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Torre Egger parete Ovest, 2012: "Ricapitolando…" MATTEO BERNASCONI

 

TORRE EGGER: “RICAPITOLANDO…”

2011-2012 Torre Egger

Come vi avevamo annunciato la spedizione in Patagonia di Matteo Bernasconi e Matteo Della Bordella è terminata. I due sono rientrati martedì 14 Febbraio dopo più di due mesi e Matteo Bernasconi ci ha inviato un resoconto che ci fa capire cosa ha significato per Lui passare due mesi lontano da casa, in un luogo così inospitale che è diventato famigliare…

THE EGGER PROJECT – PATAGONIA 2011-2012

Tentativo  “DIE ANOTHER DAY”  (parete Ovest – Torre Egger 2850m – 950m – 7a/A2 – Dicembre/Gennaio 2011-2012)

“Eccomi di ritorno da un altro viaggio in Patagonia, l’obiettivo di quest’anno –Patagonia 2011-2012- era quello di portare a termine il progetto Egger : The Egger Project, iniziato nell’anno 2010-2011

Risultato: Egger 2 – Ragni di Lecco 0

Il risultato purtroppo non cambia, ma al progetto Egger  abbiamo voluto dargli un nome DIE ANOTHER DAY, ovvero  “morire un altro giorno”.

Perché?

Perché è stata un’avventura talmente grande e importante per noi che non era più un progetto, un’idea, ma e’ stata una vera e propria avventura con la A maiuscola.

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PENSIERI “SPARSI” del Berna

Ho vissuto una Patagonia molto impegnativa quest’anno a causa delle condizioni ambientali.

Una Patagonia caratterizzata oltre che da finestre di bel tempo nei mesi di Dicembre e Gennaio anche da tantissima pioggia e da temperature molto alte che hanno completamente sconvolto ghiacciai, avvicinamenti, pareti.

Una Patagonia dove il bel tempo non è mancato, anche se durante la prima metà di febbraio ho potuto rivivere la Patagonia che conoscevo… insomma il brutto tempo patagonico.

 

La definirei una Patagonia atipica.

Le temperature molto alte abbinate alla pioggia che scendeva fino in alta quota hanno procurato tanti problemi.

Avvicinamenti in alcuni casi impraticabili, frane e ghiacciai pericolosi hanno causato tanti incidenti e purtroppo alcuni di questi mortali.

Una Patagonia molto calda a detta dalla gente del luogo e dagli alpinisti di El-Chalten.

Il ghiacciaio di avvicinamento alla parete, data la sua impraticabilita’,  ci ha obbligato a ritornare a El-Chalten per recuperare una scala di alluminio allungabile fino a 8m.

A causa delle pessime condizioni del ghiacciaio solo due volte siamo riusciti ad utilizzare la scala; il ghiacciaio non era più percorribile neanche con questo mezzo.

Per tornare alla truna “alla base  del Filo Rosso”, l’ultima volta abbiamo dovuto scalare uno sperone roccioso di circa 200m per raggiungere la Via dei Ragni al Torre e tornare cosi’ alla truna, un percorso molto più lungo e laborioso ma più sicuro.

Frane di ghiaccio e sassi rendevano situazioni apparentemente sicure  momenti pericolosi e difficilmente controllabili.

Spesso mi sono chiesto come mai pochi alpinisti sono stati interessati a provare a salire la parete Ovest della Torre Egger.

Le voci che giravano sono di una parete pericolosa, difficile da trovare in condizioni, isolamento, una ovest dove le tempeste patagoniche non lasciano scampo.

Questi elementi sono stati quelli che ci hanno motivato a provare, oltre al fatto che è una dellle ultime pareti inviolate del gruppo Cerro Torre-Fitz Roy.

La Ovest della Egger è la parete più “impegnativa” che ho mai dovuto affrontare.

Purtroppo a un solo tiro di corda dal Colle De donà-Giongo o Colle Lux si interrompe il nostro tentativo di aprire una via nuova sull’inviolata parete ovest della Torre Egger.

23 lunghezze di corda, per un dislivello di 950m, per una difficoltà max di 7a/A2

La parete Ovest ha una forma a “pera”.

