieme.

Il luogo che abbiamo scelto è stato il campeggio “La sorgente”, che si trova in Val Veny, proprio ai piedi del Monte Bianco e le date sono state dal 4 al 12 agosto. A posteriori possiamo dire con sicurezza che non potevamo fare una scelta migliore, vista la grande disponibilità ed accoglienza da parte dei proprietari del campeggio, il posto strategico e la quantità di sevizi offerti nel campeggio stesso.

Durante questi nove giorni di permanenza, il tempo ci ha riservato di tutto: dalle belle e calde giornate di sole a temporali anche violenti e non sono mancate le occasioni per fare gruppo e per effettuare belle ascensioni in montagna. Spesso le cordate si sono formate sul momento ed hanno unito Ragni ad ospiti esterni al nostro gruppo.

Un elenco di tutte le salite effettuate sarebbe riduttivo, tuttavia tra i Ragni spiccano la salita della Cassin allo sperone Walker delle Grandes Jorasses, effettuata da David Bacci e Luca Moroni, a 80 anni esatti dalla sua apertura, la ripetizione dello spigolo Sud dell’Aiguille Noire de Peuterey da parte di Matteo Bernasconi, Luca Schiera, Marco Maggioni e Simone Bernasconi ed infine la salita di “Les Intouchables” al Trident du Tacul da parte di Dimitri Anghileri e Giacomo Mauri.

Sullo splendido granito del Monte Bianco
Sullo splendido granito del Monte Bianco

Nonostante l’età media dei partecipanti fosse piuttosto bassa, tra i Ragni presenti impossibile non menzionare il grande Luigi “Bis” Bosisio, il più anziano ospite del campeggio, sempre in perfetta forma, pronto a raccontare grandi storie di alpinismo sulle classiche del Bianco e che ancora oggi a 80 anni suonati, si gode la vita del campeggiatore dormendo sul suo furgone all’aria aperta!

Ovviamente non sono mancati gli ospiti, alcuni dei quali venuti anche da molto lontano, come il grande alpinista romano Daniele Nardi, che ha condiviso con noi alcune salite di allenamento in preparazione al suo prossimo grande progetto, per il quale tutti noi gli facciamo i migliori auguri.

Si è unito al gruppo anche come la leggenda vivente dell’arrampicata italiana Rolando Larcher, venuto dal trentino per mettersi un po’ alla prova sulle fessure di granito del Bianco in cordata con il presidente Matteo Della Bordella.

Il paradiso della scalata in quota: il circo dei satelliti del Tacul
Il paradiso della scalata in quota: il circo dei satelliti del Tacul

Tra i giovani amici che ci sono venuti a trovare Francesco Deiana, 21 anni di Romagnano Sesia, si è distinto per una serie impressionante di salite come “Les Intouchables” al Trident du Tacul, a vista, “Entrez dans la legende” al Pic Adolphe Rey in libera, “Empire state building” alla Chandelle du Tacul, “Euroteam” all’Aguille Croux, oltre a monotiri in falesia fino all’8a a vista. Tutti noi gli auguriamo di continuare su questa strada verso traguardi ancora più alti, sempre con la stessa umiltà, passione e determinazione.

Altro ospite d’eccezione è stato Nicola Lanzetta “figlio d’arte” di Mimmo Lanzetta, Ragno facente parte – tra tante altre – della spedizione del ’74 al Torre. Nicola aldilà alle tante vie salite, ci ha offerto una bella serata con proiezione dei filmati riguardanti i suoi viaggi e ha contagiato un po’ tutti con il suo buonumore, il suo atteggiamento positivo ed anche il suo accento sardo.

