lunedì | ottobre 14, 2019

TORRI DEL PAINE 1986

1986, quarantesimo dei ragni…partiamo in quindici per la Patagonia, con obiettivo Tre Torri, Torri del Paine, Sarmento e Aig. Poincenot. Io, insieme a Marco Ballerini, Carlo Besana, Dario Spreafico e Renato Da Pozzo, vogliamo salire la Torre centrale del Paine.

Ma i problemi iniziano ben prima, visto che ci mettiamo un bel po’ di tempo ad attraversare il famoso guado, e non vi dico i numeri…consci di aver già rischiato quanto previsto per un’intera salita, arriviamo al campo base dove troviamo Salvaterra, Orlandi e Giarolli, reduci dalla prima salita di Magico Est, via nuova sulla Est della Parete centrale. Ci lasciano un’intera capanna, da loro costruita durante i giorni di brutto tempo…ci avvisano però che dobbiamo dividerla con i fantomatici fratelli Gallego, che scopriamo avere una quantità enorme di materiale. Noi abbiamo un minuto saccone, dove abbiamo sbagliato? Salvaterra ci lascia anche due mezze corde da usare come fisse, le nostre sono macinate.

paine_4_bisIl giorno dopo è naturalmente brutto tempo ma partiamo lo stesso, verso la Sud della Torre centrale. Attacchiamo la parete ma il vento fortissimo ci blocca letteralmente durante l’arrampicata, tanto che torniamo giù solo dopo due giorni. Intanto sulla parete avevamo visto il punto raggiunto dagli spagnoli, facilmente distinguibile per due enormi bidoni blu.

Tornati al base condividiamo con i fratellini la loro gustosa caccia ai topi, naturalmente invogliati dalle loro gigantesche scorte di cibo.

Il mio compito, nei giorni successivi, è quello di svegliarmi alle cinque e controllare il tempo, per avvertire eventualmente gli altri. Ed è un’operazione molto veloce, visto le condizioni. Tempo sempre brutto. Alla vigilia di Natale le condizioni sono proibitive ma i giorni scarseggiano e ci mettiamo in marcia…torniamo in parete e fessure e diedri che avremmo tranquillamente saliti in libera vengono superati in artificiale a causa di un vento tremendo, che spesso è sul punto di ribaltarci. La nostra linea è proprio sopra il colle che separa la centrale dalla Sud, e quindi il vento ne è ingigantito.

Alla confluenza con alcune fessure strapiombanti troviamo dei vecchi chiodi, pensiamo a delle scalate e in seguito scopriremo che in qualche punto la nostra via si era intersecata alla Kearney-Knight. A quel punto finalmente arriva una schiarita e vediamo la cima…sembra facile arrivarci perché gli strapiombi sono finiti, ma proprio per questo troviamo del verglass che rallenta ulteriormente la progressione anche su facili fessure. Arriviamo infine in cima, in cinque, alle 20.00 della notte di Natale…sono mille metri di via, ci aspettano delle calate lunghe e pericolose perché il vento è fortissimo, inimmaginabile, dobbiamo anche fermarci a riposare per un paio d’ore sopra un’esile cengia…tempo di Patagonia

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E’ il 3 Dicembre 1992, e sono di nuovo nel parco con Carlo Besana, Umberto Villotta, Manuele Panzeri, Maurizio Carota e Sabrina, la nostra cuoca del campo base; non c’è più il vecchio guado ma un grandissimo ponte, e al posto dell’estancia c’è un albergo di lusso, il turismo è arrivato anche qui! Troviamo Bruno De Donà, quasi si lamenta per il bel tempo perché non piove da un mese e c’è troppa polvere…dal giorno dopo, caro diario, non so dirti quanta acqua ha cominciato a scendere!!

Al campo base, raggiunto con i cavalli, troviamo la banda di Paul Pritchard, simpaticissimi e scanzonati; stanno tentando di salire la via degli spagnoli con protezioni veloci e in maniera pulita, per risolvere la linea in tre o quattro giorni. Il confronto con lo stile dei fratelli Gallego è impietoso: I Gallego hanno salito le placche di terzo e quarto grado con una montagna di spit, e addirittura salgono con due corde fisse perché una gli si era esplosa sul Fitz Roy. Potrei dire che il loro stile è scandaloso…

Noi invece vogliamo andare sulla Torre Nord, lungo il pilastro Nord Est; dopo qualche tentativo desistiamo perché ci sono delle lame molto instabili e roccia precaria.

Ci dirigiamo allora sul Versante Ovest, vogliamo aprire una via moderna e lì il granito è rosso fuoco e molto compatto; nel poco bel tempo che ci concede la Patagonia riusciamo a portare l’intero materiale ad un campo base avanzato, alla base del ripido canale che dà accesso alla parete.

paine_03E qui inizia l’attesa del bel tempo…venti giorni di segregazione al campo base, passati a leggere, trasportare rifornimenti e tagliare legna. Il 29 Dicembre, con i giorni a disposizione agli sgoccioli, qualcosa cambia…il vento, che finora aveva soffiato da Ovest, cambia direzione e riappaiono le torri. Il mattino seguente siamo all’attacco della parete, non c’è una nuvola! Ci alterniamo e la via è subito impegnativa ma divertente, a fine giornata siamo già a metà parete! Scendiamo alla base euforici e la mattina dopo, incredibile, il cielo è ancora limpido. In parete siamo baciati da temperatura estiva e alle 17.00 del 31 Dicembre siamo in cima, con alle spalle 600 metri di arrampicata fino al 6b e passaggi di A2.

