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1986, quarantesimo dei ragni…partiamo in quindici per la Patagonia, con obiettivo Tre Torri, Torri del Paine, Sarmento e Aig. Poincenot. Io, insieme a Marco Ballerini, Carlo Besana, Dario Spreafico e Renato Da Pozzo, vogliamo salire la Torre centrale del Paine.

Ma i problemi iniziano ben prima, visto che ci mettiamo un bel po’ di tempo ad attraversare il famoso guado, e non vi dico i numeri…consci di aver già rischiato quanto previsto per un’intera salita, arriviamo al campo base dove troviamo Salvaterra, Orlandi e Giarolli, reduci dalla prima salita di Magico Est, via nuova sulla Est della Parete centrale. Ci lasciano un’intera capanna, da loro costruita durante i giorni di brutto tempo…ci avvisano però che dobbiamo dividerla con i fantomatici fratelli Gallego, che scopriamo avere una quantità enorme di materiale. Noi abbiamo un minuto saccone, dove abbiamo sbagliato? Salvaterra ci lascia anche due mezze corde da usare come fisse, le nostre sono macinate.

paine_4_bisIl giorno dopo è naturalmente brutto tempo ma partiamo lo stesso, verso la Sud della Torre centrale. Attacchiamo la parete ma il vento fortissimo ci blocca letteralmente durante l’arrampicata, tanto che torniamo giù solo dopo due giorni. Intanto sulla parete avevamo visto il punto raggiunto dagli spagnoli, facilmente distinguibile per due enormi bidoni blu.

Tornati al base condividiamo con i fratellini la loro gustosa caccia ai topi, naturalmente invogliati dalle loro gigantesche scorte di cibo.

Il mio compito, nei giorni successivi, è quello di svegliarmi alle cinque e controllare il tempo, per avvertire eventualmente gli altri. Ed è un’operazione molto veloce, visto le condizioni. Tempo sempre brutto. Alla vigilia di Natale le condizioni sono proibitive ma i giorni scarseggiano e ci mettiamo in marcia…torniamo in parete e fessure e diedri che avremmo tranquillamente saliti in libera vengono superati in artificiale a causa di un vento tremendo, che spesso è sul punto di ribaltarci. La nostra linea è proprio sopra il colle che separa la centrale dalla Sud, e quindi il vento ne è ingigantito.

Alla confluenza con alcune fessure strapiombanti troviamo dei vecchi chiodi, pensiamo a delle scalate e in seguito scopriremo che in qualche punto la nostra via si era intersecata alla Kearney-Knight. A quel punto finalmente arriva una schiarita e vediamo la cima…sembra facile arrivarci perché gli strapiombi sono finiti, ma proprio per questo troviamo del verglass che rallenta ulteriormente la progressione anche su facili fessure. Arriviamo infine in cima, in cinque, alle 20.00 della notte di Natale…sono mille metri di via, ci aspettano delle calate lunghe e pericolose perché il vento è fortissimo, inimmaginabile, dobbiamo anche fermarci a riposare per un paio d’ore sopra un’esile cengia…tempo di Patagonia

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E’ il 3 Dicembre 1992, e sono di nuovo nel parco con Carlo Besana, Umberto Villotta, Manuele Panzeri, Maurizio Carota e Sabrina, la nostra cuoca del campo base; non c’è più il vecchio guado ma un grandissimo ponte, e al posto dell’estancia c’è un albergo di lusso, il turismo è arrivato anche qui! Troviamo Bruno De Donà, quasi si lamenta per il bel tempo perché non piove da un mese e c’è troppa polvere…dal giorno dopo, caro diario, non so dirti quanta acqua ha cominciato a scendere!!

Al campo base, raggiunto con i cavalli, troviamo la banda di Paul Pritchard, simpaticissimi e scanzonati; stanno tentando di salire la via degli spagnoli con protezioni veloci e in maniera pulita, per risolvere la linea in tre o quattro giorni. Il confronto con lo stile dei fratelli Gallego è impietoso: I Gallego hanno salito le placche di terzo e quarto grado con una montagna di spit, e addirittura salgono con due corde fisse perché una gli si era esplosa sul Fitz Roy. Potrei dire che il loro stile è scandaloso…

Noi invece vogliamo andare sulla Torre Nord, lungo il pilastro Nord Est; dopo qualche tentativo desistiamo perché ci sono delle lame molto instabili e roccia precaria.

Ci dirigiamo allora sul Versante Ovest, vogliamo aprire una via moderna e lì il granito è rosso fuoco e molto compatto; nel poco bel tempo che ci concede la Patagonia riusciamo a portare l’intero materiale ad un campo base avanzato, alla base del ripido canale che dà accesso alla parete.

paine_03E qui inizia l’attesa del bel tempo…venti giorni di segregazione al campo base, passati a leggere, trasportare rifornimenti e tagliare legna. Il 29 Dicembre, con i giorni a disposizione agli sgoccioli, qualcosa cambia…il vento, che finora aveva soffiato da Ovest, cambia direzione e riappaiono le torri. Il mattino seguente siamo all’attacco della parete, non c’è una nuvola! Ci alterniamo e la via è subito impegnativa ma divertente, a fine giornata siamo già a metà parete! Scendiamo alla base euforici e la mattina dopo, incredibile, il cielo è ancora limpido. In parete siamo baciati da temperatura estiva e alle 17.00 del 31 Dicembre siamo in cima, con alle spalle 600 metri di arrampicata fino al 6b e passaggi di A2.

La via è stata chiamata SUERTE PARA MANANA, tutte le mattine un argentino ci salutava in quel modo. Tornato a Punta Arenas la prima cosa che faccio è tuffarmi nel mangiare…ingrasso di quasi 10kg in 10 giorni, al ritorno in aereo avevo la pancia che impediva ai pantaloni di chiudersi!

Di Norberto Riva

norberto riva

Foto: Norberto Riva, Carlo Besana