Serafino Ripamonti

Sono nato nel 1972 e sono cresciuto a Calco, in Brianza.

Oggi vivo a Genova, con mia moglie Valentina e mio figlio Giuseppe.

Faccio parte del Gruppo Ragni dal 2001 e ho la fortuna di poter legare la passione per la montagna non solo al tempo libero, ma anche al lavoro, visto che dal 1994 mi occupo di giornalismo e comunicazione nel settore dell’outdoor.

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Il mio curriculum alpinistico, o qualcosa del genere…

La montagna l’ho incontrata casualmente all’età di 11 anni, grazie al Cai di Calco e ai maneggi della mamma, che mi iscrisse alla prima gita di alpinismo giovanile di nascosto da papà Pino, per il quale andarsene a faticare sui sentieri era (ed è tutt’ora) una sorta di atto blasfemo, visto che “ul sabet e la dumeniga i en fa per ripusò, perché ul lunedé bisugna ves prunt per no a laurò!”.

Il genitore forse aveva visto lontano, dato che da quella “maledetta domenica” in avanti sono stati ben pochi i lunedì che mi hanno visto fresco e riposato sui banchi di scuola o in ufficio. Anche se, guardando certe facce, ho sempre avuto il sospetto che molti, fra quelli che erano rimasti a casa, fossero in fondo molto più stanchi di me…

Sono uno che si è innamorato della montagna come un colpo di fulmine e dopo tanti anni continua a bruciare di passione e ad inseguire (e qualche volta realizzare) i suoi sogni alpinistici, anche oggi che il mio amore e il mio tempo libero sono prima di tutto di Valentina e del piccolo Giuseppe.

Tutto qui. Non credo di avere un curriculum alpinistico che valga la pena di snocciolare salita per salita. Ho ripercorso un po’ di classiche di roccia e misto in giro per le Alpi e ho fatto qualche tirello di arrampicata sportiva di cui sono orgoglioso (su parete rigorosamente non-strapiombante e con stile non-atletico. Placcaccia fetente, insomma…).

Ho anch’io momenti e vie che ritengo memorabili, come il Nose sul Capitan, che mi ha insegnato il piacere di farsi un caffè appena uscito dalla moca, prima di addormentarsi su una cengia di granito sospesa 700 metri sopra le sequoie, sotto una luna grande come una mongolfiera che illumina il serpente dorato del Merced. Oppure la candela di Damocle, un raro gioiello ghiacciato di grado 6, dove ho pensato di essere diventato davvero forte. O la cascata di grado 4 che ho salito la settimana dopo, bella farcita di croste da rigelo, dove ho capito che mi ero proprio sbagliato…

C’è anche una certa via salita con il Simo in una rara mezza giornata di bel tempo, durante una delle più infruttuose spedizioni del Gruppo Ragni. Una via su uno “scoglio” insignificante di fondo valle, che nessuno andrà mai a ripetere, ma dove gli spiriti della Patagonia sorridevano e scalavano con noi.

Poi tanti altri metri o centimetri di roccia e ghiaccio, tante altre emozioni, facce, momenti, accenti… Il mio curriculum è tutto lì e non lo so raccontare, ma penso (spero) di riuscire a condividerlo ogni volta con gli amici che scalano con me.

Come cantava il buon Pierangelo Bertoli: “Riempirò i bicchieri del mio vino. Non so com’è, però vi invito a berlo!”.

Salute e salite amici miei!

Serafino Ripamonti