Una parete apparentemente liscia  dove si intravedono delle linee d’arrampicata di duro artificiale che obbliga ad una progressione molto lenta e laboriosa.

La progressione sarebbe solo ed esclusivamente d’artificiale.

Noi pero’ abbiamo scelto una linea molto più scalabile, come piace a noi, sulla sinistra della “pera,” lungo il suo spigolo per poi puntare al colle De Donà-Giongo o colle Lux, una linea  in apparenza  più sicura ma che alla fine si e’ rivelata essere anch’essa pericolosa.  (voglio ricordare che abbiamo ripreso un tentativo fatto nel 1997 da Ermanno Salvaterra con Cavallaro)

Da qui avremmo dovuto seguire la via degli italiani De-Donà –Giongo o Huber-Schnarf.

La Ovest della Egger è una parete  a mio avviso molto difficile da fare in stile alpino;  è una parete molto pericolosa per le continue scariche di neve e ghiaccio che cadono dal colle e dalla parte centrale della via.

Dalla lunghezza 13 a L 19 la via e’ quasi sempre soggetta a  scariche.

La parete inoltre con il brutto tempo si sporca sempre di neve. Stare in parete in quelle condizioni è estremamente pericoloso, se non mortale;  per poter salire in parete a seguito di un periodo di malo tiempo ci vuole sempre un giorno di bello perché si pulisca dal grosso della neve e perché si riducano così i pericoli oggettivi.

Noi abbiamo imparato a conoscerla.

Quando arrampichi devi “convivere” con il ghiaccio che cade dalla parete e sulla via (ghiaccio continuo grande al massimo come palline da ping-pong).

Da L13 a L17 si può scalare solo di notte o al mattino molto presto (la via sale all’interno di un grande toboga di roccia che si intasa di neve e ghiaccio); al pomeriggio la via e’ sotto le scariche che cadono dal colle.

Da L19 a L21 la via e’ sicura.

L22 e L23 dipende dalle condizioni che si possono trovare, dalle macchie di neve che potrebbero cadere.

E’ una parete complessa e sicuramente molto difficile da trovare in condizioni ambientali e di meteo per essere salita in stile alpino.

Aprirla forse ancora di più.

La nostra salita e’ stata fatta con l’uso di corde fisse e di bivacchi in parete.

Abbiamo piantato due spit a mano in totale, uno alla sosta di L18 e uno di progressione su L18.

L 19 è una lunghezza con roccia di cattiva qualità, insomma  “marcia”, è un tiro pericoloso, in apertura una parte del tiro che avevo appena scalato è crollato tranciandomi una corda.

L14 e L15 sono due tiri  molto difficili da trovare “asciutti” per l‘arrampicata libera, ghiaccio e neve intasano sempre le fessure.

L20 e L21 sono superbe cracks in yosemite style.

Durante l’avvicinamento alla parete siamo finiti due volte in un crepaccio.

La caduta entrambe le volte si è arrestata grazie al saccone da big-wall che ci portavamo sulle spalle. God thanks  haul bags!

Il 25 dicembre siamo stati costretti a stare tutto il pomeriggio/sera sotto un tetto di roccia per ripararci dalle enormi scariche che cadevano dalla parete, quel giorno era molto sporca.

In parete puoi “muoverti”solo in certi orari; ogni sezione di parete veniva quindi affrontata in base a questi criteri diciamo “temporali”.

Il 26 Dicembre, al mattino molto presto,  ancora un po’ assonnato, scalando ho ricevuto  la sveglia da una caduta di 8m che viene fermata da un buon friend qualche metro sotto di me.

Purtroppo solo 23 tiri di corda, il nostro tentativo viene interrotto non dal brutto tempo come è facile immaginare, ma dal mancato funzionamento del pianta spit.

In parete abbiamo recuperato il materiale abbandonato durante il primo tentativo 2010-2011, i sacconi sono stati riorganizzati e il pianta spit con gli spit erano quelli dell’anno 2010-2011.

Le soste fino ad allora, a parte una, sono state costruite con chiodi e nut, ma su L23 probabilmente uno spit di sosta ci voleva e, dopo l’”incidente” del 21 gennaio, senza uno spit di sosta non ce la siamo più sentita di andare avanti.

