Macchina rampicante

Ovvero: prigionieri del Mongenjura, di Giuseppe “Popi” Miotti

Norvegia la macchina rampicante 1

Macchina Rampicante è un breve racconto che nelle intenzioni originarie doveva essere qualcosa in più, forse un romanzetto. Per vari motivi il tutto si è trasformato in quello che segue lasciando ad un eventuale futuro il progetto iniziale in cui si sarebbe parlato anche di come fosse nata la Macchina, della sua infanzia travagliata e di altre avventure.

L’idea della Norvegia mi venne dopo che, fallita l’organizzazione di una salita alla North America Wall, mi giunse la newsletter trimestrale dell’Alpine Club in cui, un articoletto con foto mostrava alcune belle salite in quella nazione. Si trattava veramente di splendide scalate, gli Stati Uniti con le loro restrizioni e paranoie mi avevano un po’ rotto e poi c’ero già stato. La Norvegia era celebre più per il maltempo che per le scalate, tuttavia le sue big wall non avevano nulla da invidiare a quelle californiane; con l’occasione avrei anche potuto farmi una pur vaga idea dell’affascinante teoria del professor Felice Vinci che, nel suo libro “Omero nel Baltico” sostiene come la fonte originaria dei poemi omerici sia da ricercarsi in quel mare piuttosto che nel Mediterraneo. Dubbioso fin dai tempi del liceo per certe “stonature” ambientali molto evidenti nell’Iliade e nell’Odissea, ho trovato la teoria vinciana assolutamente credibile, ma il suo valore si moltiplica se ne consideriamo il potenziale effetto devastante sull’ingessata cultura che ci permea e c’indrottina da secoli con sicurezze spesso false.

I numerosi riferimenti “omerici” che troverete nel testo, e che sembrano fuori luogo, si riferiscono appunto alla mia ricerca sul campo e sono in realtà frutto della mia formazione culturale oltre che della lettura del libro di Vinci, un testo che, sebbene a volte difficile, consiglio a tutti i curiosi.

Come sempre, nella narrazione, si mescolano realtà e fantasia, a voi la scelta di come bilanciare i due elementi.

I fatti si riferiscono all’estate 2007 e probabilmente, per gli amanti delle statistiche, la nostra è stata la prima cordata di italiani a salire la bella via di Doseth sul Mongenjura.

È pomeriggio inoltrato e la Norvegia ci accoglie con un’assurda aurora boreale fuori tempo e fuori stagione. Non è l’omerica Aurora dita rosate, ma un brillante e luminoso vortice di filamenti verde fluo con mesh rosa e blu, che trapassa le nuvole grevi di pioggia.

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