Non ho mai visto niente del genere, di Pietro dal Pra

Fra l’estate e l’autunno del 2008 Adam Ondra, il nuovo fenomeno dell’arrampicata sportiva mondiale, approccia due vie di più tiri. Una, in Ratikon, non è mai stata salita in libera, l’altra, in Sardegna, attende ancora la salita a vista . Il giovane ceco riesce in modo sorprendente su entrambe, innalzando il livello della scalata su vie di questo tipo.

È con lui Pietro Dal Pra, che ben conosce le pareti su cui si snodano queste linee. Ed è proprio Pietro a raccontarci come è andata, facendoci capire meglio chi è Adam Ondra, al di là di numeri e risultati.

Ratikon, Svizzera. Prima salita in libera di Wogu. La battaglia.

 Non ho mai visto niente del genere

“Beat, non ho mai visto niente del genere. Ho fatto pochi metri arrampicando, mi sono tirato su per le corde tutto il giorno. Ed è stato uno dei giorni di scalata più belli della mia vita.

Ho visto qualcosa di nuovo. Un livello di arrampicata che non conoscevo. Ma soprattutto ho sentito la forza interiore di Adam. Ed è stato esaltante”.

Siamo seduti nella sua cucina, davanti alla seconda birra, e Beat ride quando mi sente raccontare della giornata appena passata. È felice anche lui. Felice che un ragazzino di quindici anni abbia salito la sua via più dura, che a lui non è mai riuscita in libera: Wogu.

Beat Kammerlander l’aveva aperta undici anni fa e l’aveva dedicata a Wolfang Gullich. Dopo un’estate di tentativi aveva rinunciato, capendo che era al di sopra delle sua possibilità, e con l’apertura mentale dei grandi l’aveva lasciata come progetto aperto a tutti.

Dopo aver salito le altre due vie dure del Ratikon, da tempo volevo andare a dare un’occhiata

alla temutissima Wogu. Per questo quando Adam mi aveva chiesto se volevo andare con lui avevo accettato con piacere.

Conosco già Adam e l’ho visto più volte scalare in falesia. Sempre mi ha impressionato per il livello sconcertante in arrampicata. Ma questa settimana, su una via di più tiri e con queste caratteristiche, mi impressionerà non solo per le capacità tecniche…

Ci incontriamo su in Ratikon, dove staremo in furgone un po’ di giorni.

“So, are you in good shape?”. Dal suo “Yees”, quasi sussurrato ad occhi bassi e la sua “e” tirata lunga si intuiscono molte delle sue belle qualità. Educato e modesto, tranquillo e super determinato, con una capacità di mettere attenzione in tutte le sue cose, lo vedo già la prima sera con gli occhi che tradiscono impazienza . Quell’impazienza mi fa sospettare di un’enorme energia che vedrò nei giorni successivi.

Puntiamo la sveglia abbastanza presto. La mattina, ben prima che suoni, nel dormiveglia comincio a sentire Adam fuori dal furgone che prepara la colazione e aggiusta gli ultimi dettagli del materiale.

Mi ricordo subito di quell’impazienza giovanile, che la mattina ti fa tirare giù dal letto compagni adulti. Così, con gli occhi semichiusi, apro il portellone e lo vedo al fornello, sveglissimo e scalpitante.

Gli ripeto la lista del materiale per controllare che abbia tutto il suo personale. Del tutto inutile: è preciso, il ragazzino.

Colazione strozzata e poi via, quasi di corsa, all’attacco di Wogu.

È strano per me andare su una via del genere con un ragazzo così giovane. È vero che non è uno qualunque, ma ha pur sempre quindici anni, e il mio spirito di guida alpina, alla base della via, mi fa sentire un po’ il peso della responsabilità.

(…)