LA ESCOBA DE DIOS

La Patagonia deve il suo nome a Ferdinando Magellano: mentre nel 1520 cerca la via per entrare nell’oceano Pacifico navigando attraverso lo stretto che ora porta il suo nome, è il primo ad imbattersi negli indigeni Tehuelche, che scambiandoli per giganti li chiama “patagoni”.

Questa regione, una delle aree meno densamente popolate al mondo, è conosciuta principalmente per le montagne e la Pampa, che si estendono per circa un milione di kilometri quadrati.

La particolare conformazione di questa terra compresa tra due oceani, la rende costantemente battuta da fortissimi venti carichi di umidità provenienti dal pacifico, responsabili della formazioni dei famosi funghi di ghiaccio in cima alle montagne.

Le pareti, i ghiacciai e le pianure sono molto più grandi rispetto a quello a cui siamo abituati, ma non ce ne si rende conto finché non ci si è dentro. L’aria molto limpida fa sembrare infatti le cime più vicine di quanto lo siano nella realtà, ingannando la prospettiva.

Ma quello che rende davvero speciali queste montagne sono le loro forme uniche: pareti enormi di granito tagliate da fessure perfette, sembrano sempre vicine ma inafferabili.

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Ph. Arianna Colliard

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Ph. Pascal Fouquet

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Ph. Pascal Fouquet

 

VITA A CHALTÉN

Dopo quasi sette settimane di permanenza ci rimangono pochi giorni di brutto tempo da passare a El Chaltén.

Si sente l’avvicinarsi dell’inverno e il clima è più fresco rispetto a quando siamo arrivati, i pochi alpinisti ancora in giro stanno lasciando il paese.

Si respira comunque un clima molto allegro, le persone sono sempre ospitali, tutti conoscono le previsioni meteo e i locali più ottimisti annunciano sempre l’arrivo di fantomatiche finestre di bel tempo (la “ventana”).

Tra gli scalatori (principalmente argentini, americani e da varie parti d’Europa) non c’è mai competizione e tutti sono sempre pronti a farti i complimenti, mai nessun tipo di invidia.

Senza più obiettivi da raggiungere e le previsioni che non lasciano più alcuna speranza di scalata gli ultimi giorni passano nella noia totale.

Quando non siamo in montagna (abbastanza spesso, causa meteo), le giornate passano più o meno in modo regolare: alla mattina ognuno svolge le sue attività preferite, mentre al pomeriggio generalmente andiamo ad arrampicare sui blocchi che ci sono sparsi sulle colline intorno al paese. È un buon modo di tenersi in forma, oltre che un’attività molto interessante.

Generalmente ci aggreghiamo a gruppi di scalatori argentini o americani, altre volte da soli. La caratteristica fondamentale del bouldering qua è (ancora una volta) data il vento: c’è sempre aderenza, ma quando meno te lo aspetti il crash pad sotto di te viene spazzato via da qualche raffica.

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Ph. Arianna Colliard

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Ph. Pascal Fouquet

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Ph. Pascal Fouquet

Tra vie, tentativi e carichi materiale ho passato in totale più di venti giorni tra le montagne, molti considerando il brutto tempo.

Anche se la “suerte” non è sempre stata dalla nostra parte mi sento comunque molto contento per come è andata, nel prossimo aggiornamento le salite sul Cerro Torre e Fitz Roy.

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Ph. Arianna Colliard