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16-03-2007 Patagonia, fine primo tempo!

16-03-2007 Patagonia, fine primo tempo! I Ragni impegnati sulla parete nordovest del Piergiorgio hanno deciso di rientrare, ma l’appuntamento con la vetta è solo rimandato…

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“Non è un addio, ma un arrivederci”. Frase banalissima e scontata detta così. Ma dopo più di due mesi di Patagonia, tante andate e ritorni sue e giù per il ghiacciaio Marconi, tante notti in tenda alla base della parete, tanta fatica e tanti metri saliti… non c’è nulla, ma proprio nulla di scontato!

A botta calda, dopo un’esperienza così, molti, almeno per qualche annetto, non vorrebbero più nemmeno sentirla nominare la Patagonia (qualcuno ancora oggi la pronuncia cambiando la prima vocale con una “u”…). Invece Giovanni Ongaro, Matteo Bernasconi, Hervé Barmasse e Mario Conti, proprio mentre comunicavano ad Alberto Pirovano la fine del loro tentativo all’ormai famigerata parete nordovest, già si prenotavano per il prossimo turno: “Hanno lasciato tutte le fisse in parete e il materiale alla base – spiega il presidente dei Ragni – Erano dispiaciuti per la rinuncia, ma ancora carichi di entusiasmo e di voglia di tornare per finire quello che hanno cominciato”.

La decisione di rientrare, i quattro alpinisti che nelle settimane scorse erano rimasti al Piergiorgio, dopo il rientro di tutti gli altri membri della spedizione, l’hanno presa dopo l’ennesimo tentativo, dopo essere tornati ancora una volta in parete per aggiungere qualche metro ancora alla via. Le condizioni, ormai quasi invernali, li hanno però convinti che era giunto il momento di cessare le “ostilità”, ma, volendo usare un paragone calcistico, la partita non è chiusa, siamo solo alla fine del primo tempo!

Piergiorgio 1 – Ragni 0 dunque? Forse no, forse ci sta meglio un “uno a uno, palla al centro”, perché, spiega Pirovano, “I ragazzi sono arrivati molto in alto, praticamente nei pressi del grande camino che solca la parete nordovest del Piergiorgio dalla cima fin quasi a metà e che rappresenta la via logica di salita, il punto debole raggiunto il quale si potrà probabilmente salire molto più velocemente che nella prima sezione della via. La possibilità di chiudere il conto con la parete, già durante questa spedizione, era a portata di mano e loro se la sono giocata veramente fino all’ultimo minuto disponidile… peccato, bisognerà aspettare ancora qualche mese… Insomma, stiamo già facendo i progetti per il ritorno!”.

Volendo portare il paragone calcistico fino in fondo, bisogna dire che il bilancio infine positivo di quest’avventura è anche merito dei supporter, di chi è stato vicino agli alpinisti con l’affetto e con l’impegno economico e di chi lo è stato anche fisicamente, come la famiglia Rocca. Gianfelice Rocca ha infatti trascorso una settimana al campo base della Piera del Fraile,, condividendo con i Ragni le fatiche e la passione per la Patagonia che animava anche suo fratello Agostino, la persona cui la spedizione è dedicata: “Sia per noi che per Gianfelice è stata una bella esperienza – conclude Pirovano – che ha creato un legame di amicizia molto forte e ha saputo trasmettere ai ragazzi molta energia e motivazione”.

Alla fine forse anche la Patagonia si deve essere un po’ affezionata ai Ragni e alla loro ostinazione, tanto è vero che per ora sembra non volerli proprio lasciar andar via: Mariolino, Giò, Matteo ed Hervé, infatti, sono ancora fermi a El Calafate, senza sapere ancora con certezza quando potranno trovare un posto libero sul volo che li riporterà in Italia.

di Serafino Ripamonti
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