lunedì | ottobre 14, 2019

La lunga attesa

la lunga attesa

Tra il 2013 ed il 2014 io e Fabio abbiamo aperto una nuova via in Wenden, poi, ai primi di ottobre del 2014 sono riuscito a liberare il tiro sulla carta più impegnativo. Da allora non ci fu più occasione per tornare a liberare gli altri tiri e togliere le corde fisse dalla parete fino a pochi giorni fa, quando ho finito i “lavori”, accompagnato e supportato da Elena De Maria.

Quella che segue è la storia dell’apertura della via, guardata dal suo punto di vista.

Elena De Maria risale gli ultimi metri del terzo tiro (Ph Polo Spreafico)

Elena De Maria risale gli ultimi metri del terzo tiro (Ph Polo Spreafico)

LA (MIA) LUNGA ATTESA

di Elena De Maria

E’ mercoledì, uno sguardo attraverso la porta socchiusa: “Domenica è bello!” e strizzandomi l’occhio sparisce…

“No, fermati!! Ma scusa, non avevi mica detto che non ci saremmo più tornati quest’anno?”.

Ma sapevo che avrei avuto poche speranze, la decisione era già stata presa, anche se due settimane fa aveva quasi giurato che sarebbe stata l’ultima volta, dopo aver fatto dietro front alle 11 di sera poco dopo il traforo del Gottardo, sorpresi da un temporale non previsto.

Ci avevamo provato anche prima di partire per le ferie, ma anche allora la parete era completamente bagnata e “ripiegammo” sulla bella Blaue Lagune.

Paolo iniziò a chiodare la Via con Fabio più o meno tre anni fa e ogni volta che tornava venivo informata sullo stato di avanzamento lavori: “Oggi abbiamo messo uno spit” mi diceva soddisfatto, ed io pensavo “ma cos’avrà da essere così contento, ad andar bene di ‘sto passo la finiscono tra 10 anni…”.

Non riuscivo a farmela interessare più di tanto questa cosa, finché, due anni fa, proprio prima dell’inizio dell’autunno andammo a fare delle foto insieme a Fabio e Luca…

Ed eccoci qua, al parcheggio del Wenden, è sabato e alle sette di sera ci sono ancora molte macchine, un buon presagio. Il tempo è stato bello e anche domani dovrebbe esserlo, perciò ci sarà il “passaggio di consegne” tra chi ha già dato oggi e chi lo farà domani.

Pilastro Excalibur, e Dom illuminati dalle prime luci del giorno (Ph Paolo Spreafico)

Pilastro Excalibur, e Dom illuminati dalle prime luci del giorno (Ph Paolo Spreafico)

Siamo gli unici in tenda, dopo averla montata al solito posto e aver cenato frugalmente andiamo a scaldarci dal Felix. Qui conosciamo Ruth, moglie di Kaspar Ochsner, che di vie in Wenden ne ha aperte molte. Ci racconta un po’ delle sue giornate trascorse quando accompagnava il marito. Si crea subito un’intesa, forse proprio perché anche noi oggi siamo qui per fare quello che lei aveva fatto molte volte e forse le avevamo suscitato un po’ di nostalgia dei bei tempi passati. Dopo un po’ quasi ci caccia, ricordandoci che l’indomani sarebbe stata una giornata lunga e intensa ed era già tardi.

La sveglia infatti suona presto, saliamo il sentiero al buio e solo quando siamo quasi in cima spegniamo le nostre frontali, ci prepariamo velocemente e via, si parte. In sosta c’è molto da fare per ritirare il materiale lasciato e le corde fisse, che correvano come un addobbo natalizio lungo tutta la via, tanto che Paolo, preso dai suoi lavori, si dimenticava di recuperarmi e, sul primo passo del secondo tiro, lo zaino pesante che mi porto dietro vince su di me e cado al di sotto della sosta: di questo passo non arriveremo mai in cima!

Dopo una mezz’oretta passata ad aspettare, accovacciata sulla piccola cengia, Paolo trova una soluzione e scala in libera il primo tiro duro, il terzo della via, non troppo lungo, ma su bellissime rigole molto marcate che però non mostrano segni di vecchiaia, senza una ruga a cui aggrapparsi!

La mia strategia è quella di essere il più veloce possibile, per cui in alcune occasioni, anche se potrei essere in grado di scalare, non ricerco una soluzione, così come sul successivo tiro, il più duro della via, posso solo scalare una minima parte e ammirare questi appigli che si susseguono solo fino ad un certo punto però, poi non ne vedo proprio più! Ora capisco perché ci avevano messo un giorno per mettere un solo spit! Mentre sono in sosta rivivo le sensazioni provate due anni fa, il giorno delle foto, quando tra la nebbia avevo sentito il suo urlo e non essendo rimbalzata in alto per la caduta, avevo intuito che era riuscito a liberarlo!

