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Pedeferri, Non sei più della mia banda ALL FREE

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29-09-2010
Non sei più della mia banda ALL FREE
Nei primi giorni di Settembre Simone Pedeferri è riuscito nella prima salita in libera di “Non sei più della mia banda” al Precipizio degli Asteroidi in Val di Mello.                                    English Version en


“Non sei più della mia banda” è stata salita per la prima volta circa vent’anni fa da Stefano “Pizza” Pizzagalli, Domenico “Dodo” Soldarini, Stefano Gaffuri e Cesare Romano alternando tratti in artificiale precario ad uscite in placca molto esposte. Quest’estate Simone ha deciso di metterci le mani ed è riuscito nella completa salita in libera dell’itinerario che presenta un’arrampicata molto varia in fessure, placche diedri e strapiombi, molto “stile Val di Mello”, il tutto in uno degli angoli più pazzeschi della Valle immersi nel vuoto dell’Abisso, cioè la parte più strapiombante del Precipizio degli Asteroidi, la struttura sulla quale corre questo viaggio di 700 metri.

Dodo è sovrastato da un’enorme strapiombo, una grotta dispersa chissà dove nelle Alpi, circa vent’anni dopo…”Ehi Dodo, che mi racconti del Precipizio? Non sei più della mia banda?”…”Eeehhh -risponde- il precipizio… il Brivido Blu…”. Anche Simone quando gli chiedo qualcosa di questa via parla di un “Brivido Blu”…

 

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VUOI ESSERE DELLA MIA BANDA? Di Simone Pedeferri

Accendo la frontale, oggi ho fatto tardi in parete, o forse ho voluto fare tardi come ho voluto affrontare gran parte di questa avventura verticale da solo. La luna sorge dietro il Disgrazia, bella, piena ed imponente come in un film di Kubrick, spengo la luce e percorro gli ultimi 50 metri di fissa nell’argento della sua luce. La Civiltà è poco distante da qui ma voglio dormire alla base di questa parete perché il mio corpo dopo quattordici ore di scalata è troppo stanco, è questo ciò che voglio… un cielo favoloso, le mani spellate e intorpidite, i piedi gonfi… oggi ho dato tutto quello che avevo… Con la schiena appoggiata al saccone ed il sacco a pelo sulle gambe aspetto che il fornello scaldi il cibo, la testa è cullata dalla musica dei Pearl Jam e ripassa tutte le sequenze della Via che oggi ho provato, solitario nel vuoto e appeso ad una corda…

A fine Giugno ero venuto a capo di alcuni progetti in falesia, subito dopo un Luglio con tempo stabile mi aveva permesso di ripetere una dozzina di vie sulle Alpi con compagni diversi e vivendo una serie di avventure che avrebbero potuto saziare la mia sete di verticale…, la nuova via aperta nel 2008 con Ongaro, Maio e lo stesso Spini sul Picco Luigi Amedeo… Ma sentivo ancora un bisogno, volevo un’esperienza che mi coinvolgesse totalmente, una libera dove il mio corpo e la mia mente potevano vagare per giorni, proprio come per Joy Division… volevo vivere la parete da solo provando i passaggi per trovare la chiave del mio piccolo universo verticale.

Non scalo da solo su una parete per egoismo o per riflettere su chissà quale concetto della vita, ma solo per scalare, salire e non dovermi mai fermare, mentre la carrucola scorre sulla corda il mio corpo la segue… ora questo mi rende Felice… è incredibile come il mio corpo e la mia testa si focalizzino su quel metro di roccia per trovare una soluzione, per poter salire… non è come quando sei in due per una RP o in una solitaria dove “tutto è concesso”; io devo salire scalando anche nei punti più esposti, il mio corpo è teso e tutto il mondo non esiste, esistono solo quei due metri, poi altri due e così via, intorno c’è solo il vuoto e il selvaggio della parete che mi avvolge.

“Non sei più della mia banda”: due giorni per attrezzare la Via, e per questo un doveroso ringraziamento va a Luca, poi quattro giorni di pulizia e prove di libera sempre da solo, mentre la RP completa è stata fatta tra il 2 ed il 3 di Settembre. Propongo 8a+ come massima difficoltà e obbligatorio di 7a+, che tuttavia non potranno mai spiegare ciò che uno scalatore vive in tutti i momenti di una salita, per capire ciò è necessario conoscere, capire, accrescere sempre più la propria cultura alpinistica ed utilizzare questi mezzi per poter vivere certi momenti, per poter godere di certe sensazione che mai ci lasceranno. Un grazie agli amici che mi hanno aiutato in quest’avventura, agli apritori della Via… e soprattutto al “Pizza” per la distanza degli spit messi a mano quasi vent’anni fa…

 

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