Lo striscione dei Ragni al campeggio “La Sorgente” in Val Veny
Lo striscione dei Ragni al campeggio “La Sorgente” in Val Veny

Infine, oltre a ringraziare tutti i partecipanti, ed anche solo chi è venuto a salutare o a bersi una birra in compagnia, un doveroso e particolare ringraziamento va al Ragno Dimitri Anghileri, vero motore di questo campeggio, senza il quale tutto questo non sarebbe stato possibile, e alla Guida Alpina Matteo Pellin e tutto lo staff del camping “La Sorgente”, che si sono mostrati sempre cordiali e disponibili a riguardo di ogni nostra esigenza, sempre pronti a darci qualsiasi informazione o aiuto avessimo bisogno ed hanno reso questo campeggio meglio di un hotel a cinque stelle!

Il campeggio, le origini e lo spirito dei Ragni

Il campeggio estivo è stato, fin dalle origini del nostro gruppo, una delle attività più rilevanti, che ha segnato fondamentali momenti di svolta e di crescita.

Fu proprio con il primo, rocamblesco campeggio del 1947 a Misurina che i giovani Maglioni Rossi (costituitisi ufficialmente come gruppo solo l’anno prima) ebbero la possibilità di uscire dalle Grigne per confrontarsi con le grandi pareti dolomitiche e con le vie che rappresentavano la storia e l’avanguardia dell’alpinismo, alcune delle quali portavano la firma dei grandi scalatori lecchesi della generazione degli Anni ‘30.

Per i ragazzi di allora, sotto l’aspetto alpinistico, fu un vero e proprio battesimo del fuoco, con la conferma che l’apprendistato compiuto fra i paracarri della Grignetta li aveva ormai preparati per obiettivi ben più ambiziosi.

Soprattutto, però, fu la prima, grande dimostrazione che, con la forza del Gruppo, si potevano realizzare obiettivi irraggiungibili o addirittura impensabili per il singolo. Una lezione che, per i Ragni, sarà il fondamento di tanti futuri successi.

Nei racconti dei nostri “vecchi” quel primo, mitico campeggio è ancora fonte di infiniti aneddoti. Più che di scalate sono ricordi di assoluta povertà di mezzi, di mancanza di viveri, se non di vera fame! Ma su tutto brilla sempre una luce di allegria e di speranza.

È il sigillo di quei tempi, di un’Italia poverisima e ridotta a pezzi, ma finalmente libera dallo spettro della guerra. Era il loro momento per ricominciare a vivere e per conquistare ciascuno le proprie pareti e il proprio futuro, con la forza del gruppo. È roba da ricordi del dopocena, ma forse qualche suggerimento per combattere le sfide del presente, alpinistiche e non, ancora ce lo può dare…

Negli anni e nei decenni successivi il campeggio ha sempre accompagnato la vita del Gruppo. A volte è stato l’occasione per realizzare importanti salite, altre volte ha “semplicemente” offerto l’opportunità per rinsaldare legami e stringere nuove amicizie.

In primo piano Pier Lorenzo Acquistapace durate il tentativo al Cerro Torre del 1970. Dietro di lui Casimiro Ferrari che quattro anni più tardi guiderà i Ragni fino alla cima
In primo piano Pier Lorenzo Acquistapace durate il tentativo al Cerro Torre del 1970. Dietro di lui Casimiro Ferrari che quattro anni più tardi guiderà i Ragni fino alla cima

L’esperienza si è interrotta all’inizio degli anni 2000. Da un lato forse erano i tempi a richiedere una pausa: si arrivava da un decennio nel quale i cambiamenti della tecnica alpinistica e quelli della società avevano messo in seria crisi i concetti tradizionali di “attività di gruppo”.

Di sicuro, però, l’interruzione di questa tradizione fu anche il contraccolpo della prematura e improvvisa scomparsa di Pier Lorenzo Acquistapace, uno dei Ragni che hanno fatto la storia del nostro Gruppo e che, dismessi i panni dell’alpinista, aveva assunto quelli di infaticabile organizzatore e animatore del campeggio.

La rinascita di questa esperienza è anche un omaggio e un ringrazionamento a lui, alla passione, all’abilità e alla dedizione con cui, tanto in parete quanto fra i pentoloni della cucina da campo, ha saputo contribuire a tessere il filo sottile che dà senso ai nostri sette decenni di storia.

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