Fabio palma sulla terza terza lunghezza (Ph Luca Passini)

Fabio palma sulla terza terza lunghezza (Ph Luca Passini)

Continuiamo a salire e la preoccupazione di non riuscire ad arrivare in cima si affievolisce leggermente perché siamo già a metà ed è ancora presto; però non dobbiamo perdere la concentrazione, perché gli imprevisti possono essere ancora tanti. Il tiro successivo, chiodato da Fabio, affronta una bella placca e devo impegnarmi parecchio per scalarlo… Salendo sgancio le fisse e quando arrivo alla sosta successiva trovo Paolo nascosto dal materiale, riusciremo mai a portar giù tutta ‘sta roba?

Do un occhio alla parete: un particolare muro senza prese strapiombante sulla destra e il nulla sulla sinistra: ma dove si passa?

Questo è il famoso traverso chiodato da Fabio e a lui mando subito un po’ di insulti, perché qui, se cado, mi faccio un bel pendolo! Ma il peggio deve ancora arrivare, quando scopro che la sosta successiva è esattamente sopra di me, per cui i possibili pendoli sono due, uno all’andata e uno al ritorno. Mi assicuro perciò anche all’altra corda che dalla S3 in poi usiamo per recuperare il saccone, che mi dà un po’ più di sicurezza. All’apparenza non è difficile ma mi sbaglio di grosso e mentre cerco di superare l’angolo, mi scivola la mano sinistra e cado nel vuoto. Alla fine si rivela uno dei traversi più belli che abbia mai scalato, molto esposto con una linea interessante.

Quando arrivo alla sosta, scopro che il materiale accumulato finora è una nullità in confronto a quello che vedono i miei occhi: altre corde fisse e un mega saccone incastrato nella nicchia!

Un occhio all’orologio e, per non fare tardi. decidiamo che scaleremo ancora entrambi la prossima lunghezza, mentre l’ultima lunghezza la salirà solo Paolo.

Paolo Spreafico sul quarto tiro il giorno della libera (Ph Luca Passini)

Paolo Spreafico sul quarto tiro il giorno della libera (Ph Luca Passini)

Il successivo è un tiro che obliqua verso destra con un tratto di roccia non proprio perfetta per poi salire dritti, dove i chiodatori, forse in carenza di materiale, hanno messo poche protezioni.

Ci siamo quasi, siamo al limite del tempo a disposizione prima delle doppie, per cui Paolo riparte subito sull’ultimo tiro. Lo vedo scalare ancora bene sul primo tratto leggermente strapiombante da chiusure nette, poi, sempre più stanco guadagna comunque la cima, ma non è ancora tempo di festeggiamenti.

Velocemente ci prepariamo a scendere ed ad ogni sosta ci attacchiamo un po’ per uno le corde fisse, ormai secche, inutilizzabili e ingestibili. Paolo si carica il saccone che poi riempiamo con altre corde fisse recuperate più sotto. E ancora qualche dubbio: riusciremo a rientrare con la luce o ci tocca passare la notte in cengia?

Paolo e Fabio in sosta (Ph Luca Passini)

Paolo e Fabio in sosta (Ph Luca Passini)

Tra sbuffi e imprecazioni varie finalmente siamo per terra! Arrivo io per prima, inizio a radunare tutto il materiale e a riempire gli zaini che saranno pesantissimi per la discesa dal temibile zoccolo…

Come spesso accade in Wenden, arrivano a salutarci gli stambecchi che con i loro occhi di ghiaccio ci scrutano e continuano ad arrampicarsi meglio di come lo facciamo noi, quasi a dirci che questa è casa loro.

Finalmente siamo alla macchina proprio prima che il buio ci avvolga completamente e solo ora che la LUNGA ATTESA è terminata possiamo festeggiare con la famosa pizza svizzera del Felix!

- SCARICA LA RELAZIONE DELLA VIA
- ARTICOLI CORRELATI: “Sempre Wenden!” – il racconto di Paolo Spreafico sull’apertura della via e le gallery fotografiche

 

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La lunga attesa

Paolo Spreafico reports about ‘La lunga attesa’, the new rock climb established together with Fabio Palma up the marvellous Wenden limestone in Switzerland:

Read the English report on Planetmountain.com

Download the topo of the route

Ph. Luca Passini

For best outdoor photos and Videos we brought:


MY LONG WAITING
by Elena De Maria

It’s ‘Wednesday, a look through the door slightly opened: “Sunday is beautiful!” And winking my eye disappears …

“No, stop !! Excuse me, did not you say that we would not be back this year? ”

But I knew I would have had little hope, the decision had already been made, even if two weeks ago he almost swore that it would be the last time, after having been behind the 11 o’clock in the evening shortly after the Gotthard tunnel, surprised by a time not foreseen.

