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La spedizione patagonica che, nei mesi di gennaio e febbraio del 2015, ha visto protagonisti i Ragni Luca Schiera, Matteo Della Bordella e Luca Gianola (assieme agli amici e fortissimi scalatori Silvan Schupbach e Pascal Fouquet) è stata un’avventura per tanti aspetti complessa e ricca di imprevisti.

Il triplice obiettivo di liberare la via dei Ragni al Fitz dalle scale metalliche, di compiere la prima ripetizione e la prima libera non è andato a segno. Come sempre però i nostri ragazzi ci hanno dato veramente dentro, riuscendo anche a variare sul campo i piani, portando a casa ripetizioni di valore e a realizzare qualcosa di nuovo e innovativo.

Gli imprevisti sono cominciati fin dai primi giorni, con l’influenza che ha colpito Matteo, costringendo lui e Luca a perdere preziose giornate di bel tempo. Una volta recuperate un po’ di energie c’era ancora una piccola finestra di alta pressione da sfruttare e c’erano da verificare le condizioni di forma di Matteo: da qui la toccata e fuga sulla Mermoz, dove, il 28 gennaio, i nostri due Ragni hanno salito in bello stile la fantastica linea del “Red Pillar”, sequenza di 500 metri in fessura firmata da Kurt Albert e Bern Arnold (report della salita nel blog di Matteo).

Nelle settimane seguenti arriva finalmente il momento dell’approccio alla via dei Ragni al Fitz.

Matteo, Luca, Silvan e Pascal mettono a segno un tentativo serissimo: tre giorni in parete (dall’1 al 3 febbraio), 750 metri saliti e ripuliti dalla “ferraglia” (corde fisse e vecchie scalette metalliche), tanta libera e alcune lunghezze in artificiale, soprattutto a causa della roccia bagnata e/o incrostata di ghiaccio.

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Il terzo giorno il team decide però di scendere: già dall’inizio della salita Silvan non stava bene e ora le sue condizioni sono decisamente peggiorate. Di qui la decisione di abbandonare il tentativo ed assistere il compagno nel rientro non certo banale (report della salita: blog di Matteo; blog di Luca)

Siamo orgogliosi di questa loro scelta. Nei giorni successivi al tentativo il padre di Luchino, parlando con il nostro presidente Fabio Palma, ha detto una frase bellissima: “Si parla di clean climbing e Matteo e Luca di vie clean ne hanno aperte in tutto il mondo. Ma anche questo fair play è clean climbing”. Chapeau a Teo e Luchino… e pure al padre di Luchino!

Una volta tornati dal Fitz il maltempo rimescola ancora le carte, cambiando i progetti del gruppo, al quale si aggiunge Luca Gianola (Ragno fresco di nomina) che, nel frattempo, aveva già fatto conoscenza con le montagne patagoniche, ripetendo la Voie des Bénitier al Mocho, grazie a un “buco” di bel tempo di appena 24 ore.

Nell’incertezza del momento ognuno sceglie le strategie e gli obiettivi che paiono più realizzabili.

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I due Luca, Silvan e Pascal si dirigono al Torre, riuscendo in una veloce ripetizione della via dei Ragni sulla Ovest (report della salita: blog di Luca Gianola).

Matteo trova un compagno entusiasta nel fuoriclasse tedesco Tobias Wolf, che accetta volentieri il suo invito per un nuovo attacco alla via dei Ragni al Fitz Roy. Il loro tentativo però si infrange ancor prima di partire, di fronte all’arrivo anticipato del fronte di bassa pressione (report: blog di Matteo).

Ok, nuovo reset, nuovi piani di battaglia: le previsioni non sono delle migliori, ma la voglia di scalare è ancora tanta.

Luca Gianola e Pascal, che non si sentono ancora al meglio della forma a pochi giorni dalla salita della Ovest del Torre, puntano all’obiettivo che ritengono più alla portata delle loro condizioni attuali e il 27 febbraio sale la via Franco-Argentina al Fitz, senza però raggiungere la vetta a causa del vento che si scatena sull’ultimo tratto della cresta sommitale (report della salita: blog di Luca Gianola).

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Matteo, Luchino e Silvan decidono invece di giocarsi l’ultima opportunità sulla via dei Ragni al Fitz, ma arrivati al cospetto della parete ogni velleità lascia il posto alla constatazione della dura realtà: le fessure sono in gran parte incrostate di ghiaccio. Niente da fare, partita chiusa per quest’anno! (report: blog di Matteo).

Sembra finita… ma non è finita! Sul ghiacciaio al cospetto del Fitz i tre decidono di farsi comunque un giretto fino in vetta… passando per la fantastica via del Pilastro Casarotto, aperta nel ’79 dal grandissimo alpinista vicentino. Questa volta nulla si mette di mezzo per sconvolgere il progetto e il terzetto riesce a ripetere l’itinerario aprendo una variante che supera direttamente il Pilastro Goretta, lungo quello che Matteo ha descritto come “un sistema di fessure e diedri yosemitici” (report della salita: blog di Matteo; blog di Luchino).

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Il mostro, la grandiosa via dei Ragni sulla est del Fitz Roy, rimane ancora da ripetere e da salire in free climbing. Un obiettivo evidentemente durissimo. Bello che questi obiettivi ci siano e rimangano.

E’ da sottolineare come la via dei Ragni al Fitz, che fu aperta in più stagioni da più cordate anche di nazionalità diverse, fu un’impresa stratosferica per quei tempi, a cui si lega un’aneddotica degna delle più epiche salite dei Ragni, come ha già ricordato Teo, citando l’episodio di Casimiro che si faceva masticare il cibo dal compagno, perché non pochi dei suoi denti erano rimasti su una cengetta del Fitz, dopo un brutto volo che avrebbe convinto alla ritirata chiunque avesse avuto un po’ meno tenacia del grande Miro…

Anche solo la semplice ripetizione integrale di quella via, oggi, è tutta da conquistare! Certe vie si capiscono interamente solo dopo molti anni, quando si realizza come mai non vengano ripetute. Questa è una via straordinaria, tra le più belle e lunghe vie del mondo, una sfida anche per liberisti, eppure resiste perfino alla semplice ripetizione.