Con l’arrivo della primavera si è avviato il circuito della Coppa Italia lead e per me, dunque, è iniziata la stagione agonistica. Concludendo questo circuito con un terzo posto, ottengo la possibilità di partecipare alle gare di Coppa del Mondo lead.

Tutte si sono svolte nel mese di luglio, che è stato pertanto molto impegnativo con una competizione ogni weekend, rispettivamente a Villars (Svizzera), Chamonix, Briancon, ed infine ad Arco.

Se durante la primavera le sensazioni in gara sono state piuttosto positive e gli allenamenti procedevano bene, con l’arrivo dell’estate la mia forma è decisamente crollata. Ho partecipato alle gare conscio di questa situazione fisica alquanto negativa, ma l’impegno lo avevo preso e dunque andava portato a termine: stringendo i denti, ho sperato che qualcosa di positivo potesse accadere. Purtroppo ciò non è avvenuto e i risultati sono stati, ahimè, pessimi!

L’estate però non era ancora terminata e il mese di agosto si presentava libero da ogni impegno agonistico… era tempo di scalare su roccia!

Nel mese di giugno avevo già maturato una vaga idea di un viaggio in Norvegia, per visitare l’ormai molto famosa grotta di Flatanger.

Riesco così ad organizzare un viaggio di due settimane con il mio amico Luca Camanni ed il primo di agosto ci ritroviamo di fronte a questa enorme caverna, che ci appare ancora più maestosa di quanto immaginassimo.

Il mio obiettivo della vacanza è stato scalare il più possibile, su qualunque via mi attraesse, senza focalizzarmi su un unico e singolo progetto. Con moltissime vie da provare, una più diversa dall’altra, su un tipo di roccia che io reputo “perfetto” per noi climbers, in un ambiente naturale poco contaminato dalla presenza umana, ho passato i primi tre giorni a scalare ininterrottamente. È così che, alla sera del terzo giorno, mi ritrovo a letto con un bel febbrone!

Con il passare dei giorni, abbiamo meglio capito il ritmo da tenere, essendoci poco a poco adattati al tipo di scalata, molto fisico e stancante per l’intero corpo.

flatanger

Nonostante le frequenti e abbondanti piogge, dopo alcune giornate chiusi in casa cercando di riposare, comprendiamo che è possibile scalare lo stesso e, grazie a ciò, le giornate di arrampicata sono state tante.

Al termine della vacanza il conto dei tiri realizzati risulta piuttosto soddisfacente, avendo salito più di 15 vie di grado 8, fra cui “Muy Verdes”, “The Valkyrie”, “Nordic Flowers” e “Nordic Plumber” di grado 8c e “Odin’s Eye” 8c+, tutte con peculiari caratteristiche tali da renderle uniche, interessanti e davvero piacevoli da scalare.

Già due giorni dopo il rientro a casa, riprendo la solita routine di allenamento e scalata nelle falesie locali. Mi ritrovo a scalare in una nuova falesia al Passo della Presolana, attrezzata recentemente da Bernardo Rivadossi, Luca Bana & Company, falesia che offre molti itinerari su tutti i gradi, con una arrampicata piuttosto specifica su buchi spesso dolorosi. Un’ottima possibilità per spendere delle giornate estive al fresco e in ambiente montano.

presolana-carnati

Anche a pochi chilometri da casa riesco a trovare (finalmente!) nuove e fantastiche linee da provare, tra cui quelle al Buco del Piombo e a Valbrona. In quest’ ultima falesia, grazie all’impegno e alla passione di Mauro Sormani, negli ultimi anni sono state attrezzate interessanti e divertenti linee su belle canne: un tipo di arrampicata non frequente nelle falesie lecchesi.

Con l’autunno ormai alle porte, spero che le temperature calino in modo da poter investire tempo ed energie su qualche progetto duro, considerata la mia (finalmente!) accettabile forma fisica e una buona motivazione.

“L’accettabile” forma fisica di Stefano gli ha consentito il 21 settembre 2018 di diventare il 17esimo ripetitore di Biographie, lo storico 9a+ di Céüse… non male come conclusione dell’estate! (ndr)