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Avete presente quando entrati in un ristorante cinese e il menù ha un sacco di cose che potete mangiare? Costa pochissimo, ordinate di tutto e vi arrivano piatti su piatti. I primi li riuscite a mangiare ma pian piano si perde il controllo e alla fine non si riesce a mangiare più niente. Questa cosa mi ricorda la lista delle vie che uno scalatore fa a inizio stagione (perché tutti noi la facciamo!), è sempre molto più lunga di quello che possiamo scalare… come al ristorante cinese!

2015 – La mia lista andava bene anche perché uno degli obiettivi l’avevo centrato pochi giorni prima del Melloblocco: “Io non ho paura” allo scoglio della Metamorfosi. Una via che mi era sfuggita per anni per diversi motivi e che finalmente si era fatta scalare. Per preparare il Mello avevo fatto buone sedute di blocchi, la forza era a posto. Perfetto… Cosa prevedeva il piano A? Corda per un periodo, finire uno dei due progetti in valle, una spedizione a luglio per poi rientrare al lavoro e poi un altro progetto.

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Visto così era un piano perfetto, ma la Patagonia mi ha insegnato che i progetti sulla carta funzionano, però il piano A non lo realizzi mai e passi sempre al piano B, che sempre ti sorprende.

Al Mello arrivo tirato come sempre e uso quella settimana come scarico, ma capisco che qualcosa nel corpo non funziona, la schiena mi fa male e la gamba sinistra non è a posto (subito il pensiero torna all’anno passato quando nello stesso periodo ho rotto il menisco e l’estate era stata compromessa). Finita la manifestazione mi faccio visitare (dott. Kelios). Esito della risonanza: ernia a metà schiena e quattro protusioni lombari…meno male, pensavo peggio! Tre settimane di pastiglie e di stop poi per motivi personali salta la spedizione…piano A: defunto.

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A fine maggio riprendo. Piano B che ti sorprende sempre… la corda ” per un periodo la manteniamo che non fa male! Dopo qualche allenamento giro un po’ per ritrovare la forma giusta. Prima le falesie in zona, Valbrona nuova, la falesia del mio amico Marchino che ha fatto un ottimo lavoro. Salgo un 8a e il Parassita arquatese 8b+. A Lagalb salgo l’8b+ di Rosso Malpelo poi visito Briancon nei settori Entrajgues, Face bouc, La Saume (una delle falesie più belle che abbia mai visto!). Un po’ di Dolomiti: Laste, Malga Ciapéla, Eiszeit.

In tutto salgo una quindicina di vie dall’ 8a all’ 8b, poi passo a trovare l’amico Pala a Poschiavo che mi porta a fare un giro sulle sue vie di più tiri al Pilastro Miralago e saliamo due itinerari: uno di quattro tiri fino al 7b e liberiamo Gravity Game, sempre di quattro tiri, fino al 7c+/8a. Una via che veramente consiglio… serie A!

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In Valle a Strombix risolvo 1,5,9 8b/+ boulderosa (il nome deriva dalla distanza delle liste del Pan Gullich di Ben Moon). Geometrie diagonali 8c al Formaggino (ormai la parete è completata con 25 vie.) Libero il link Il tormento della Bruga diretto 8c e altre tre vie nuove: Fino alla fine del mondo 8a, Quasi perfetta 8a+, Nel mundo perfetto 8b. Quindi capisco che la forma è tornata buona e siamo all’inizio di luglio. Continua il piano B che ora prevede: solo montagna e specifico solo Big Wall. Mentre gli altri anni alternavo un po’ di falesia, quest’anno volevo essere più radicale, forse per via del caldo eccessivo, che non faceva più scalare in falesia, o semplicemente per la voglia di cambiare. Nei mesi successivi scalo solo sulle pareti, alternando i giorni di lavoro a quelli di montagna sempre di corsa con quest’estate magnifica.

A volte qualcuno mi chiede perché scalo molto in Val Masino non andando in altri posti. Il motivo è semplice, in molti posti ho scalato, dal Wenden al Ratikon, dal Bianco alle Dolomiti, ripetendo molte vie “test” ma posso assicurare che le pareti del Masino, soprattutto affrontate in libera, non hanno niente da invidiare e sono molto più complesse rispetto a zone famose. L’arrampicata qui è un misto fra l’aleatorio e forza e la meteo è spesso pazza, gli avvicinamenti sono lunghi e il periodo buono per liberare le vie non è di molti mesi rispetto ad altre zone. Tutti questi motivi fanno di questo posto una delle zone più difficili per la libera e questa sfida mi ha sempre attirato.

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Torniamo al piano B. Anche se ho scalato per anni su queste pareti voglio ritornarci con tutto me stesso e rivederle, è incredibile ma queste montagne mi hanno regalato una stagione da ventenne, una delle più belle che ho trascorso da queste parti. Prima cinque giornate (gelide) per aprire Buena Vita poca Plata con Luca e Matteo sulla est del Precipizio degli Asteroidi (24 tiri 700 m), poi tre giorni (caldissimi) per liberarla fino al 7c+/8a. Otto giorni per venire a capo dei tiri della big wall più bella e perfetta che ho potuto salire: Adventure time sulla Meridiana, 16 tiri, 550 m fino all’8b/c con Luca, Paolo, Dani, Stefano e Matteo. Un tentativo di libera al Picco Darwin su Memorie del futuro (erano vent’anni che non tornavo su questa parete) dopo due tiri era chiaro che il tentativo sarebbe fallito, non me ne vogliano gli apritori, ma la via è veramente brutta. Tra me e Luca si era instaurata una “competizione” su chi avrebbe mollato per primo: vecchio contro giovane? Così ci siamo trascinati fino al settimo tiro. Luca mi guarda e mi dice “Ne ho piene le palle di sta via, scendiamo!”. Mentre finiva la frase io avevo già fatto il nodo di doppia, mi guarda, ride…”Aspettavi solo queste parole…”. Rido anche io. Fine della libera. La giornata si è conclusa con una grande abbuffata alla base della parete. Una giornata perfetta.

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Per finire quattro giorni di apertura di “Dai, vieni con noi” con Mirko e Thomas, piccola via con carattere.

A volte capita che dai per scontato che su certe pareti ci passerai molte volte, invece capita che nella vita su alcune passi ben poche volte, come è successo al Darwin, vent’anni dopo la libera del Naufragio degli Argonauti o sulla est del Precipizio dopo tre anni che non ci tornavo, oppure la Meridiana dove ho chiuso un progetto di quattro anni. Penso che su di essa non tornerò forse mai più. Questo mi fa capire che dopo anni che scalo ci sono pareti che non si incontrano molte volte nella vita e quelle hanno un fascino particolare e, dopo tanto tempo di scalata, le gusti ancora di più.

Questa è stata una di quelle estati da gustare.

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