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17-08-2007 Fram per Dalla Bordella e Palma

17-08-2007
Fram per Dalla Bordella e Palma
Dopo svariate classiche e la salita a vista a vent’anni di Attraverso il Pesce, Matteo Della Bordella insieme a Fabio Palma ha ora ripetuto Fram slla parete sud della Marmolada.
Marmolada 
La via Fram è una delle vie più impegnative della parete Sud della Marmolada ed è stata aperta in più riprese: negli anni 1989, 1990, 1991 I. Koller e P. Ontrejovic si sono spinti fino alla nicchia del Pesce ed anche un tiro oltre, con difficoltà in libera fino al 7c e di 7a+/7b obbligato.Successivamente nel 2005 un team composto da D. Janak, P. Jonak, V. Satava ha portato a termine questo progetto incompiuto aprendo altri 3 tiri fino ad arrivare alla grande cengia mediana con difficoltà valutate in apertura di 7c/7c+ obbligato. Gli stessi apritori sembra ( non è chiaro…) abbiano percorso rotpunkt questi 3 tiri nel settembre 2006 con difficoltà in libera fino all’8a+ (10- UIAA).A tutt’oggi, con la ripetizione di Matteo e Fabio, Fram dovrebbe aver avuto solo sette ripetizioni, con nomi come Dal Pra, Mittersteiner, Venturino Da Bona, Lamberti. Dal Pra la percorse anche in solitaria, con un gran volo di quindici metri…
L’anno scorso, dopo molti anni di assenza di ripetizioni anche a causa della fama di via molto pericolosa, Larcher la percorse a vista tranne il passo in A0 valutandola 7a,6c,6b+,6b+,7b+,7b/A0,7b,7b+.Sulla via sono presenti 18 chiodi e sette spit, gran parte artigianali e di molto dubbia tenuta. Su alcuni tiri non ci sono protezioni. Matteo e Fabio non hanno usato i “famigerati” Tricam, pur avendoli portati, e si sono protetti con una serie di Friend. E’ caldamente consigliato di copiare la relazione originale presente sul libro del rifugio Falier, l’unica con un disegno utilizzabile.

 

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FRAM, il rompighiaccio, ricordo di Fabio

E dunque vado dal Gerry a cercare ‘sti benedetti Tricam, quantunque Rolandone mi ha detto chiaro e tondo che lui non li ha usati. Sarà, ma primo lui da quelle parti ci scala da un bel pò. secondo fidarsi è bene non fidarsi è meglio, terzo e più importante punto, avrò letto almeno dieci articoli sulla Marmolada e quanto è vero Gesù Cristo i Tricam sono stati nominati almeno tre volte a pezzo.

Gerry mi guarda, mi chiede a che cosa mi servono, glielo dico, e mi fa, fa tirare lui che tu hai famiglia.

Buona notte…la taglio un pò, arriviamo al Falier, e la rifugista si avvicina, mentre pasteggiamo, e ci chiede la via che andremo a fare. Fram, dico io pronto. Mi guarda accigliandosi e mi fa, siete sicuri? Teo se la ridacchia, io molto meno. Fa una faccia da funerale che vi dico non è bello, per uno che sta mangiando ed è la prima volta che va in Marmolada. Intorno, ci guardano sospettosamente. E fra l’altro c’è pure Koller. che dopo un pò ci fa gli auguri. Auguri lo dice anche la rifugista. nel senso che viene a chiederci, che via fate domani? Pare che debbano segnarle su un notes. Fram, dico io. Mi guarda, fa una faccia da pietra e fa, auguri…Mah…vorrei alzarmi e dire, ascoltate, non è che io quando la gente andava a fare l’esame carogna li terrorizzavo così, eh. Ma lascio perdere…

Comunque, come sempre, mi addormento come un sasso e mi sveglio piuttosto carico. Arriviamo poco più in là del buio all’attacco, Teo guida perchè i primi tiri, mi fa, sono gli stessi de Il Pesce, che lui ha salito a vista col papà ( per giunta in giornata e tutto da primo, e non aveva mai fatto un 7b a vista…mah…che i gradi della Marmolada siano larghetti, mi dico speranzoso ).

