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Prima salita integrale della Cresta del Cameraccio

Nei primi giorni di giugno del 2005 i Ragni Simone Pedeferri, Alberto Marazzi e Matteo Bernasconi, insieme allo svizzero Lorenzo Lanfranchi, hanno completato una delle più lunghe e ambite maratone verticali del Masino: 3500 metri di scalata dalla Val di Mello fino alla cime del Pizzo del Torrone Orientale

Un viaggio spettacolare e di oltre 3500 metri di sviluppo. Uno degli ultimi sogni nel cassetto dei climbers del Masino. Questa è la prima salita integrale della Cresta del Cameraccio, portata a termine nei primi giorni di giugno dai Ragni Simone Pedeferri, Alberto Marazzi e Matteo Bernasconi, assieme allo svizzero Lorenzo Lanfranchi.

La dorsale granitica che, partendo dal fondo della Val di Mello, sale fino al Pizzo del Torrone Occidentale era stata già adocchiata in precedenza da altre cordate, ma nessuno era ancora riuscito a concatenare l’interminabile sequenza di creste, placche e torri.

Simone e compagni hanno attaccato l’itinerario molto in basso, impiegando un’intera giornata per raggiungere il colle dove termina la cresta vera e propria e comincia il Pizzo del Torrone Orientale.

Lungo la Cresta del Cameraccio i quattro FunClimbers – come si sono scherzosamente ribattezzati – hanno dovuto accelerare al massimo la progressione, salendo il più possibile in conserva, su difficoltà non sempre banali.

Nella seconda parte dell’itinerario sono arrivati anche i passaggi più tosti, da affrontare con la classica progressione a tiri di corda. Il primo “mouvé pas” è stata la mitica placca della Torre Re Alberto: un tirone in aderenza di solido VI grado, esposto e praticamente improteggibile, che il Fortissimo, Giusto Gervasutti, salì a piedi nudi nel 1933, e sul quale anche i nostri FunClimber hanno avuto il loro bel da fare…

Dietro la Torre si nascondeva un altro ostacolo: “un dentino piccolo ma incazzatissimo” (parole dei primi salitori), che i nostri hanno potuto salire solo grazie alla scoperta di una provvidenziale ed estetica fessura (il grado dovrebbe aggirarsi attorno al 6b).

Prima che il viaggio terminasse la Cresta ha voluto regalare ai quattro un’altra sorpresa: una traversata di 20 metri in equilibrio su un filo di cresta largo al massimo 20 centimetri.

Una volta raggiunto il colle sotto al Pizzo del Torrone, Alberto ha dovuto ritornare verso valle, per un appuntamento improrogabile di “lifting alle ginocchia”.

Gli altri tre membri del gruppo si sono invece concessi un “rilassante” bivaccato e, il giorno successivo, hanno completato il loro lungo viaggio, salendo fino alla cima del Torrone lungo la bellissima via aperta nel 1956 da Jack Canali e Roberto Osio.

Il risultato di tanta fatica è un itinerario di grande bellezza e sul quale si respira ancora l’aria delle grandi salite classiche.

Descrizione della via:
– Primo tiro… in conserva, strozzate un cordino ovunque potete;
– ultimo tiro… in conserva, posizionate un friends a andate poi su!

Difficoltà:
– 6b/A1, 75° su pendio erboso
– “Slack line” da 20 metri sui tiri finali. (In caso di vento… inventatevi qualcosa perché tornare indietro da lì è eterno!)

Sviluppo:
– 3.500 interminabili metri!

Primi salitori:
– Simone “Piri” Pedeferri (Gruppo Ragni della Grignetta)
– Alberto “Curt” Marazzi (Gruppo Ragni della Grignetta)
– Matteo “Berna” Bernasconi (Gruppo Ragni della Grignetta)
– Lorenzo “Pala” Lanfranchi

cresta del torrone

Il report della salita nel racconto di Alberto Marazzi, pubblicato sulla rivista “Montebianco”:

Fuori di cresta…

Ci stiamo preparando per questa salita da moltissimo tempo, addirittura 48 ore! Unica richiesta da Mr. Ginocchia d’Avena (cioè io, Alberto Marazzi detto Curt), quella di partire presto il pomeriggio per non arrivare troppo tardi al Motel della Meridiana (così gli scalatori chiamano il bivacco posto sotto i massi alla base dell’omonima parete – ndr).

