venerdì | dicembre 13, 2019

MC KINLEY 1961

1961, i Ragni di Lecco diventano famosi nel mondo

Ecco le foto, inedite, di Luigino Airoldi

Nei prossimi mesi arriccheremo questa pagina

Dal diario di Riccardo Cassin

Ghiglione per primo ha pensato ad una spedizione in Alaska e in seguito Carlo Mauri mi ha proposto di parteciparvi. Purtroppo durante l’organizzazione e i preparativi, Bigio ha subito un brutto incidente sciistico che lo ha costretto ad una lunga convalescenza, precrudendogli ogni possibilità di partecipare alla spedizione. Il lavoro deve ugualmente procedere e appena spedito tutto il materiale occorrente, precedo i miei compagni per ragioni organizzative e parto solo con Romano Perego da Malpensa il giorno 5 giugno 1961 per raggiungere Boston.

Siamo ospiti del dottor Washburn, direttore del Museo delle Scienze di Boston e profondo conoscitore del Mount Mc Kinley. Ci mostra la sua prezio­sa raccolta di fotografie del Mc Kinley e le car­te topografiche e suggerendoci di percorrere l’inviolata Parete Sud, ci fornisce spiegazioni e delu­cidazioni accurate che mi danno subito un’idea chiara delle difficoltà della parete.

L’11 giugno conosco Don Sheldon, il valoroso pilota che con il suo piccolo aeroplano ci porterà sino alle immediate vicinanze della zona di attacco sul ghiacciaio Kahiltna Est e Bob Goodwin, un noto alpinista nord­americano che si unirà al nostro gruppo.

La preparazione del campo-base è finalmente nella fase più attiva: vengono sistemati i viveri, l’equipaggiamento, il materiale alpinistico, le tende e il combustibile. Ognuno di noi si pro­diga con spirito di sacrificio e grande entusiasmo. Nasce così, quasi per miracoloso contrasto a questa natura così gelida e selvaggia, un pic­colo «mondo abitato». Il McKinley ci sovra­sta con la sua imponente parete Sud, dove i miei occhi si posano spesso per scrutarne e carpirne ogni piccolo segreto.

Foto di Romano Perego

È la montagna più alta del nord America e si eleva a 6194 metri di altezza. Fa parte della grande catena dell’Alaska, un arco montuoso di 960 km che si estende attraverso la parte sud-orientale dello stato.

 

Il Mount Mc Kinley ha un’ascesa più larga e graduale di quella dell’Everest. Infatti il Monte Everest, benché molto più alto in termini assoluti (8840 m sopra il livello del mare), si eleva al di sopra dell’altopiano tibetano, posto a circa 5200 m, sicché il dislivello tra la base e la vetta della montagna risulta pari a circa 3600 m. La base del Mc Kinley al contrario poggia su un altopiano elevato in media 700 m, conferendo alla montagna un dislivello effettivo di 5400 m.Tale caratteristica non deve però essere confusa con la prominenza topografica: la prominenza del Mc Kinley è pari a 6138 m (quasi quanto la sua altezza), calcolata tra la vetta della montagna e l’istmo di Panama (56 m). In base a questo criterio, la montagna è la terza vetta più prominente del pianeta, superata dall’Everest e dall’Aconcagua.

Il monte veniva chiamato dai nativi Denali,La grande montagna“. Questo è il nome riconosciuto ufficialmente dallo stato dell’Alaska. Fu poi in seguito ribattezzata dai colonizzatori come Mount Mc Kinley nel 1896, in onore del presidente statunitense William McKinley.

Per raggiungere la cima dal lato sud, esisteva un’ultima inviolata parete di 3200 metri, ricoperta di neve e ghiaccio.Il primo conquistatore del Mc Kinley è il reverendo Stuk che con tre amici nel 1911 dalla cresta occidentale scala la montagna per una semplice scommessa. L’autore di una fondamentale carta topografica della regione è il Dottor Bradford Washburn, appassionato alpinista e profondo conoscitore del Mc Kinley che tra l’altro scrive: “Sulle cime del Mc Kinley regna un clima medio da considerarsi il più rigido al mondo”. 

 

Il 26 Luglio 1962 John Fitzgerald Kennedy invia un telegramma a Riccardo Cassin, congratulandosi per la salita sua e del suo team della Sud del Mc Kinley. E’ una pietra miliare della storia dei Ragni di Lecco, la consacrazione a livello mondiale. Riccardo è lanciato nel 1956 da Brad ford Washburn, direttore del useo della scienza di Boston, fotografo, grande alpinista e cartografo. Riccardo, cinque anni dopo, non è più giovanissimo, ma raccoglie intorno a sé cinque Ragni molto, molto giovani, e di tempra eccezionale. Luigino Airoldi, Gigi Alippi, Jack Canali, Romano Perego, Annibale Zucchi.