Particolare importante, anzi fondamentale: abbiamo copiato la relazione originale di Koller. Che sappiate una cosa, ve la dico chiaro e tondo. Con la guida della Marmolada e i tracciati segnati così, sulla parete, è morte sicura.

Teo congiunge delle lunghezze, va via spedito e veloce, io piuttosto infreddolito lo seguo e proprio quando arriva il sole arriviamo circa 15 metri sotto la placconata di Fram. Fino a quel momento sono un passeggero infreddolito. La roccia, lo si vede, finalmente è di quelle che mi aspettavo, di ravanate su roccia marcia ho già dato qualche anno fa e in Marmolada mi aspetto qualcosa di simile al Wenden. Come mio solito, mi propongo per il primo tiro. 7a sulla carta. Avanzo per 15 metri di roccia zoccolo piuttosto bruttina, e parte la placca. Tre metri e rinvio un chiodo, poi traverso, mi alzo, sono carichissimo. E arrivo all’unico spit del tiro, che peraltro in totale sulla via ce ne sono 7. Aspetta un attimo, che è sta roba??? Una placchetta di alluminio o giù di lì, di diametro tipo la linguetta della coca cola, con un bullone che sarà sì o no del 6. Spit????? ‘Sta roba, penso fugacemente, non terrà mai e poi mai un volo, chiaramente fu messa per fare artificiale, e morta lì. Sono molto concentrato e incattivito, e senza guardarmi troppo intorno lo rinvio e mi sposto sulla sinistra. ho un fessurino e discreti piedi, ma sopra e a sinistra è difficile, molto difficile. Azzardo almeno dieci volte, e mi dico e ri dico che è 7a. Dopodichè faccio qualcosa che a mente fredda, su quello pseudo spit che mai e poi mai avrebbe tenuto: spallo la fessurina, e faccio un dinamico. Perdo quasi i piedi, e arrivo a una discreta presa. Una cosa così, in falesia, l’avrò fatta sì e no cinque volte. Dalla presa mi alzo di tre metri, arrivo sotto un tettino, e rinvio un chiodo. Non lo controllo, che lo controllo a fare? non ho nè altri chiodi nè martello. Provo un paio di volte il ristabilimento, e infine mi decido. Dieci metri dopo sono in sosta, e mi dico, i gradi sulla marmolada sono durissimi, come in Wenden. Però su due chiodi e una chiusura da coca cola. Recupero Teo, che si appende al passo dello pseudo spit ripetutamente. Probabilmente per lo zainetto, mi dico. Alla fine si tira su. Beh, sono rinfrancato, a vista dove lui si è appeso, sono in giornata, mi dico. E che cosa vedono i  miei occhi??? Arriva una cordata!!

Ora, dal 90 ad oggi Fram ha avuto sei ripetizioni…e due cordate nello stesso giorno?? ci salutiamo e ci diciamo che è proprio incredibile. Teo, intanto, parte per il tiro dopo, 6c, tutto da proteggere con un paio di chiodi. Sale sicuro e senza esitazioni. Sotto, fanno una sosta dopo i 15 metri di zoccolo, alla base della placca,a chiodi, e poi il capocordata arriva allo spittino, prova un paio di volte, e si appende. Io ancora non lo sapevo, ma il tizio è dieci volte più forte di me, compagno di Pierino Dal Pra fra l’altro, e il fatto che lui si sia appeso e io no NON E’ ASSOLUTAMENTE LOGICO. Per giunta, mi chiede come ho fatto. Glielo dico, del dinamico, ma non azzarda. Alla fine riesce in qualche modo a passare in artificiale, non capisco bene come. Mi raggiunge che sto partendo, e mi fa, è molto più difficile di 7a.

