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Molti ragazzi che fanno boulder mi invidiano per dove vivo. “Abiti in val di Mello! È pieno di massi e di passaggi, fantastico!“.

Io che amo il calcare strapiombante di resistenza li guardo sempre un po’ perplesso e gli spiego che ho creato la mia famiglia in quella valle e il boulder non è che proprio mi faccia impazzire ma è l’unico modo per tenersi in forma quando fa freddo e non si può usare la corda… mi guardano e rimangono un po’ allibiti anche loro…

Un’altro ragazzo mi dice: “Sì, ma se non ti piace perché hai pulito 3000 passaggi in 4 continenti diversi?”.

Credo che sia un po’ la stessa mania di chi va a funghi (io vado anche a funghi), li continua a cercare solo per il gusto di trovarli e per trovare il fungo sempre più bello e perfetto, però non gli piace mangiarli (a me non fanno impazzire, ne mangio qualcuno poi mi stufano… forse come i boulder !)

“Tutti hanno i loro sogni sulla roccia e quando chiudo gli occhi non mi vedo su un sasso ma vedo un puntino immerso e disperso su una grande parete liscia che lotta per salirla in libera”

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Però in me c’è anche una contraddizione, perché ho passato anni a provare passaggi che mi sono riusciti sfiorando il mio limite o non mi sono ancora riusciti, perché? Perché capisco quanto sia possibile ma nello stesso tempo invincibile, quel gioco mi fa impazzire; che quel sasso non mi faccia passare per poco mi da come un input a tentare, tenere e ancora tentare ed entro mentalmente nello stesso gioco di un tiro in falesia o su una parete. Non lo vedo più come un sasso piccolo e insignificante ma come un obiettivo che mi motiva .

Ripasso i movimenti infilo la scarpetta destra poi la sinistra, allaccio prima la destra poi la sinistra in un rito scaramantico che è sempre stato così, non so il motivo ma ognuno ha i suoi rituali propiziatori… Stesso rito, svuoto la mente, soffio il naso, parto. Una prua perfetta di 20 appigli è sopra di me. Il primo movimento e va… il tallone, che mi scivola una volta su venti tentativi, questa volta è stato al suo posto. Poi altri 8 movimenti mi portano all’uscita del masso, il cervello pensa: sono già arrivato qui e le altre volte subito dopo sono caduto… si perché a quell’uscita sono arrivato solo 2 volte e entrambe sono caduto. Mi irrigidisco, capisco che questa ansia non va bene, svuoto la mente e do tutto su quel bordo.

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Questo passaggio è Crazy Snake una bestiaccia che non mi ha mai fatto passare. L’avevo pulito per il Mello del 2000??, quell’anno ero vicino a salirlo, ma mi ero infortunato nel tentare di liberarlo. A furia di tallonare mi ero procurato un infiammazione all’inguine e al Mello lo aveva liberato Adam.

Ora mi ritrovo in cima al sasso. Mi siedo, svuotato. Come ho fatto non so. Le altre volte che avevo provato questo passaggio ero più in forma, più leggero, insomma, più tutto, ma mi aveva respinto. Perché ora ero uscito? Forse il mese e mezzo di fermo per l’ernia cervicale mi aveva fatto bene? Avevo deciso di riprendere lentamente, un passo alla volta, solo blocchi, niente corda per non sforzare il collo, un blocco alla volta, piano, cosa inusuale per me, che tendo a “sfondarmi” sia di allenamenti che di roccia.

Questa volta avevo usato la testa lentamente, allenamenti giusti e roccia, poi sono tornato all’8a con 4 nuove salite in un nuovo settore. Poi all’8a+, con la prima salita della Croce Bianca, un passaggio che attendeva da tempo la prima salita. A Visido risolvo la Grotta Bianca 8a/b e ora Crazy snake 8b.

Credo che questo passaggio sia stato salito 3 o 4 volte, ma questo non mi interessa. Mi interessa aver ripreso a scalare, in trent’anni di scalata i mesi che sono stato fermo sono stati pochissimi. Forse la chiave di questa salita non è stata la forma fisica, ma la voglia di scalare!

Scendo dal sasso, sorrido, sono al settimo cielo e devo ammetterlo: se un ragazzo mi chiedesse ora del boulder, direi che è la cosa più bella del mondo!

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