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la lunga attesa

Tra il 2013 ed il 2014 io e Fabio abbiamo aperto una nuova via in Wenden, poi, ai primi di ottobre del 2014 sono riuscito a liberare il tiro sulla carta più impegnativo. Da allora non ci fu più occasione per tornare a liberare gli altri tiri e togliere le corde fisse dalla parete fino a pochi giorni fa, quando ho finito i “lavori”, accompagnato e supportato da Elena De Maria.

Quella che segue è la storia dell’apertura della via, guardata dal suo punto di vista.

Elena De Maria risale gli ultimi metri del terzo tiro (Ph Polo Spreafico)

Elena De Maria risale gli ultimi metri del terzo tiro (Ph Polo Spreafico)

LA (MIA) LUNGA ATTESA

di Elena De Maria

E’ mercoledì, uno sguardo attraverso la porta socchiusa: “Domenica è bello!” e strizzandomi l’occhio sparisce…

“No, fermati!! Ma scusa, non avevi mica detto che non ci saremmo più tornati quest’anno?”.

Ma sapevo che avrei avuto poche speranze, la decisione era già stata presa, anche se due settimane fa aveva quasi giurato che sarebbe stata l’ultima volta, dopo aver fatto dietro front alle 11 di sera poco dopo il traforo del Gottardo, sorpresi da un temporale non previsto.

Ci avevamo provato anche prima di partire per le ferie, ma anche allora la parete era completamente bagnata e “ripiegammo” sulla bella Blaue Lagune.

Paolo iniziò a chiodare la Via con Fabio più o meno tre anni fa e ogni volta che tornava venivo informata sullo stato di avanzamento lavori: “Oggi abbiamo messo uno spit” mi diceva soddisfatto, ed io pensavo “ma cos’avrà da essere così contento, ad andar bene di ‘sto passo la finiscono tra 10 anni…”.

Non riuscivo a farmela interessare più di tanto questa cosa, finché, due anni fa, proprio prima dell’inizio dell’autunno andammo a fare delle foto insieme a Fabio e Luca…

Ed eccoci qua, al parcheggio del Wenden, è sabato e alle sette di sera ci sono ancora molte macchine, un buon presagio. Il tempo è stato bello e anche domani dovrebbe esserlo, perciò ci sarà il “passaggio di consegne” tra chi ha già dato oggi e chi lo farà domani.

Pilastro Excalibur, e Dom illuminati dalle prime luci del giorno (Ph Paolo Spreafico)

Pilastro Excalibur, e Dom illuminati dalle prime luci del giorno (Ph Paolo Spreafico)

Siamo gli unici in tenda, dopo averla montata al solito posto e aver cenato frugalmente andiamo a scaldarci dal Felix. Qui conosciamo Ruth, moglie di Kaspar Ochsner, che di vie in Wenden ne ha aperte molte. Ci racconta un po’ delle sue giornate trascorse quando accompagnava il marito. Si crea subito un’intesa, forse proprio perché anche noi oggi siamo qui per fare quello che lei aveva fatto molte volte e forse le avevamo suscitato un po’ di nostalgia dei bei tempi passati. Dopo un po’ quasi ci caccia, ricordandoci che l’indomani sarebbe stata una giornata lunga e intensa ed era già tardi.

La sveglia infatti suona presto, saliamo il sentiero al buio e solo quando siamo quasi in cima spegniamo le nostre frontali, ci prepariamo velocemente e via, si parte. In sosta c’è molto da fare per ritirare il materiale lasciato e le corde fisse, che correvano come un addobbo natalizio lungo tutta la via, tanto che Paolo, preso dai suoi lavori, si dimenticava di recuperarmi e, sul primo passo del secondo tiro, lo zaino pesante che mi porto dietro vince su di me e cado al di sotto della sosta: di questo passo non arriveremo mai in cima!

Dopo una mezz’oretta passata ad aspettare, accovacciata sulla piccola cengia, Paolo trova una soluzione e scala in libera il primo tiro duro, il terzo della via, non troppo lungo, ma su bellissime rigole molto marcate che però non mostrano segni di vecchiaia, senza una ruga a cui aggrapparsi!