Non so se essere contento o meno. In realtà mesi dopo, lo sarò, e parecchio. Un anno dopo mi dirà, lui che sarà tornato a Settembre, che io avevo fatto un 7b obbligato, anzi, NON SBAGLIABILE, che dallo spittino bisognava alzarsi un paio di metri e avrei trovato un tricam incastrato, e che lui aveva seguito verso sinistra ingannato dall’avermi visto.

In sostanza, il passo più difficile della via vita in ripetizione, per giunta a caduta vietata, l’ho fatto per errore. Osservazione vuole che un sacco di cose belle, nella vita, accadono per errore, E questa è anche cosa buona, ma NON giusta.

Poi, più su, è storia di un 6b di 50 metri che salirò circospetto ma tranquillo, senza nulla di nulla, con io a provare almeno cinque volte a mettere ‘sti costosissimi tricam e alla fine avrò usato solo due friends, uno dei quali tranqullamente sfilatosi da un buco; poi sul tiro chiave,  un bel volo su gran dinamico che il Friend mi viene fuori e Madonna mia santissima grazie che ho messo un cordino kevlar su clessidrina minuscola-come va? mi urla da giù, mah, ho messo un Friend, ora azzardo, ah aspetta, c’è un clessidrino di mezzo centimetro, boh, metto anche quello, e siccome sono a vista ci metto 10 minuti a sciogliere con una mano e i denti il nodo, a mettere il cordino e…grazie cordino!!! ( Morale: un Friend che tiene in un buco al Ratikon, in apertura, e su più voli, non è detto che tenga anche in Marmolada, su buco pressochè identico. I buchi non sono una scienza esatta, come sanno i fisici ).

Lì dò il cambio a Teo, e sarà un cambio definitivo, perchè divento freddo come un ghiacciolo. Lui si inventa una variante di 20 metri verso sinistra, di fatto non rinviando nulla, poi tira anche il tiro dopo e infine arriva anche in nicchia con testa e volontà, a vista, con sotto gli altri due che urlano, bravo!! Voglio bene a lui e a loro, grande la scalata quando ti unisce.

Facciamo le doppie su soste veramente orrende, zeppe di cordoni marci ( che, qua lo dico, se le soste a chiodi devono essere così, matasse di dieci cordini, cinque chiodi, etc etc, ditemi tutto tranne che le soste a chiodi sono clean rispetto a quelle a spit…soste veramente brutte a vedersi, una monnezza di due metri quadrati), e ho tempo di pensare che la Marmolada ha roccia veramente bella ma che non ha quel senso di vuoto che provi al Wenden, essendo di fatto tutta appoggiata. Non penso, insomma, che avrei fatto quel dinamico se avessi avuto quel senso di verticalità che al Wenden hai già al secondo tiro.

Arriviamo al Falier, e troviamo Alessandro, Baù, che ci fa i complimenti. Grande Ale, ha la luce negli occhi, questo ragazzo.

Ecco, questo è il mio racconto. Penso sia stata una delle vie più psicologiche che abbia mai fatto, anche se a dir la verità ne ho ripetute altre più ingaggiose, e un mese dopo, ribattuti da Painkiller, non potrò che pensare che Painkiller, rispetto a Fram, è veramente di altra categoria già dall’inizio.  Posso dire che al Wenden è molto più fisico e quindi su Fram, potendo stare sui piedi praticamente sempre, non ho mai avuto quei “doberman agli avambracci” (cit. Brenna) che ti fanno annebbiano cervello e rendono tutto più psicologico.  Aggiungo che proprio al Wenden due scalatori trentini mi dissero che il Wenden era molto più mentalmente difficile della Marmolada come impegno e non sapevano darsi spiegazione. Secondo me è appunto per il discorso fisico.Anche se poi, si sa, ogni giornata fa un pò storia a sè. Magari su Fram eravamo in giornata di grazia, chi lo sa. Teo mi conferma, come dicono Erik Svab, Rolandone e Pierino Dal Pra, che Fram rispetto al Pesce è un altro mondo.

