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MARMOLADA, Della Bordella su Fantasia

19-07-2010
Fantasia
Una decina di giorni fa Matteo Della Bordella si è trovato in Marmolada con il Padovano Alessandro Baù, col quale, negli ultimi anni ha effettuato diverse salite di notevole spessore, soprattutto nelle Dolomiti. Questa volta la posta in gioco era veramente alta. Fantasia è il capolavoro di Maurizio Giordani. Fantasia dall’anno dell’apertura restava irripetuta.
su FANTASIA 5510
Una decina di giorni fa Matteo Della Bordella si è trovato in Marmolada con il Padovano Alessandro Baù, col quale, negli ultimi anni ha effettuato diverse salite di notevole spessore, soprattutto nelle Dolomiti. Questa volta la posta in gioco era veramente alta. Fantasia è il capolavoro di Maurizio Giordani. Fantasia dall’anno dell’apertura restava irripetuta.Matteo ed Alessandro hanno voluto andare a vedere da vicino e solo un temporale li ha fermati… Matteo ed Alessandro in cuor loro sanno di avere effettuato la prima ripetizione di “Fantasia”…ma non lo dicono, non lo scrivono…in nome di un’etica a cui qualcuno fa ancora riferimento…oggi l’etica impone questo e quello, impone che lo spit non va tirato che la via va fatta tutta da primo e blablabla… Ma l’etica impone anche, e già da un po’ di tempo, che una Via finisca in Cima…
Da oggi quindi Fantasia ha una prima ripetizione… ma non lo scriviamo… lo pensiamo e basta…GRANDI MATTEO ED ALESSANDRO!!!FANTASIA di Matteo Della Bordella“Favolosa, fantastica, magnifica, superba, superlativa arrampicata. Sono state valutate difficoltà, continue e sostenute fino all’8° grado superiore con 7 passaggi su cliff e due passaggi in A0” Questo il commento di Maurizio Giordani che si legge sul libro delle ascensioni custodito al rifugio Falier sulla pagina relativa alla via Fantasia.
walt Disney Maurizio Giordani è una persona che conosco di persona e con cui ho avuto modo di parlare in diverse occasioni. Fin dai miei primi passi in dolomiti mi hanno sempre affascinato le sue aperture in Marmolada; parlando con lui ho scoperto pian piano il suo stile di andare in montagna, di aprire vie e di arrampicare; uno stile che è così lontano da un’ottica moderna di arrampicata sportiva, ma allo stesso tempo così attuale caratterizzato da un utilizzo della minor quantità di materiale possibile, una ricerca dell’avventura e dell’incognita, unita all’alta difficoltà nel rispetto delle roccia e dell’ambiente. Fantasia è probabilmente la via di arrampicata più dura aperta da Maurizio, il suo capolavoro, una linea indipendente sulla Sud della Marmolada tra il famoso “Pesce” e “Fortuna”, aperta nel 1995 e da allora ancora irripetuta.

La tentazione per me ed Alessandro Baù di andare a mettere il naso di persona sulla sua creazione è stata troppo forte: purtroppo il nostro successo è stato solo parziale in quanto dopo un giorno e mezzo di scalata e quasi 30 tiri alle spalle abbiamo dovuto rinunciare a causa di un temporale, prima di percorrere le lunghezze finali sullo spigolo che Maurizio dedicò alla figlia Giada. Un vero peccato, dopo tutta la fatica fatta e dopo che ci eravamo ormai lasciati alle spalle le lunghezze più impegnative!

In ogni caso fin dove siamo arrivati noi posso affermare che questa è probabilmente la via più impegnativa da me mai salita e senza dubbio la più pericolosa, alcuni tiri sono stati veramente thriller, e faccio i miei migliori complimenti a Maurizio per il mix di coraggio e capacità tecniche che lo hanno portato ad aprire quella che ritengo essere a pieno titolo una delle vie più impegnative di tutto l’arco alpino. (Per Ale valgono più o meno le stesse considerazioni…)

Aldilà della grande continuità e scarsa proteggibilità che caratterizza tutto l’itinerario, abbiamo trovato certi tiri veramente duri dal punto di vista psicologico e non solo, con sequenze di passaggi su cliff (da noi utilizzati più delle 7 volte dichiarate da Maurizio) misti a passi obbligati in libera mal protetti da cordoni ormai marci e chiodi precari. La fatica fatta anche solo per arrivare a moschettonare qualche chiodo o clessidra mi fa venire i brividi al pensiero di spararmi su di lì in apertura su terreno incognito e doverli mettere. Inoltre la relazione non troppo dettagliata e con alcune incongruenze e l’annosa questione dei cordoni e cordini nelle clessidre ormai usurati non hanno certo favorito una progressione fluida e rapida.

Ciononostante dopo esserci svegliati alle 3 di notte a Malga Ciapela ed aver attaccato verso le 6, alle 10 di sera passate, tra “santi e madonne”, raggiungiamo la cengia del pesce, dopo aver sbagliato ben due volte linea sull’ultimo impegnativo tiro della giornata valutato soltanto settimo grado; il giorno seguente la meteo non è della nostra ma noi ci proviamo ugualmente, alla 1.30 di pomeriggio siamo però costretti a desistere ed iniziare la discesa in doppia per l’arrivo del temporale dopo il tiro in comune con Fortuna e prima degli ultimi tiri impegnativi sullo spigolo giallo finale. Questa è la nostra storia.

Torneremo a finirla? Non so, certi tiri ci è andata bene una volta e non abbiamo molta voglia di rifarli, magari torneremo per completare la via con i tiri che ci restano. Certo una via così con qualche spit sarebbe stata tutta un’altra musica. Io non sono uno contro gli spit di principio, ma vie di questo tipo ti fanno pensare sulla direzione che stanno prendendo l’alpinismo e l’arrampicata su roccia in montagna. Il futuro è nello spingere in alto la difficoltà o nell’utilizzare meno materiale possibile? La risposta ovvia è in entrambe le direzioni. Maurizio ci ha dato la sua miglior risposta, altri hanno dato la loro. E’ anche vero che questa via aperta nel 1995 resta ancora completamente irripetuta, mentre una Larcher-Vigiani (sempre per restare sulla stessa parete e quindi sulla stessa roccia ed arrampicata) seppur più recente e difficile tecnicamente conta diverse ripetizioni.

Spingendo in alto le difficoltà se uno non ha le capacità tecniche non sale, spingendo al minimo l’utilizzo delle protezioni se uno non ha le capacità (non solo tecniche) sale e poi cade e muore. Da cosa è dato quindi il valore di un’apertura? Dalla difficoltà in libera? Dal cosiddetto obbligato? Dal materiale utilizzato e presente sulla via? Da altri fattori? La questione è sempre molto spinosa e più mi confronto con vie di tipo diverso più mi è difficile dare una risposta. Personalmente cerco di essere il più completo possibile su roccia e saper adattare la mia arrampicata a tutte le situazioni, certo questa via è stata per me un bell’esempio di come si può aprire in modo pulito e senza l’uso dello spit, tutta esperienza da mettere a frutto
nelle prossime aperture.

Matteo Della Bordella

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