We had also tried before leaving for the holidays, but even then the wall was completely wet and “folded” on the beautiful Blaue Lagune.

Paolo started to nail the route with Fabio more or less three years ago and every time he came back I was informed about the progress of work: “Today we put a spit” he said satisfied, and I thought “but what will have to be so happy , to go well with ‘I’m going to end it in 10 years … “.
DSC_28191

I could not make this thing interesting, until, two years ago, just before the beginning of autumn we went to take pictures with Fabio and Luca …
And here we are, at the Wenden parking lot, it’s Saturday and at seven in the evening there are still many cars, a good omen. The weather was nice and tomorrow it should be, so there will be the “handover” between those who have already given today and who will do tomorrow.
We are the only ones in a tent, after having assembled it in the usual place and having eaten frugally we go to warm up from the Felix. Here we meet Ruth, wife of Kaspar Ochsner, who has opened many in Wenden. He tells us a little about his days spent when he accompanied her husband. You immediately create an agreement, perhaps because we are here today to do what she had done many times and perhaps we had aroused a bit ‘of nostalgia for the good old days. After a while he almost chases us, reminding us that the next day would be a long and intense day and it was already late.

The alarm in fact sounds early, we climb the path in the dark and only when we are almost at the top we turn off our front, we get ready quickly and off, we leave. There is a lot to be done to collect the material left and the fixed ropes, which ran like a Christmas decoration all along the way, so that Paolo, taken from his work, forgot to recover and, on the first step of the second shot , the heavy backpack that I carry around wins over me and I fall below the stop: at this pace we will never reach the top!

After half an hour passed to wait, squatted on the small ledge, Paolo finds a solution and climbs free the first hard shot, the third of the way, not too long, but on beautiful very marked veils that do not show signs of old age, without a wrinkle to cling to!
My strategy is to be as fast as possible, so on some occasions, even if I might be able to climb, I do not seek a solution, as well as on the next shot, the hardest of the way, I can only climb a small part and admire these holds that follow one another only to a certain point, but then I do not see any more! Now I understand why they had put us one day to put a single spit! While I’m stopping I relive the feelings I felt two years ago, the day of the photos, when I had heard his scream in the fog and not having bounced high for the fall, I had guessed that he had managed to free it!
We continue to climb and the worry of not being able to get to the top is fading slightly because we are already halfway through and it is still early; but we must not lose concentration, because the unexpected can still be many. The next shot, bolted by Fabio, tackles a nice plaque and I have to commit a lot to climb it … Climbing the fixed and when I get to the next stop I find Paul hidden from the material, we will never bring down all ‘stuff?

I give an eye to the wall: a particular wall without overhanging sockets on the right and nothing on the left: but where do you pass?
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This is the famous traverse studded by Fabio and I immediately send him a bit ‘of insults, because here, if I fall, I make a nice pendulum! But the worst is yet to come, when I discover that the next stop is exactly above me, so the possible pendulums are two, one on the way and one on the way back. I therefore assure myself of the other rope that we use from S3 on to recover the sack, which gives me a little ‘more security. Apparently it is not difficult but I’m wrong and while I try to get over the corner, my left hand slips and I fall into space. In the end it turns out to be one of the most beautiful crosspieces I’ve ever climbed, very exposed with an interesting line.

When I arrive at the stop, I discover that the material accumulated so far is a nothing compared to what my eyes see: other fixed ropes and a huge bag stuck in the niche!
For best outdoor photos and Videos we brought:


An eye to the clock and, not to be late. we decide that we will still climb the next length, while the last length will only be climbed by Paolo.
The next is a pull that slants to the right with a stretch of rock not exactly perfect and then go straight, where the nailers, perhaps in shortage of material, have put a few protections.

We are almost there, we are at the limit of the time available before the doubles, so Paolo starts immediately on the last pitch. I see him climbing well on the first stretch slightly overhanging by clear closures, then, more and more tired, however, earns the top, but it is not yet time for celebrations.

Quickly we prepare to go down and at each stop we attack a bit ‘for one the fixed ropes, now dry, unusable and unmanageable. Paolo loads the sack that we then fill with other fixed ropes recovered below. And still some doubts: can we return with light or do we have to spend the night in the ledge?

Between puffs and various expletives we are finally on the ground! I arrive first, start to gather all the material and fill the backpacks that will be heavy for the descent from the fearsome hoof …

As often happens in Wenden, we come to greet the ibex who with their eyes of ice scrutinize us and continue to climb better than we do, almost to tell us that this is their home.

Finally we are at the car just before the darkness envelops us completely and only now that the LUNGA ATTESA is over we can celebrate with the famous Swiss pizza of Felix!

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