Il sogno nel cassetto
Cesare Bugada, il Mali, Erosione la nuova via, e i sogni di un cassetto che scorre a meraviglia

Oh ciao e allora qualche novità dal Mali? No, non proprio. Ma ho una bella sensazione… Quante telefonate, per organizzare questa spedizione. Notti insonni, ma comunque sempre quella voglia di partire, di conoscere, di scoprire, di vivere l’avventura. Tanti dubbi che dovranno attendere la mitica partenza. La voglia di andare con i miei amici e la sicurezza che arrivati sul posto riusciremo a vivere i nostri progetti. Ogni giorno che passa ci riserva una sorpresa, una storia da risolvere, insomma qualche cosa che ci fa crescere, che ci fa più gruppo, più forti.
Come paesaggio vivere in Mali sembra di essere nel presepe. E che dire: facendo la coda per telefonare parlo con la gente del posto che è molto disponibile e ospitale. Segou (un bimbo del luogo) mi chiede se posso regalargli un pallone da calcio. Un suo amico mi chiede se posso procurargli un dizionario francese.Passati i primi giorni la nostra attenzione va alle infinite pareti, tante senza nome, altre ancora senza il magnesio di noi scalatori. Purtroppo mi spacco subito al secondo giorno. Dopo l’incavolatura iniziale mi dico che ho voluto la bicicletta e allora pedala! E così Salvador (responsabile dell’agenzia) mi fa conoscere uno sciamano e mi rimette a posto la gamba. Io non capivo lui, lui non capiva me ma alla fine i gesti non hanno confini. Niente succede per caso, durante la mia breve convalescenza visito il paese con Salvador e accompagno i miei soci alle pareti. Ho la fortuna di fare foto e film a loro.

A parte la posizione scomoda in parete, dall’obiettivo della videocamera mi sembra di essere davanti alla TV e vedere quello che fanno quelli veri… Ma che dico da questa parte dell’obiettivo ci sono io e dall’altra parte i miei amici, che “sancio”… noi siamo quelli veri! Attimi di sfiducia che si contrappongono ad attimi di felicità. Riprendo a scalare con i miei amici, uno spigolo infinito, scalino per scalino come un apprendista fino all’ultimo giorno. Arrivato in cima alla guglia che nessuno ha ancora salito è affascinante, mi sembra di sognare!

Sogno, vedo ancora la partenza con Gio. Sono contento di essere in cordata con lui e Yayé. Se non provi non sai cosa vuol dire superare un diedro, una placca, quei funghi formati dall’erosione dovuta forse alle tempeste di sabbia o ai druidi. Andare avanti fantasticando metro dopo metro. C é ancora molto da fare. Il diedro con la finestra, …i pipistrelli che disturbo quando devo piazzare un friends o il condor che vola via all’improvviso, l’ho disturbato? No, voleva stare tranquillo…

La cima…. Bellissimi attimi emozionanti. Il risveglio: le doppie e alcune soste ancora da attrezzare al buio. Il caldo sembra non aver più effetto. Le nostre frontali sulla parete sono come i lumi di un albero di Natale. In basso vedo un fuoco attorno al quale ci sono Adri, Marco, Simo e Salvador, pronti a festeggiare con noi la nuova via (EROSIONE SOLARE). Penso di essere uno dei pochi ad aver fatto esplodere un trapano facendo l’ultimo foro per la sosta, forse troppa euforia! La chiave di tutto questo è la fiducia in me e nei miei amici. Insomma per il mio sogno ho dovuto lottare, sono fiero e grazie al gruppo dei Ragni ho potuto realizzarlo. Un cassetto che scorre a meraviglia….

Cesare “Cece” Bugada

Grimari – Débéré - versante sud
Guglia Ragni
VIA EROSIONE SOLARE
Apritori: S.C. e B. Marnette Yaye, Giovanni Ongaro, Cesare Bugada
Lunghezza: 270m, 6 lunghezze
Difficoltà: 6b (6a obbl.)
Materiale: 8 rinvii; 1 set di friend fino al 3 BD compreso 1 micro, qualche fettuccia, 1 set di dadi
Discesa: sulla via di salita con doppie di 60m