Schüsselkarspitze, Parete Sud, di H.J. Auer

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Mi ricordo ancora molto bene di quando leggevo i racconti del leggendario Hermann Buhl sulla sua solitaria alla Fiecht-Herzog sulla parete Sud della Schüsselkarspitze. Usava una varietà terminologica inimmaginabile allo scopo di far venire all’osservatore il sudore freddo alle mani ben noto ai lettori di storie alpine. Per me era esattamente la stessa cosa. Allora, quando ero ancora un ragazzino e ad arrampicare pensavo e basta, nasceva un nuovo sogno: la Parete Sud della Schüsselkarspitze. Devo andare lì, mi dicevo…. Ma sarebbero passati un po’ di annetti…

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Nelle guide attuali si legge:

Chi non ha ancora mai arrampicato nello Schüsselkar deve mettere in conto un notevole deficit di istruzione alpina. Accanto alle pareti, a destra ed a sinistra della Steinerne Rinne, nel Wilder Kaiser, la parete Sud della Schüsselkarspitze si impone come il classico terreno da arrampicata delle Alpi Calcaree Settentrionali. Quasi tutti i grandi del proprio tempo – da Otto Herzog a Wolfgang Güllich – hanno lasciato lì una propria traccia. Quasi in nessun’altra parte delle Alpi calcaree Settentrionali è possibile seguire lo sviluppo dell’arrampicata alpina come sulle pareti giallo-grige della Schüsselkarspitze”.

E qui l’Autore ha pienamente ragione. Per quanto negli ultimi tempi sia stato messo un po’ nel dimenticatoio, per ogni periodo di scoperta alpinistica si possono trovare le rispettive vie. Su questa parete ha sempre dominato un’etica molto particolare: si trovano sì vie aperte in arrampicata artificiale, ma le cosiddette “Direttissime ad espansione”, definite da Reinhold Messner come “l’assassinio dell’impossibile”, sono escluse. Un dettaglio piccolo ma significativo, non sono molte le pareti dove questo accadeva. Giusto il primo degli ingredienti che questa spezia particolare forniva alla parete Sud. Una rete incredibilmente fitta ricopre l’intera parete e difficilmente si troverà un qualche punto debole che non sia stato già scalato. Restava da trovare solamente un piccolo interstizio attraverso la parte centrale ed allo stesso tempo più dritta della parete. Questo spazio fu trovato in qualche modo 12 anni fa, quando nell’autunno del 1997 Michi Wärthl, Tom Dauer e Chris Semmel tracciarono una nuova linea dritta nel mezzo di questa corazza di placche. Tuttavia non c’era ancora stata una prima Rotpunkt ( salita in libera, ndr)di questa via e solo nel 2009 ci si sarebbe arrivati. Sarà però il caso di tornare agli inizi, con il canapone, scarpe chiodate, traversate a corda e mille avventure…

Il 1913 segna per così dire la data di nascita della parete Sud della Schüsselkarspitze. Hans Fiechtl ed Otto Herzog salirono la Fiechtl/Herzog e questa fu un vero capolavoro a loro ascritto. Un’impresa che, in rapporto all’attrezzatura dell’epoca, valse loro un gran rispetto. La via rimane oggi all’ombra delle creazioni moderne, ma chi volesse mettersi oggi in cammino sulle orme dei nostri predecessori alpini, gli consigliamo questo approccio: chi oggi ritiene di mettersela in tasca col terzo o quarto grado, beh, si sbaglia e di grosso: qui è richiesta l’arrampicata classica sul sesto grado. E quando a qualcuno scenderanno per la fronte gocce di sudore e infilerà la mano nel sacchetto della magnesite, allora dovrebbe voltarsi indietro di cent’anni e restare a bocca aperta.

Nel 1927 si va avanti. I fratelli Spindler, così come K. Linden e R. Maier, si arrampicano per la prima volta lungo la parete di sinistra attraverso un sistema di rampe, fessure e diedri del lato meridionale. Questa via assume notorietà come via Spindler. Questa nuova prima e la Fiechtl-Herzog, appena più vecchia, ambedue valutate al giorno d’oggi di sesto grado, rimasero per anni le punte di diamante nel Wetterstein. Le vie vennero risolte il 25 e 26 giugno del 1934. Rudolf Peters e Rudolf Haringer salirono la parete Sud-Ovest ed alzarono in modo significativo il limite. La salita della Peters-Haringer è diritta, lunga ed esposta e solo sulla parte superiore le difficoltà “mollano” un poco. La via porta direttamente al punto più alto. Al giorno d’oggi la via viene ripetuta quasi ogni fine settimana e viene presentata come la classica in assoluto.

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Ciononostante, questa rimaneva una parete Sud senza una via diretta alla parete Sud. I due alpinisti di punta tirolesi Peter Aschenbrenner e Kuno Rainer risolsero il problema. A loro riuscì nel 1939 la salita più diretta fino ad allora. Vinsero con un arrampicata verticale difficoltà che oggi vengono valutate di settimo grado. Per quanto riguarda i nostri tempi, la prima salita in libera appartiene ad Andreas Kubin, negli anni ’80.

Quasi ogni anno si aggiungono nuove vie. Vengono spremute tutte le possibilità della parete, per la maggior parte in stile classico, senza spit e protette solo con protezioni veloci e chiodi tradizionali. La via più conosciuta di questo periodo di apertura è la Knapp- Köchler. ( Knapp è anche ben noto in Italia per le sue salite sulla Sud della marmolada, ndr )Per la prima volta vennero messe le mani sulla gigantesca placconata nel centro della parete, inavvicinabile nemmeno col pensiero da parte di ogni novizio dello Schüsselkar. Anche se la linea si tiene per diedri e fessure piuttosto sulla sinistra, si trattava di un ulteriore ed importante passo avanti. Con questa via, forse, diventavano percepibili le nuove possibilità future.

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