Peccato che è proprio Ginocchia d’Avena il primo a presentarsi in ritardo… decidiamo così di mangiarci una bella pizza alla peperonata e due birre a testa, e poi partire belli ”leggeri”.

Arriviamo al Motel, ci sistemiamo e Simone accende lo stereo (per noi il silenzio della natura ha un suono stupendo, ma anche i Pearl Jam non scherzano!). Prepariamo il materiale per il giorno dopo: cibo, poco perché pesa, abbigliamento per bivaccare, poco perché anche quello pesa troppo ed ingombra. Sveglia domattina alle 4:30!

Prenditi molto calcio. Sii gentile con le tue ginocchia, quando saranno partite ti mancheranno. Forse ti sposerai o forse no. Forse avrai figli o forse no. Forse divorzierai a quarant’anni. Forse ballerai con lei al settantacinquesimo anniversario di matrimonio. comunque vada non congratularti troppo con te stesso, ma non rimproverarti neanche. le tue scelte sono scommesse, come quelle di chiunque altro
(Dal film “The Big Kahuna”)

Ore 4.30, nessuno si muove…

Forse la sveglia aveva sonno anche lei…o più semplicemente Marte in Sagittario con Saturno in Giove, combinano questo e tanto altro…

Ore 5.00: sentiamo la sveglia, ma noi ci giriamo dall’altra parte, non preoccupatevi! Non c’è niente di peggio che scalare sbadigliando…

Ore 5:30: Pala, lo Svizzero del gruppo, ci richiama all’ordine: “Ragazzi!…ancora mezz’oretta dai”.

Ore 6:00: cribbio adesso però è un po’ tardino, si parte! Ci dirigiamo verso l’attacco della cresta, ma sorge subito il primo di una serie interminabile di problemi: “Dove attacchiamo?”.

“Là più in alto sembra buona, e poi da lì sono sicuro che si passa…ed è più corto il Viaggio”.

“No, risaliamo la Valle ancora un po’, che è più facile ed ancora più breve no?!”.

“Hey FunClimbers…perché invece non ci abbassiamo fino a dove inizia la cresta, verso quella frana dentro il canale erboso?”.

“Si dai, che figata: dentro la frana!” – questo è il cerebroleso, immagino l’abbiate capito…

All’attakken!

Cominciamo salendo slegati, poi con l’aumentare della verticalità del canale e dei metri di vuoto sotto i ciapet, ci leghiamo e creiamo due cordate: Pala e Berna contro Simone e Curt. Il brain storm ha inizio!!!

Cominciamo in conserva per alcuni metri, dopo di che un tratto più difficile ci obbliga ad una progressione classica per un primo tiro. E qua il Piri (Simone) mostra subito il livello, passeggiando disinvoltamente su una placca di V+/VI, bagnata, in scarpe da ginnastica!

Cribbio il secondo sono io (Curt), anche io in scarpe da ginnastica, ma senza il suo livello!

Via si continua: conserva, tiri, conserva, tiri… e, porca bindella, ovunque trovi segni del passaggio dei camosci (chissà quali segni è?!?). Noi siamo legati, ci proteggiamo con friends, nuts, cordini, santini, …e chi più ne ha più non ne metta, altrimenti impiega anni per uscire dalla cresta! Loro…gozzovigliano allegramente domandandosi a cosa cavolo serve quel lungo filo che unisce noi della specie umana. L’unico pensiero che mi fa sentire un po’ meno deriso, è il loro profumo accompagnato da un buon piatto di polenta…Ah!

Il capolavoro di Gervasutti

Procediamo abbastanza speditamente, scendiamo arrampicando dalla “placca dei dinosauri”, risaliamo un’altra torre, saliamo scendiamo e ci troviamo finalmente di fronte alla Torre Re Alberto, dove quel cavallo del Gervasutti realizzò il Tiro per eccellenza. Un vero e proprio capolavoro di tecnica, audacia e carattere.

Parte il Berna, con lo zaino, sale di qualche metro, si protegge con un friend e continua in aderenza, continua… continua e non si protegge, arriva al passaggio chiave: VI in aderenza non proteggibile!

