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la parete sud dello jabel Micht

(PH courtesy http://blogs.agu.org/)

Per la serie: lo stile alpino. A volte i gradi e le difficoltà alpinistiche contano poco o niente. Quello che conta è l’avventura, la leggerezza. Nel fare e pure nel raccontare, nello scrivere.

La mail arrivata dal Ragno Luca Schiera direttamente dall’Oman ve la rigiriamo così com’è, perché qualsiasi “correzione” giornalistica sarebbe un sacrilegio, una violenza alla freschezza di Spirito e all’energia con cui questo giovane alpinista sta tracciando la sua rotta fra le montagne.

Dalla mail di Luca Schiera:

Ciao tutto ok?

Se interessa: abbiamo aperto una via al Jebel Misht, montagna enorme!

L’altra notte siamo partiti alle 4 dalla tenda, in un’ora abbondante siamo arrivati al materiale lasciato il giorno prima sotto lo zoccolo e abbiamo iniziato a salire per la maggior parte in conserva (sempre sul 5).

Dal basso si vedeva una zona incerta, infatti abbiamo sbagliato linea e perso tempo, un diedro strapiombante sporco e spaventoso di 6c e subito dopo un muro un po’ più facile ma da cercare, poi abbiamo ripreso veloci. Altro tiro su muro verticale esposto poi siamo arrivati alla grande cengia a due terzi, ma era tardi (alle 18 già notte).

Con poca roba abbiamo bivaccato, abbiamo acceso un fuoco e stavamo bene… fino a quando ha iniziato a piovere (non lo credevamo possibile qui): panico. Poi ha smesso, alle 7 (senza mai avere dormito) siamo ripartiti per la parte più facile, con roccia spesso molto bella e tagliente.

Cima. Poi abbiamo cercato la discesa in un canale, oggi nel primo pomeriggio siamo rientrati.

Totale: 34 ore di veglia, numero imprecisato di tiri (circa 900m), 6c max, tutto a vista, lasciato un chiodo.

Via discontinua a tratti bella a tratti brutta, lungo il pilastro sud del Jebel Misht”