Il fantomatico “incidente” ci ha messo a dura prova. Teo (Matteo Della Bordella) parte per il tiro, il chiodo a lama corto che aveva precedentemente caricato al nuovo carico esce, il friend 0,5 per il forte strappo esce, Teo si trova  3m sotto di me,  io sputo sangue dalla bocca,cadendo Teo mi ha fatto perdere la telecamera da casco e sbattere violentemente la bocca su un fittone da ghiaccio che si trovava all’interno del saccone, ma fortunatamente lo 0,3 camalot regge il colpo e non ci fa cadere dalla parete, siamo appesi su quel che resta della sosta sopra un tetto di 5 metri, a soli 20m dal colle.

Rimaniamo appesi in due nel  vuoto su un unico friend. Lo 0.3 è diventato il nostro idolo da allora!ma Teo preferisce ancora il C3 rosso J

Volevamo fare una sosta sicura come tutte le altre che avevamo fatto fino ad allora. Il pianta spit si è inchiodato, non riusciamo ad utilizzarlo, il bussolotto e’ completamente rovinato e ossidato al dado, non riusciamo a piantare spit; cerchiamo diverse soluzioni ma non ci resta altro che bivaccare e prendere la decisione di scendere.

Posso dire di avere vissuto proprio quello che cercavo, anche se in alcuni momenti sapevamo che stavamo spingendo sull’acceleratore.

Esperienze che sono solo mie, che mi hanno dato tanto come alpinista e come persona.

Non è mia intenzione dipingermi né come un eroe né come un’incosciente.

Semplicemente ho raccontato i fatti; per me solo tantissimi ricordi ed esperienze che mi porto nel cuore.

Sono orgoglioso e felicissimo di quello che abbiamo fatto io e Teo (Matteo Della Bordella); poi ognuno potrà pensarla come vuole, trarre le proprie conclusioni, io so solo che posso ringraziare la Torre Egger per avermi  regalato cosi tante emozioni e sa benissimo che è soltanto un arrivederci al prossimo anno.

Noi eravamo solo in due, molte volte pensavo che un incidente se pur banale sarebbe potuto diventare un grosso problema.

Spesso ci siamo trovati in situazioni difficili da valutare e da risolvere, ma forse è questo il bello dell’alpinismo, del vivere la montagna in due come abbiamo fatto noi in un ambiente difficile come questo.

Il fatto di essere in due è stimolante perché sai che non puoi fare affidamento su  nessun altro ma solo su te stesso e sul tuo compagno d’avventura.

L’isolamento della Ovest della Egger,  i giorni interi vissuti al Circolo de los Altares, sotto al Filo Rosso, o in parete, nel bello e nel brutto tempo, le ritirate dalla parete sotto la bufera o la pioggia, i tramonti, l’alba sullo Hielo Continental, le stelle, la luna piena che illumina a giorno le pareti, i momenti di felicità nel salire sulla Egger, e perché no anche le varie discussioni che ci sono state fra di noi, i bivacchi in parete, sono  troppi i momenti indimenticabili che ho potuto vivere grazie alla mia passione e con il mio amico.

L’alpinismo fortunatamente non è fatto solo di numeri ma soprattutto di esperienze e persone.

La Ovest della Egger la voglio, la vogliamo salire, ma credo anche che “la vita sia qualcosa di molto prezioso, che non va trattata stupidamente”.

La Patagonia mi ha fatto conoscere nuovi amici, sono molto felice di aver conosciuto i ragazzi del bar dei porter, con le loro birre, cene, fieste, falesia, boulder, insomma amici con cui passare le lunghe giornate di malo tiempo a El-Chalten.

Anche tanti errori sono stati fatti, dagli errori si impara molto, ma l’insegnamento più importante me l’ha dato un caro amico… ma questo è un nostro segreto e tale rimarrà!

La Patagonia ci ha regalato la cumbre della Aguja Innominata per la Via Anglo-Americana salita il 18-12-2011 e questo tentativo alla Egger.

Un regalo che non ci saremmo mai aspettati.

Buona Montagna.

