Marco tenta milo (8A+)

Marco tenta milo (8A+)

Sono passati ormai 13 anni da quando ho piantato il primo fix in questa falesia in compagnia di Stefano Orlandi (Cali per gli amici, figlio di quel Calumer assai noto nell’ambiente montano lecchese). Da allora diverse mani hanno lavorato su questa parete, tra cui Mauro “Cimo” Sormani, Giacomo “Mino” Rusconi, Stefano Tremolada, Aldo Rovelli ed altri.

I lavori di chiodatura hanno richiesto il loro tempo visto che, come quasi tutte le falesie della nostra zona, anche questa nasce dal lavoro appassionato di amatori che dedicano parte del loro tempo libero, driblando tra famiglia e lavoro, a chiodare e ripulire queste rocce, dando vita a linee figlie dell’intuito personale di ciascuno di loro.

Ritengo che da un lato sia una fortuna che questi posti nascano ancora dal volontariato e non dalle mani di professionisti nominati da qualche ente pubblico, se non altro perché si sviluppano con la calma necessaria a coltivare e coccolare ogni linea in modo separato ed autonomo. Intendiamoci, ben vengano la competenza delle guide alpine (che potrebbero svolgere un ruolo di controllo delle chiodature e dei materiali impiegati) e la sensibilizzazione degli enti per la promozione dell’arrampicata, ma ho sempre temuto i risultati di una chiodatura seriale sulla quale potrebbero gravare la frenetica tempistica della consegna e la pressione di un budget da rispettare ….. chiunque abbia un lavoro sa come funzionano queste cose.

Fatto sta che dopo tanti anni questo posto si è sviluppato ed ha preso vita. Ne è nata, o meglio sta nascendo, una falesia di livello medio alto, dove per divertirsi bisogna masticare almeno un po’ il grado 8, anche se non mancano linee più facili ma sono poche e di qualità inferiore rispetto alle altre. L’arrampicata e atletica e su prese quasi sempre discrete, ma comunque esigente e tecnica. A complicare le cose vi è anche, a causa della particolare esposizione, la mancanza di vento che influisce negativamente sull’aderenza della roccia quindi, nonostante la falesia vada in ombra nel primo pomeriggio, queste caratteristiche la rendono uno spot ideale per le mezze stagioni.

Marisa Bogetti su NUTRIRE L'AQUILA (8A)

Marisa Bogetti su NUTRIRE L’AQUILA (8A)

Le note positive sono sicuramente la bellezza delle linee, il fatto che ci si possa scalare anche quando piove copiosamente (ma non dopo lunghi periodi perché tende a restare bagnata a lungo a causa delle infiltrazioni), l’ambiente isolato e panoramico ed il fatto che non manchi il pane per i denti dei nuovi giovani campioni.

A livello puramente personale dopo tanti anni, anche se la roccia è di tutti, la sento un po’ come casa mia e come tale la vorrei bella ed accogliente anche per gli ospiti. Quindi mi è balenata l’idea di sistemarla un po’, specialmente alla base che era molto sconnessa e scomoda. Ho cercato di coinvolgere alcuni amici nell’iniziativa ed alcuni hanno prontamente risposto, primo fra tutti Roberto Caspani, mio caro amico e socio di arrampicate in tempi non sospetti che ora ha deposto le armi, ma che è sempre disponibile ed appassionato nei confronti del mondo arrampicatorio. Roberto, che è dotato di grande pazienza ed ha un passato da giardiniere, si è quindi affermato subito come capo mastro del “cantiere Valbrona” ed i risultati li vedrete dalle immagini.

Ma si sa che per poter invitare degli ospiti bisogna preparare delle pietanze gustose ….. quindi con Cimo stiamo preparando dei bei progettoni per le giovani dita di campioncini come Stefano Carnati, Simone Tentori, Maria Ballerini, Anna Aldè e di chiunque voglia cimentarcisi.

Ho avuto modo di conoscere e di arrampicare con alcuni di questi ragazzi e devo dire che stanno dando una bella rinfrescata al mondo dell’arrampicata, non solo dal punto di vista tecnico, ma anche nello spirito e ritengo che al contrario di come dovrebbe essere, noi “vecchietti” abbiamo molto da imparare da loro. Vedo in loro l’allegria dello scalare gomito a gomito, i sorrisi durante il confronto, la partecipazione alla prestazione altrui.

Mastro Roberto Caspani

Mastro Roberto Caspani

Chi è del nostro ambiente sa che spesso non è stato così, e questa vuole essere anche e principalmente un’autocritica, poiché io stesso sono figlio di quel periodo ed anche io come tanti ho sofferto di questi mali: frequentemente l’invidia ha minato i rapporti tra gli arrampicatori. La prima RP di un tiro ha rotto amicizie che duravano da anni. La gelosia ed il senso di possessione di una falesia ne hanno inibito la frequentazione per anni col risultato che alcune falesie sono cadute in disuso e poi abbandonate. Ci sono progetti “privati” con ragnatele, polvere, corde fisse secche e spit arrugginiti perché aspettano da anni la prima RP che non è mai arrivata. Ovvio che, anche se la roccia è di tutti, il lavoro è di chi lo fa, ed anche chi ama chiodarsi i propri progetti ha il diritto di vedere rispettate le proprie idee ed il proprio lavoro, ma, come spunto di riflessione chiediamoci:

Nell’epoca dei 9A a vista e dei 9B+ lavorati ha ancora senso farsi il sangue amaro per la prima libera di un 8A o di un 8C giocandoci da soli poi?! Cosa ha più valore?

Lo spit che metto su un tratto di roccia vergine o la mano che tiene la corda su cui sono appeso?

Il tiro che sto provando o l’amico col quale lo sto provando?

Il F.A. sulla schermata di 8A.NU o la birra bevuta in compagnia ed i complimenti dei compagni di scalata?

E’ più importante quello che ho fatto o che persona sono diventato?

Nick e Milo dopo la prima libera di MILO (8A+)

Nick e Milo dopo la prima libera di MILO (8A+)

I lavori a Valbrona nova continuano e c’è ancora tanto, ma davvero tanto da fare. Non pubblicheremo ancora le relazioni, non perché la falesia sia segreta, tanti la conoscono già e la frequentano, ma perché vorremmo prima renderla presentabile. Inoltre il contesto in cui è calata non è dei più facili: infatti per arrivarci bisogna attraversare terreni privati ed in questi casi si sa che gli equilibri sono spesso labili. Quindi raccomando fin da subito il massimo rispetto, cautela ed educazioni ai futuri frequentatori, sia nel parcheggi are le macchine, nell’attraversare i campi, nel riportarsi a casa i rifiuti e nel fare i propri bisogni nei posti più consoni utilizzando per l’igiene personale prodotti non inquinanti (e le salviettine umidificate NON rientrano tra questi) … scusate la schiettezza.

Beh, che altro dire, ci risentiremo più avanti a lavori ultimati

COMING SOON ……

 

Marco Vago

(Gruppo Ragni di Lecco)