La via è stata chiamata SUERTE PARA MANANA, tutte le mattine un argentino ci salutava in quel modo. Tornato a Punta Arenas la prima cosa che faccio è tuffarmi nel mangiare…ingrasso di quasi 10kg in 10 giorni, al ritorno in aereo avevo la pancia che impediva ai pantaloni di chiudersi!

Di Norberto Riva

norberto riva

Foto: Norberto Riva, Carlo Besana

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1986 PAINE TOWERS-PATAGONIA

986. 40th anniversary of Ragni group…fifteen of us leave for Patagonia, our objectives are three different towers: Towers of Paine, Sarmiento and Aguja Poincenot. Marco Ballerini, Carlo Besana, Dario Spreafico, Renato Da Pozzo and I want to climb the central tower of Paine.

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Our troubles begin very soon, since we take a very long time to cross the river and we take an amount of risks usually taken during a whole ascent. We arrive at the base camp, where we meet Salvaterra, Orlandi and Giarolli, which are just back from climbing “magico est”, a new route on the Eastern face of the central wall. They leave us a homemade hut, built by them in the stormy days…but they warn us that we’ve to share it with the Gallego brothers, which have a huge amount of gear. We only have a small haulbag. Did we do something wrong? Salvaterra also leaves us two half ropes for fixing, ours are already trashed.

Of course the following day the weather is bad, nevertheless we start towards the South face of the Central Tower. We begin to climb but the very strong wind literally stops us while climbing, therefore we come down after only two days. Meanwhile on the wall we had seen the highpoint reached by the Spanish, easy to spot because of two huge blue bins.

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Once back at the base camp we help the Gallego brothers to hunt the mice, in change of some food.

My task for the following day was to wake up at five in the morning and check the weather, and in case wake up also the others. It was a pretty quick task in these conditions. The weather was always bad. The day before Christmas the conditions are still far from perfect but time starts running out so we start…we go back to the wall and we have to aid climb on cracks and corners which would have been easy to free climb if there wasn’t this hell of wind, which is almost ripping us off the wall. Our line is right over the col which divides the Central and the South tower, so the wind is amplified.

paine_4_bisAt the beginning of some overhanging cracks we find some old pegs, we’ll find out later that at some point our route crossed the Kearney-Knight. Suddenly the weather clears up and we see the summit…it looks easier because the overhangs are over, but for this reason we find some verglas which slows us down even more also on easy cracks. Eventually we reach the summit, the five of us, at 8 pm of Christmas…our route is one thousand meters long and the descent is going to be long and dangerous since we have to rappel down with this incredibly strong wind, we have to stop for a couple of hours and take some rest on a thin ledge…that’s the Patagonian weather!

norberto

It’s the 3rd December 1992 and I’m back in the Park with Carlo Besana, Umberto Villotta, Manuele Panzeri, Maurizio Carota and Sabrina, our cook at the base camp. For crossing the river now there is a big bridge and in place of the “estancia” there is a luxury hotel, the tourism arrived till here! We meet Bruno De Donà and he almost complains for the good weather because it hasn’t rained for a month and there’s too much dust…from the following day, my dear diary, I cannot tell you how much rain began to fall!

We reach the base camp with the horses and meet Paul Pritchard and his group, pleasant and funny guys; they were trying to climb the Spanish route in a clean style in only three or four days. It’s ridiculous to compare their style with the style of the Gallego brothers: the Gallegos climbed 4th class slabs with tons of bolts and they jumared up with two fixed ropes because once on Fitz Roy a rope broke. I could say that their style is shocking…

 

Indeed we want to go on the Northern tower, on the North-East pillar; but after a few attempts we give up because there are some loose flakes and chossy rock.

We head to the West side, our goal is to open a modern route and there the granite is reddish and very compact; in the little good weather we manage to carry all the gear to an advanced base camp, at the base of the steep couloir which leads to the wall.

paine_03And here we begin to wait for the good weather, twenty long days closed in the base camp, spent reading, carrying food and cutting wood. The 29th of December, with only a few days left, something changes…the wind, that until that moment was blowing from West, changes direction and the Towers show up. The next morning we’re at the base of the wall, there is no cloud! We swap the lead and the route is immediately sustained but nice, by the end of the day we’re already at half of the wall! We go back to the base and, incredibly, the following morning the sky is still clear. On the wall we can enjoy a summer temperature and at 5 pm of the 31st of December we reach the summit…600 meters of climbing are behind, up to 6b and A2.

We named the route SUERTE PARA MANANA, because every morning an Argentinian guy was greeting us with this words. Once back to Punta Arenas the first thing I do is dedicate myself to the food, I put on almost 10kg in 10 days, on the way back on the plane I was so fat that I couldn’t close my pants anymore!

By Norberto Riva

Foto: Norberto Riva, Carlo Besana

English translation by Matteo Della Bordella

 

 

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