Il 19 Luglio 1961 tutti e sei raggiungono, dopo 17 ore filate di scalata, la cima, alle 23. Non c’è buio, sono praticamente al polo. Ma il freddo è degno di un’invernale all’Himalaya, quelle che riusciranno ai polacchi da metà degli anni ’70 in poi. La discesa, infatti, è epica, Jack Canali arriva allo sfinimento e Alippi gli regala i suoi scarponi ( di cuoio,, che col feddo diventavano trappole), continuando al discesa su ghiaccio e neve con quattro paia di calze. Una valanga travolge Cassin, Perego cade ma si salva per l’atterraggio su un cumulo di neve soffice, poi la corsa all’ospedale, per i congelamenti, e infine il successo mediatico, non meritato, di più.

Riccardo Cassin

Altri aneddoti di salita

Per gli spostamenti e il trasporto dei materiali al campo base ci si affidò ad un pilota valoroso: l’americano Don Sheldon. Ma sarà proprio lui a creare il primo problema. Al momento della partenza il pilota sbaglia il luogo dell’atterraggio, portando la spedizione su un ghiacciaio distante da quello scelto per l’allestimento del campo base. Nessuno se ne accorge, se non quando Sheldon è già ripartito. Scesi a valle a piedi gli alpinisti rimandano il pilota a raccogliere i materiali ma nel frattempo il tempo volge al brutto e in totale, per l’equivoco, viene persa più di una settimana.

Quando poi il tempo ritorna al bello c’è troppa neve molle per tentare ancora l’atterraggio e la gran parte del materiale si deve portare al campo base “giusto” a piedi, perdendo così ancora giorni su giorni.

Ma finalmente si è al campo con tutto l’occorrente. Le manovre per allestire tutto quanto sono lunghe e proprio alla fine inizia a nevicare. E andrà avanti per 4 giorni, costringendo tutta la spedizione all’immobilità.

Intanto Cassin continua a scrutare l’imponente parete sud. Per carpirne ogni piccolo segreto, per vedere se esiste via migliore di quella tracciata con le carte o con le ricognizioni.

Finalmente il 6 luglio la battaglia ha inizio. Si attacca il canalone e lo si attrezza con le corde fisse. Ma inizia a nevicare di nuovo, e si è costretti a scendere e a rimandare al giorno dopo.

Giornata successiva che si presenta come la precedente. Bella ma con nuvole minacciose all’orizzonte che porteranno la neve entro il pomeriggio. Nonostante ciò viene superato il punto precedente e si sale anche in mezzo alla nebbia e alla bufera.

Fino a che la parete regala il primo vero problema. Un canale ripidissimo sormontato da un diedro che sembra impossibile da superare. Ma si deve passare da li, e l’imperativo è riuscire a trovarne la chiave.

Ancora un giorno di tentativi, l’indomani, non porta però a nulla. Cassin decide così di dividere gli uomini in squadre che tenteranno a turno di aprire la via, risparmiando così energie per il tratto successivo.

E il mattino del 9 luglio, grazie a Canali, Alippi e Airoldi, l’ostacolo è finalmente superato. I tre hanno trovato il modo di aggirarlo, scendendo in un canale e risalendo poi alcuni colatoi fino a trovarsi in cima.

Peccato che il tempo non riesca a stare bello per più di qualche ora di seguito. Ma ora la via verso campo 1 è aperta, e nei prossimi giorni si potrà già cercare la posizione migliore per allestirlo.

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MC KINLEY 1961

1961, Ragni di Lecco become famous all over the world

Ph. Luigino Airoldi

From the diary of Riccardo Cassin

Ghiglione was the first who thought about an expedition to Alaska and subsequently Carlo Mauri asked me to take part. Unfortunately during the organization and preparation, Carlo had a bad injury while skiing and it took him a long time to recover, which precluded to him any chance to be part of the expedition. The work has anyway to go on, and after sending all the gear, I start earlier than the others and on the 5th June 1961 I leave from Malpensa only with Romano Perego and reach Boston. We’re guests of Doctor Washburn, director of the Science Museum in Boston and great expert of Mount Mc Kinley. He shows us his precious collection of photos and all the maps of Mount Mc Kinley, suggesting us to climb the virgin South face. He provides us accurate descriptions and explanations and I can immediately make a clear idea of the difficulties of the wall.

On the 11th of June I meet Don Sheldon, the valiant pilot which will bring us with a small plane very close to the beginning of the Kahiltna Est glacier and Bod Goodwin, famous American alpinist, who will join our group.

