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BIG EXPEDITION, BIG ADVENTURE, BIG KAYAKS, BIG CAR!

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La preparazione per la spedizione in Groenlandia procede bene e finalmente Silvan, Christian Ledergeberg (che d’ora in avanti chiamerò Laddy) ed io ci siamo trovati per due lunghe giornate di test e preparazione.

 

Due giornate intense e divertenti in cui per la prima volta abbiamo riempito i nostri kayaks con tutto il materiale e cibo che porteremo in Groenlandia.

Ovviamente per una spedizione del genere tutto deve essere ridotto all’osso: dai vestiti, all’attrezzatura d’arrampicata, al materiale da campeggio ed aimè anche al cibo (sul quale però non vogliamo tirare troppo la corda perché a pagaiare si brucia molta energia).

Tanti i dubbi da chiarire, tanto che ci ritroviamo con la mia nuova X-Trail, che pur essendo enorme, è stracolma di materiale.

Foto 1

 

Togliamo dal cellophane i nostri kayaks nuovi di pacca, Laser 5.50 di Rainbow kayak, prodotto 100% italiano ed uno dei kayak più grandi ed adatti a questo genere di spedizione.

Iniziano ore di discussioni e prove su cosa infilare nei kayaks e come infilare il materiale nei kayaks.

Ad eccezione dell’attrezzatura per scalare (moschettoni, friends, nuts, ramponi, etc…) tutto deve essere infilato in sacche stagne perché quando il kayak si capovolge, nonostante i gavoni siano a tenuta stagna è sempre possibile che non siano chiusi alla perfezione o per qualche motivo si possano aprire.

Dopo una lunga fase di impacchettamento arriviamo ad una piacevole e confortante conclusione: sui Laser 5.50 ci sta più roba di quanta potessimo pensare!

 

FOTO 2

Il mio amico e maestro di Kayak, Emanuele Rodari, al quale devo tutto ciò che ho imparato fino ad ora su questo fantastico sport, si unisce al gruppo dando consiglio molto utili nel carico dei kayaks.

Nel pomeriggio, finalmente usciamo sul lago ed Emanuele si offre di mostrarci alcune manovre di sicurezza con il kayak carico. In effetti quando hai 75kg su un kayak molte cose cambiano rispetto a quando è vuoto: in primis quando finisci in acqua e devi farti aiutare dal compagno a svuotare il kayak questa manovra non è affatto semplice (per il compagno che deve tirare su 75kg più 28kg di kayak), inoltre bisogna considerare che la temperatura dell’acqua in Groenlandia sarà di 2 gradi ed, anche se indosseremo le mute stagne, lo sbalzo termico è notevole e si rischia di andare in ipotermia in breve tempo.

Occorre quindi sapere mettere in pratica diversi tipi di manovre in modo sicuro e veloce per uscire dall’acqua il prima possibile.

Da questa esercitazione impariamo due cose importanti:

1)    il kayak caricato con 50kg è in realtà molto stabile e non si fa più fatica a pagaiare.

2)    Le sacche stagne vanno chiuse bene!! Alcune di quelle che avevamo tenuto sul ponte del kayak si sono riempite di acqua, i gavoni stagni invece hanno fatto il loro dovere e lì di acqua non ne è passata.

FOTO 3

Dopo una veloce pizza a domicilio ed una eterna discussione sul materiale da portare e sulla lista delle cose da fare terminata all’1 di notte a casa mia, per il secondo giorno il programma è allenamento fisico di distanza tutti insieme, unito a qualcosa di divertente: DEEP WATER SOLO a Campione partendo dai kayaks! (Per i pochi che non hanno mai sentito questo nome si tratta di arrampicare senza corda sopra l’acqua e quando di cade si finisce appunto in acqua)

FOTO 4

Percorriamo i 17 km di lago che da Ponte Tresa portano a Campione d’Italia e dopo una breve pausa ci dirigiamo in un punto dove la parete è a picco sul lago.

Parte Silvan, il nostro Deep Water Master e subito dopo anche io e Laddy: la roccia ha soprendentemente un ottimo grip, ma ci vuole un attimo ad abituarsi alla sensazione di scalare a vista senza corda su cose comunque impegnative. Facciamo un po’ di metri di arrampicata ed anche dei bei tuffi.

Devo dire che rispetta all’esperienza che avevo avuto a Mallora (il tempio del Deep Water Solo) un anno fa, adesso mi sento un po’ più sciolto e riesco a scalare senza la paura di finire in acqua.
Dopo qualche ghisata e qualche bagno arriva l’ora di affrontare il rientro: in poco più di due ore di pagaiata sotto il sole cocente siamo nuovamente a Ponte Tresa.

 

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