FLASHBACK

Qualche giorno prima della partenza per la Patagonia io e Matteo Colico facciamo un giro in val Cameraccio per vedere le condizioni delle montagne e provare una salita invernale.

Arriviamo sotto le pareti all’alba e scopriamo che la sera prima un velo di neve umida si è appiccicata su tutte le superfici di granito.

Dormiamo quindi un paio di ore nella grotta con la porta a cuore e quando ci svegliamo le pareti sono completamente bagnate. Ci spostiamo quindi più in alto, verso la Torre Moai.

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L’ingresso della grotta

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Le pareti: (da sinistra) Picco Darwin, Botte, Rombo delle Galassie, Torre Moai

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Matteo Colico

Nel pomeriggio ci prepariamo al bivacco in una cavità riparata da vento e valanghe e il giorno dopo completiamo il giro scendendo a valle nella neve.

Al ritorno ci fermiamo alle placche dell’Oasi, uno dei posti a cui sono più legato: qui, con mio padre Alberto, ho arrampicato per la prima volta con una corda circa nel 1996 (credo).

Lasciamo la corda nello zaino e mentre saliamo di corsa le fredde placche slegati, noto con grande disappunto che qualcuno dimenticandosi a casa il rispetto per la roccia e per gli apritori ha aggiunto degli anelli resinati, rovinando questo piccolo angolo di Val di Mello.

Tutte queste vie erano state aperte senza alcun tipo di attrezzatura e per decenni sono state il primo approccio alle placche per moltissimi scalatori.

Con un po’ di amarezza torno a casa a fare i bagagli.

Approfitto di questo spazio per fare notare questo fenomeno che purtroppo noto sempre più spesso, non credo sia giusto trasformare in un parco giochi (o in un cantiere?) le montagne in nome della sicurezza, la roccia è il bene primario di ogni scalatore e come tale deve essere preservato.

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FALSA PARTENZA

Io e Matteo siamo arrivati a El Chaltén due settimane fa.

In trenta ore abbiamo cambiato emisfero e siamo passati dall’inverno all’estate. C’è luce fino alle dieci si sera, di giorno il clima è mite e ovviamente c’è sempre vento.

La finestra di bel tempo prevista è appena arrivata, e anche se le pareti dopo un lungo periodo di brutto sono ricoperte di neve e ghiaccio, non perdiamo un attimo e la mattina dopo partiamo verso il Torre.

Siamo ancora un po’ fusi dal jetlag, ma il vero trauma è camminare carichi sotto il sole dopo aver passato un giorno intero seduti in aereo.

Dopo varie ore a piedi entriamo nella valle del Torre, Matteo che già accusava dei sintomi strani non si sente bene. Decidiamo quindi di lasciare il nostro carico al riparo sotto un sasso e tornare a Chaltén.

AGUJA MERMOZ

Dopo aver recuperato il materiale lasciato nella valle di Torre, e dopo qualche giorno di riposo, arriva una nuova finestra.

Non è molto lunga e le temperature sono più basse rispetto alla precedente.

Decidiamo di salire una via di roccia in zona Fitz Roy, in modo da depositare il materiale per il tentativo sul Pilastro Est, il nostro vero obiettivo.

Scegliamo il Pilar Rojo sulla parete est della Mermoz, una via di 500m che segue un sistema di fessure su roccia rossa molto bella.

Partiamo al pomeriggio verso Piedra Negra dove ci sistemiamo per dormire.

La sveglia suona alle 2:45. Non ho chiuso occhio, in compenso ora conosco a memoria le costellazioni dell’emisfero australe.

Saliamo al passo Guillaumet con le frontali e scendiamo sul Glaciar Piedras Blancas Superior all’alba.

Sopra di noi il colossale Pilastro Est del Fitz Roy al buio incute un po’ di timore mentre cerchiamo la via giusta tra i crepacci.

Superiamo la terminale con le prime luci e partiamo sulle prime lunghezze di roccia non sempre buona.

Un paio di tiri dopo la via si riscatta: fessure perfette e granito super ruvido, le forme sembrano create dal vento.

Saliamo senza interruzioni fino alla cima che raggiungiamo nel primo pomeriggio, la discesa è molto scorrevole.

Ritorniamo sul ghiacciaio dove ci trasciniamo nella neve marcia fino al Paso Superior, passiamo la notte e lasciamo il materiale per il prossimo tentativo.

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Bivacco a Piedra Negra

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Matteo sui primi tiri

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Ancora Matteo sui primi tiri

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Cumbre!

BIG-BIG WALL  PILAR ESTE

Silvan e Pascal arrivano a Chaltén alla sera portando bel tempo e una gran motivazione. Ripartiamo poche ore dopo verso il Fitz.

Il giorno dopo la squadra è composta da: uno scalatore (Matteo) e il secondo (Silvan), la seconda cordata (i tirasacchi) da me e Pascal che ci alterniamo a seconda della pendenza dei tiri.

Saliamo oltre il punto raggiunto lo scorso anno e bivacchiamo con una portaledge fissata su un vecchio chiodo a pressione e un’amaca appesa a due friends.

Il secondo giorno in parete Silvan non si sente bene, stravolgiamo i programmi e quindi ripartiamo così: lo scalatore (io) il secondo (Matteo) il terzo (Pascal).

Senza grossi pesi da muovere saliamo ancora una decina di tiri per guardare la parte superiore, poi scendiamo di nuovo alla portaledge dove abbiamo lasciato Silvan.

Raggiungiamo una zona molto in alto sulla parete ma la cima sembra ancora infinitamente lontana.

In totale abbiamo salito circa venti lunghezze, la maggior parte in libera, altre erano incrostate da ghiaccio.

Il giorno dopo scendiamo a terra, togliendo dalla via delle scalette di alluminio.

Riposiamo di nuovo al Paso Superior.

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Verso il Paso Superior ph. Pascal Fouquet

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Alla base del Pilastro Est ph. Pascal Fouquet

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Primi tiri sulla via dei Ragni ph. Pascal Fouquet

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Pausa per sciogliere la neve durante la salita ph. Pascal Fouquet

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Bivacco ph. Pascal Fouquet

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Secondo giorno, cercando di evitare una fessura bagnata ph. Pascal Fouquet

É notte, mi sveglio ed esco un attimo dalla truna. Qualcuno mi illumina con la frontale, si avvicina per chiedermi qualcosa che non capisco, poi mi riconosce: è appena arrivato Luca Gianola! Ci sistemiamo in due nel mio posto, sciogliamo un po’ di neve, beviamo e mangiamo qualcosa poi torniamo a dormire.

Il giorno dopo il tempo sembra ancora buono, gli altri scendono con Silvan mentre noi decidiamo di fermarci ancora un paio di giorni per scalare qualcosa.

La giornata successiva la passiamo riposando, c’è ancora il sole e fa caldo. Improvvisamente il soffito della vecchia truna crolla, mentre scaviamo per liberare il nostro materiale da bivacco, il sole sparisce ed arrivano delle raffiche di vento veramente forti con qualche goccia di acqua.

Facciamo lo zaino e raggiungiamo la sera stessa gli altri a Chaltén.