Eventually the preparation of the base-camp is now in the most active phase: all the food, the equipment, the alpinistic gear, the tents and the fuel is getting ready. Everybody of us gives his contribute with spirit of sacrifice and enthusiasm. In contrast with this wild and cold environment a little “civilized world” is born. Mount Mc Kinley overlooks us with his massive South face and I often stare at it for scanning and searching every little secret.

It’s the highest mountain of North America and reaches an altitude of 6194 msl. It’s part of the big mountain range of Alaska, a long group of mountains which spans for 960 km through the South-Eastern part of the state.

Ph. Romano Perego

Mount Mc Kinley has a wider and more gradual ascent than Mount Everest. As a matter of fact, despite Mount Everest is higher (8840 msl), it stands above the Tibetan plateau, at about 5200 m, therefore the difference in altitude between the base and the summit of the mountain is about 3600 m. The base of Mount Mc Kinley stands above a plateau 700 msl high, thus the total difference of altitude is of 5400 meters. Note that this characteristic has not to be confused with the topographic prominence: the prominence of Mount McKinley is of 6138 meters (almost as big as its altitude) and it’s calculated between the summit of the mountain and the isthmus of Panama (56 m). On the base of this criterion, this mountain is the third most prominent on the planet, after Everest and Aconcagua.

The mountain was called by the Native Americans Denali “the big mountain”. This is the official name recognized by the state of Alaska. Subsequently it was re-baptized by the colonizers in 1896 as Mount McKinley, in honor of American president William McKinley.

For reaching the summit from the South side there was a last unclimbed wall, 3200 meters high, covered with snow and ice. The first conqueror of Mc Kinley was reverend Stuk, that along with three friends climbs this mountain from the western ridge, only for a bet. The author of a fundamental topographic chart of the region, Doctor Bradford Washburn, passionate alpinist and deep expert of Mc Kinley, which also writes: “On the summit of Mc Kinley there is probably the harshest climate of the world”.

On the 26th of July 1962 John Fitzgerald Kennedy sends a telegram to Riccardo Cassin, congratulating for his and his team first ascent of the South Face of Mount Mc Kinley. It’s a milestone in the history of Ragni di Lecco. The group becomes famous all over the world.

Riccardo receives the proposal in 1956 from Brad Ford Washburn, director of the Science Museum in Boston, photographer, alpinist and cartographer. Five years after, Riccardo is already not so young anymore, but gathers with him five young guys, exceptionally tough and strong. Luigino Airoldi, Gigi Alippi, Jack Canali, Romano Perego, Annibale Zucchi.

The 19th of July 1961 all the six reach the summit after 17 hours climbing no stop. Being at a short distance from the North-pole there is no night. But it’s as cold as in Himalaya in winter. The descent is epic, Jack Canali gets very close to exhaustion and Alippi gives him his boots (leather boots) and continues the descent on ice and snow with four pair of socks. An avalanche almost sweeps away Cassin and Perego falls but luckily lands on a pile of powder snow. Then a run to the hospital, for the frostbites and finally the well-deserved success on the media.

Other stories on the ascent

For getting there and shuttling the gear they trusted a valiant pilot: the American Don Sheldon. But he will be the responsible for the first trouble. In fact the pilot lands in the wrong place and brings the expedition on a glacier which is far from the one chosen for the base camp. At first nobody notices, only Sheldon when he restarts. The alpinists went back by foot to town and send the pilot to take the gear, but meanwhile the weather becomes bad and for this misunderstanding they lose more than a week.

When the weather becomes good again there is too much soft snow to try a landing and the most of the gear has to be brought to the right base camp by foot, which make them lose more and more days.

Eventually they’re at the camp with all the gear. After a long time preparing it starts snowing. It will keep snowing for 4 days, forcing all the expedition to wait.

Meanwhile Cassin keeps on scanning the South face for learning all its secret and to see if there’s a better route than the one imagined on the maps.

On the 6th of July the battle starts. They start on the couloir and fix it with the ropes. But it starts snowing again and they’re forced to go down and postpone to the next day.

The following day looks like the previous. Good weather but with threatening clouds which will bring snow in the afternoon. Nevertheless they overcome the highpoint reached and go on in the middle of the storm.

Until the wall presents the first real problem. A very steep couloir with a corner at the top which looks impossible to climb. But the route must pass there, and they’ve to find a solution.

After another unsuccessful day of tries Cassin decides to split the team which will swap on the lead to open the route, saving energies for the next part.

On the morning of the 9th of July, thanks to Canali, Alippi and Airoldi the obstacle is overcome. The three found a way to get around, going down a couloir and then climbing up some runnels until the summit.

It’s a shame that the weather cannot stay good for more than a few hours in a row. But now the road to camp 1 is open and in the next days they will be able to find the best place to set it up.

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