C’ una morale? Sì, una di sicuro.  I Tricam non servono ad una mazza. Riesco ad usarli solo in falesia, per gioco, alla base! E perfino su certe prese del pannello. Su Fram, ve lo giuro, non li ho buttati giù solo perchè a Gerry ho dato un patrimonio

Fram alla Marmolada di Matteo Della Bordella

Era dall’estate 2005 che avevo in mente questa via, ma a causa della sua fama di via impegnativa e poco protetta avevo preferito salirne altre sulla Sud, seguendo la classica regola dell’ “andiamo per gradi”. Cosi dopo aver salito la classica via attraverso il Pesce e poi Specchio di Sara nel 2005, e successivamente la variante Italia nel 2006, ora mi sentivo pronto per il passo successivo: Fram. Il mio socio Fabio, invece, dell’andare per gradi se ne è infischiato, infatti era alla sua prima via in Marmolada.

La mattina di sabato attacchiamo verso le 7 i primi 3 tiri del Pesce, che conducono alla prima cengia da cui si stacca Fram, il clima è molto fresco e le mani diventano in breve dei ghiaccioli; arrivati alla prima cengia dobbiamo attendere per qualche istante il sole per attaccare il primo difficile tiro della via. Sono davvero convinto che Fabio su questo tiro abbia giocato un grande jolly, è stato davvero bravo: un bel 7a di placca protetto da uno spittino artigianale con ristabilimento molto delicato e con caduta vietata fino al successivo chiodo. ( dopo qualche mese scoprimmo che Fabio non aveva visto un tricam incastrato due metri sulla verticale, andando invece a sinistra e superando così un passaggio che ci fu detto di 7b obbligato. Se l’avesse saputo, 7b obbligato con caduta vietata, non avrebbe sicuramente osato!)

Proseguiamo senza grossi intoppi fino al quinto tiro, valutato dai primi salitori VIII+ AF, cioè 7a+ tra uno spit e il successivo, qualcosa di simile a un 7a+ obbligato e in libera 7b+.
Fabio lotta più di un’ora tentando diverse soluzioni, tra cui esitando un aleatorio lancio su placca a quattro metri da una clessidra che ha trovato in un lieve avallamento. Mentalmente esausto ( anche perchè in un volo aveva strappato il friend e l’aveva salvato la piccola clessidra che aveva attrezzato di rinforzo!), mi chiede il cambio, e quando raggiungo quel punto capisco che quel lancio è proprio un terno al lotto.

Dopo circa 2 ore spese da me e Fabio a cercare la soluzione di questo “enigma” , finalmente riesco a venirne a capo, salendo il tiro in libera. Il tiro successivo è quello valutato 7c (IX UIAA), parto per il tiro, ma è davvero duro: purtroppo sarà l’unico tiro che né io né Fabio saliremo in libera.

Infine alle 7.30 di sera dopo aver salito entrambi in libera il settimo tiro: 50 metri di 7b con un’ unico spit, un chiodo e una clessidra di protezione, Fabio mi raggiunge nella nicchia del Pesce da cui con una veloce discesa in doppia raggiungiamo gli zaini poco prima del buio.

Fram era una nave rompighiaccio norvegese, la parola “Fram” in dialetto norvegese significa “avanti”. Il nome della via è quanto mai azzeccato: su molti tiri non ti devi voltare, devi solo pensare a scalare e ad andare avanti, quando fai certi mano-piede non puoi più tornare sui tuoi passi, devi proseguire verso l’ignoto nel mare di calcare grigio a buchi. Percorrere questa via è stata davvero una grande avventura.

Matteo Della Bordella

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