Matteo “Berna” Bernasconi

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DIARIO SPEDIZIONE: PATAGONIA 2011-2012 (Torre Egger 2850m – parete Ovest )
Tentativo via nuova DIE NOTHER DAY “morire un altro giorno”

Dicembre
13-12-2011: partenza Milano/Linate
14-12-2011: arrivo Calafate/El-Chalten ore 21.30 circa ora locale
15-12-2011: Chalten – no 1 bagaglio (saccone BD con portaledge/telo/tenda) è rimasto a Roma
16-12-2011: Chalten – 8 porter tramite Marcos
17-12-2011: Valle del Torre – Nipponino – bivacco
18-12-2011: Valle del Torre – Aguja Innominata 2482m – via Anglo-Americana 400m max 6c (Nipponino/Chalten 21 ore tot.)
19-12-2011: Chalten
20-12-2011: Chalten
21-12-2011: Chalten – prepariamo il materiale – circa 150kg tot.
22-12-2011: Passo Marconi, ci fermiamo a 2 ore circa dal Circolo de los Altares (Marcos/Carlitos-porter/Bubu /Davide-amici italiani)
23-12-2011: trasporto materiale Filo Rosso – truna e recupero bidoni
24-12-2011: truna- prepariamo il materiale x andare in parete
25-12-2011: parete – zoccolo +nevaio fino L10 – bivacco
26-12-2011: parete – Jumar L11 L12 L13 + 4 tiri nuovi
27-12-2011: Parete – brutto tempo – scendiamo- ri/fissiamo 150m di zoccolo – truna
28-12-2011: truna
29-12-2011: parete – zoccolo 300m / portaledge + cibo x 6 giorni
30-12-2011: truna – pioggia
31-12-2011: truna – pioggia
Gennaio
1-1-2012: truna – pioggia
2-1-2012: truna – pioggia
3-1-2012: truna – pioggia
4-1-2012: truna – pioggia
5-1-2012: truna – pioggia
6-1-2012: parete – ghiacciaio danger! (grossi crepacci/ponti) recuperiamo materiale a L10 + portaledge (250m di disl. sul
ghiacciaio in 4.30 h – il ghiacciaio da li a pochi giorni non è più percoribbile)
7-1-2012: truna – scaviamo nuovamente la truna
8-1-2012: Filo Rosso / Chalten 12 ore- 45km
9-1-2012: Chalten
10-1-2012: Chalten
11-1-2012: Chalten
12-1-2012: Chalten – arrivano Simo/Pala/Mirco + scala di alluminio da 8m
13-1-2012: Chalten
14-1-2012: Chalten
15-1-2012: compleanno berna – Chalten/Filo Rosso /truna 12 ore
16-1-2012: parete – mat. arrampicata/da bivacco/telo portaledge/cibo – fino a L10 – bivacco
17-1-2012: parete – telo portaledge – pioggia/neve
18-1-2012: parete – bagnati fradici scendiamo – neve/sul nevaio pioggia – truna
19-1-2012: truna – sole – asciughiamo i vestiti e sacco a pelo – prepariamo materiale (mat. arrampicata/solo sacco da
bivacco/cibo/mat. da ghiaccio)
20-1-2012: parete – sole – L10 mat. da ghiaccio/da bivacco – apriamo 3 tiri L19 L20 L21 (L19 danger) – bivacco a L10
21-1-2012: parete – sole – primo tentativo su L22 (linea pericolosa) – apriamo diretti x superare lo strapiombo del colle L22
L23 (tetto di 5m) – “incidente” a solo 1 tiro dal colle
22-1-2012: parete – sole – bivacco a L22 – no pianta/spit – decidiamo di scendere – truna 11 ore (il ghiacciaio è
impercorribile con scala/scaliamo 200m x raggiungere la Via dei Ragni al Torre e tornare alla truna)
23-1-2012: truna – sole – sistemiamo il campo base / bidoni mat. Filo Rosso
24-1-2012: Filo Rosso/Chalten con tutto il materiale (tornare” leggeri” meteo permettendo con pianta/spit)
25-1-2012: Chalten
26-1-2012: Chalten
27-1-2012: Chalten
28-1-2012: Chalten
29-1-2012: Chalten
30-1-2012: Chalten
Febbraio
Dal 1-02-2012 al 12-02-2012: Chalten – non si è più verificata una finestra di bel tempo
13-02-2012: Calafate – aereo
14-02-2012: Italia/Milano

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