La mia strategia è quella di essere il più veloce possibile, per cui in alcune occasioni, anche se potrei essere in grado di scalare, non ricerco una soluzione, così come sul successivo tiro, il più duro della via, posso solo scalare una minima parte e ammirare questi appigli che si susseguono solo fino ad un certo punto però, poi non ne vedo proprio più! Ora capisco perché ci avevano messo un giorno per mettere un solo spit! Mentre sono in sosta rivivo le sensazioni provate due anni fa, il giorno delle foto, quando tra la nebbia avevo sentito il suo urlo e non essendo rimbalzata in alto per la caduta, avevo intuito che era riuscito a liberarlo!

Fabio palma sulla terza terza lunghezza (Ph Luca Passini)

Fabio palma sulla terza terza lunghezza (Ph Luca Passini)

Continuiamo a salire e la preoccupazione di non riuscire ad arrivare in cima si affievolisce leggermente perché siamo già a metà ed è ancora presto; però non dobbiamo perdere la concentrazione, perché gli imprevisti possono essere ancora tanti. Il tiro successivo, chiodato da Fabio, affronta una bella placca e devo impegnarmi parecchio per scalarlo… Salendo sgancio le fisse e quando arrivo alla sosta successiva trovo Paolo nascosto dal materiale, riusciremo mai a portar giù tutta ‘sta roba?

Do un occhio alla parete: un particolare muro senza prese strapiombante sulla destra e il nulla sulla sinistra: ma dove si passa?

Questo è il famoso traverso chiodato da Fabio e a lui mando subito un po’ di insulti, perché qui, se cado, mi faccio un bel pendolo! Ma il peggio deve ancora arrivare, quando scopro che la sosta successiva è esattamente sopra di me, per cui i possibili pendoli sono due, uno all’andata e uno al ritorno. Mi assicuro perciò anche all’altra corda che dalla S3 in poi usiamo per recuperare il saccone, che mi dà un po’ più di sicurezza. All’apparenza non è difficile ma mi sbaglio di grosso e mentre cerco di superare l’angolo, mi scivola la mano sinistra e cado nel vuoto. Alla fine si rivela uno dei traversi più belli che abbia mai scalato, molto esposto con una linea interessante.

Quando arrivo alla sosta, scopro che il materiale accumulato finora è una nullità in confronto a quello che vedono i miei occhi: altre corde fisse e un mega saccone incastrato nella nicchia!

Un occhio all’orologio e, per non fare tardi. decidiamo che scaleremo ancora entrambi la prossima lunghezza, mentre l’ultima lunghezza la salirà solo Paolo.

Paolo Spreafico sul quarto tiro il giorno della libera (Ph Luca Passini)

Paolo Spreafico sul quarto tiro il giorno della libera (Ph Luca Passini)

Il successivo è un tiro che obliqua verso destra con un tratto di roccia non proprio perfetta per poi salire dritti, dove i chiodatori, forse in carenza di materiale, hanno messo poche protezioni.

Ci siamo quasi, siamo al limite del tempo a disposizione prima delle doppie, per cui Paolo riparte subito sull’ultimo tiro. Lo vedo scalare ancora bene sul primo tratto leggermente strapiombante da chiusure nette, poi, sempre più stanco guadagna comunque la cima, ma non è ancora tempo di festeggiamenti.

Velocemente ci prepariamo a scendere ed ad ogni sosta ci attacchiamo un po’ per uno le corde fisse, ormai secche, inutilizzabili e ingestibili. Paolo si carica il saccone che poi riempiamo con altre corde fisse recuperate più sotto. E ancora qualche dubbio: riusciremo a rientrare con la luce o ci tocca passare la notte in cengia?

Paolo e Fabio in sosta (Ph Luca Passini)

Paolo e Fabio in sosta (Ph Luca Passini)

Tra sbuffi e imprecazioni varie finalmente siamo per terra! Arrivo io per prima, inizio a radunare tutto il materiale e a riempire gli zaini che saranno pesantissimi per la discesa dal temibile zoccolo…

Come spesso accade in Wenden, arrivano a salutarci gli stambecchi che con i loro occhi di ghiaccio ci scrutano e continuano ad arrampicarsi meglio di come lo facciamo noi, quasi a dirci che questa è casa loro.

Finalmente siamo alla macchina proprio prima che il buio ci avvolga completamente e solo ora che la LUNGA ATTESA è terminata possiamo festeggiare con la famosa pizza svizzera del Felix!

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