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Sono passati quasi due anni da quando il progetto “La Pietra del Sud” ha fatto tappa per la prima volta a Palinuro. Di tempo non ne è passato molto, ma di cose ne sono state fatte parecchie. L’associazione ClimbingHouse nelle persone di Oreste, Amedeo e Stefano si è data parecchio da fare sia sotto il punto di vista della chiodatura e sia sotto quello della logistica, della promozione, del coinvolgimento delle istituzioni e degli operatori turistici presenti sul territorio. Ad accompagnarci nella terza trasferta in terra cilentana, incuriosito dai miei racconti nei giorni passati insieme a Frosolone, Michele Caminati, con cui avrò la fortuna di scalare, oltre che diventare soggetto di qualche suo scatto, visto che senza macchina fotografica in mano proprio non ci sa stare…

Foto di Michele Caminati

L’accoglienza è come sempre molto calorosa e il soggiorno è quello vero, quello a cui proprio non siamo abituati, ma a cui ci adattiamo velocemente…..  Conosciamo di persona chi si sta concretamente impegnando affinché le reali potenzialità dei vari sport outdoor possibili in questo incontaminato territorio, già conosciuto e sviluppato per quanto riguarda le attività legate ad un soggiorno turistico più classico fatto di mare e relax, si possono rendere fruibili e di più facile approcio per chiunque voglia fare una vacanza multisport con la famiglia al seguito.

Al Villaggio Arco Naturale c’è pure una struttura con la corda per principianti, un’area boulder con pan gullich e scala Bacar e di fianco un’area campeggio dedicata proprio ai climber. Al Villaggio degli Olivi invece è in corso la settimana outdoor dove si possono provare i vari sport praticabili accompagnati da istruttori qualificati. Dall’arrampicata alla mountain bike, al trekking, alle immersioni subacquee per poi rilassarsi  facendo yoga e shiatsu. Entrambi sono affacciati direttamente sul mare con una vista e un panorama che conosce pochi eguali, ottimi per un relax post-scalata.

Dopo un po’ però il richiamo della roccia inizia a farsi sentire…  quando arriviamo al Vauzo, dove io e Fabio avevamo iniziato a chiodare qualche tiro, rimango sbalordito dal tanto lavoro che è stato fatto. Un nuovo sentiero, ancora più breve di quello precedente, attraversa il bosco e in cinque comodi minuti ci porta sotto la falesia. Qui in alcuni tratti era impossibile arrivare sotto la parete a causa dei rovi, adesso si cammina tranquillamente sotto tutte le vie da destra a sinistra senza problema. La cosa che mi aveva subito colpito, e che caratterizza secondo me questa enorme falesia sono i due settori, praticamente uno a fianco dell’altro, totalmente diversi.

Foto di Michele Caminati

Il primo è una placca bianca molto compatta a buchi e buchetti più o meno buoni, molto tecnica, in alcuni punti anche leggermente strapiombante, con vie dal  5a al 8a+. Nell’ altro settore che non c’entra nulla col precedente, ci sono tiri molto più lunghi e a volte più strapiombanti, dove oltre ai buchi ci sono delle bellissime canne multicolore, di ogni dimensione, alcune di queste impressionanti vie seguono proprio delle mono canne dritte come un fuso! Qui infatti la natura aveva già indicato le linee di salita, bisognava solo mettere gli spit di fianco… Manca ancora da liberare qualche via e da attrezzare qualche spettacolare strapiombo, per il momento le difficoltà vanno dal 6b al 8a+.

Dopo una rapida perlustrazione con nostra gioia vediamo che le vie chiodate sono ormai prossime alla trentina, e 6/7 ancora da liberare. Certo c’è un po’ da pulire, da spazzolare, da ricercare i movimenti e le sequenze possibili, ma questo secondo me è quello che da più soddisfazione alla fine, non che non mi piaccia salire una via veloce, diciamo toccata e fuga, ma ritengo questo molto più coinvolgente e appagante. Un ringraziamento particolare va quindi anche a tutti gli altri chiodatori!!! Ci hanno permesso di provare anche le loro vie, così che sulla nuova guida di imminente uscita, ci sia qualche grado indicativo in più, che spero invogli gli arrampicatori a visitare questi posti meravigliosi.

Foto di Luca Passini

Finchè non si viene in queste regioni del sud, che io ho avuto la fortuna di conoscere meglio grazie anche a questo progetto, non si comprende bene fino in fondo quanto ci siano ancora luoghi così incontaminati, selvaggi, ma realmente belli e particolarmente unici. Qui si trovano ancora persone per cui vale la pena spendere una parola, per cui puoi tranquillamente mettere la faccia senza rischiare di essere smentito dai fatti, che crede ancora nelle potenzialità e nelle risorse che può offrire la loro terra.  LP

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