Il nostro “Bernasutti”, dopo 10 minuti abbondanti, posiziona un santino di San Matteo in placca per proteggersi, sembra funzioni, e passa: salvo!

Parte il Curt, senza zaino, ma con magnesio e scarpette. Dopo uno “stringiculo” per quel passaggio avanti anni luce, siamo tutti in cima alla Torre Re Alberto.

Il buon Berna è in grado di effettuare una decina di ripetute al giorno su tiri di difficoltà di 8a! Non è proprio uno scarso a scalare, ma vi garantisco che con lo zaino, e anche senza, non è banale il passaggio!

Se c’è una cosa che è immorale, è la banalità! Lo sai, me l’hai insegnato tu!
(Afterhours)

Simone al dente…

Una volta in cima, ci rendiamo conto che siamo forse a tre quarti della cresta. Non c’è tempo da perdere, continuiamo a scalare. Dalla Torre Re Alberto effettuiamo la prima doppia e ci troviamo di fronte ad un insignificante dentino del cavolo, minuscolo ma incazzatissimo…strapiombante su 3 lati! Il quarto lato è franato… scherzo!.

Individuiamo una fessura, lancio i componenti al Super Sajan Pedeferri e lui parte. Si alza, incastra un braccio, sale, incastra la testa, sale, l’altro braccio, sale… porca miseria non ha più arti da incastrare!

Tutto da rifare: Simo scende arrampicando e risolve il problema salendo una fessura un po’ più in là, con un tiro di 6b da sogno. Lo segue a ruota il mastino svizzero Pala! Siamo in cima al dentino incazzatissimo, ma non c’è tempo da perdere, continuiamo.

Andiamo avanti così per buona parte della giornata: sole, arrampicata, amici, donne, toga party, birra… ah no, quello è un altro articolo!

Sul filo del rasoio

Siamo quasi nella parte finale del primo tratto di cresta, proseguiamo slegati su terreno expo ma facile. Istintivamente, prima di affrontare uno degli ultimi torrioni, decidiamo di legarci e proseguiamo in conserva. Proseguiamo spediti, felici ed abbiamo anche il tempo di guardarci intorno e godere dello spettacolo di una delle più magnifiche opere d’arte di Mamma natura. Come sempre però arriva la sorpresina.

Ci si presenta uno dei passaggi più estetici e suggestivi che abbiamo mai incontrato in vita nostra: una “slack line” di 20 metri (il paragone è con le traversate aeree in equilibrio sulla corda, dette appunto “slack line” – ndr) , in leggera discesa, larga 20 cm, sul filo della cresta!!!

Alla nostra sinistra, Tutta la Val Cameraccio ed alla nostra destra, Tutta la Val Torrone. In caso di vento, l’unica soluzione per passare è quella di strisciare!

Siamo quasi al colle, un’ultima doppia e giù, a preparare il bivacco per la notte.

La fine del Torrone

A questo punto non posso più raccontarvi nulla in prima persona, Mr. Ginocchia d’Avena deve scendere a valle. L’operazione di restyling lo aspetta semi-intatto.

Posso dirvi comunque, che la notte ha fatto molto freddo con poco cibo e pochi vestiti, soprattutto per il Berna che era anche senza sacco a pelo. La mattina mi hanno riferito di essersi svegliati molto presto, posso immaginare: 8.30 forse 9.00…

Partono ed attaccano la magnifica via Osio-Canali al Pizzo del Torrone Orientale. Sono sicuramente stanchi ma sempre motivatissimi e felicissimi.

Arrivano in cima e cominciano la discesa eterna, la sera tardi rientrano a casa. Stanchi, sporchi (come sempre), felici più di ieri, e con un nuovo tesoro che nessuno potrà mai rubargli!!!

La sicurezza ha un ventre tenero, ma è un demonio steso tra di noi. Ti manca e quindi poi non crederlo, ma io non mi sentivo libero!
(Afterhours)

Dedicata a tutti coloro i quali sono ancora convinti che l’alpinismo sia morto. GRAZIE! Grazie di cuore, continuate così, che siamo sicuri non verrete a disturbarci anche nei prossimi viaggi.

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