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Sono uno dei pochi fortunati.

Ad aver preso parte al 60° corso di roccia di una delle migliori scuole di alpinismo e arrampicata al mondo: i Ragni di Lecco!!!

Sono uno dei pochi fortunati ad aver avuto come istruttori persone del calibro di Silvano Arrigoni, Massimo Invernizzi, Luca Bergami, Dario Missaglia, Matteo Della Bordella, Andrea Pavan e altri personaggi di spicco del mondo dell’arrampicata italiana e internazionale

Il corso se svolto durante i mesi di maggio e giugno anche se purtroppo le condizioni meteo nei week-end non sono state delle migliori. Le lezioni teoriche trattavano tutte le nozioni base per avvicinarsi al mondo dell’arrampicata: materiali, meteorologia, alimentazione, allenamento, orientamento e primo soccorso. Le pratiche consistevano in uscite in ambiente naturale accompagnati e istruiti dai vari insegnanti dei Ragni, tutti qualificatissimi. Ogni istruttore aveva al massimo due allievi, per questo siamo stati seguiti con la massima attenzione e sicurezza.

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USCITA AD ARCO

Il week end del 2-3 giugno 2012 il gruppo dei Ragni, allievi ed istruttori, si ritrova ad Arco, meta ambita dagli scalatori di tutto il mondo.

Il ritrovo è fissato per le 9 di mattina: oggi la sveglia è suonata presto per tutti !!! Arrivati sul posto Silvano Arrigoni, responsabile del corso, organizza i gruppi assegnando a ogni istruttore due allievi i quali passeranno le prossime 36 ore a “vivere in verticale”.

Il nostro istruttore e capo cordata è Matteo della Bordella, uno dei migliori arrampicatori italiani. Prima di salire in auto per arrivare all’inizio dell’avvicinamento si guarda un po’ la guida delle vie dei dintorni. Da subito ci propone gradi superiori ad un normale corso di roccia, intorno al 5 grado circa; anche se dubbiosi in un primo momento sulla scelta del grado, il suo entusiasmo e la fiducia che ci trasmette, ci convincono nell’eccedere nel grado. La decisione ricade su “giochi di Silvia” via di dodici tiri nel settore delle placche zebrate nella valle del Sarca, il grado massimo riportato sulla guida è 6b che per Teo sarà un semplice allenamento, per noi una sfida con noi stessi. La descrizione sintetizza la via con ”aderenza spietata e tetto atletico”, una sfida da portare a termine.

Il tempo è incerto, un po’ nuvolo, afoso , ma per fortuna inizia a soffiare un fresco vento che ci accompagnerà per tutta la salita.

Arriviamo all’attacco, una immensa parete verticale si staglia sopra di noi per 350 metri; attrezzatici, i primi due tiri li affrontiamo tranquillamente: infatti sono di basso grado, 4b/ 4c e tutto procede senza fatica e velocemente ci portiamo alla sosta del secondo tiro. Il terzo presenta la prima sfida da affrontare, un tetto classificato 6a; Matteo, come se niente fosse, lo supera con eleganza e decisione…dopo un paio di tentativi non andati a buon fine anche io e Filippo riusciamo a superarlo.

Ero soddisfatto e tutti pensavamo che la difficoltà più alta era passata o comunque quella più impegnativa fisicamente, ma non fu cosi: dal tiro successivo il tipo di arrampicata cambiò completamente…aderenza! Aderenza e solo spietata Aderenza; le mani servivano solo per tenere l’equilibrio instabile dei nostri passi sulla liscia roccia e a ogni tiro successivo le difficoltà non diminuivano, anzi sembravano aumentare. Anche per il capo cordata i gradi di difficoltà sembravano maggiori di quelli riportati nella guida. Man mano che si andava avanti le tacche scomparivano, la roccia era sempre più compatta e liscia e ad ogni sosta eravamo li a dirci: ”questo era il tiro più difficile, ora il grado diminuisce”. Invece il tiro dopo era uguale a quello precedente se non più duro, ma tutti e tre eravamo tranquilli e sicuri di riuscire nell’impresa.

L’istruttore procedeva spedito e sicuro per i vari tiri, noi lo seguivamo.

Nei punti peggiori sembrava di arrampicare sugli specchi e in un paio di punti le scarpette non tenevano: fermi a decidere il successivo passo, la gomma delle mie scarpette si consumava sulle placche calcaree portandoci un paio di metri sotto a dov’eravamo giunti, ma non ci perdevamo d’animo, anzi quelle brevi scivolate ci motivavano a arrivare fin alla cima.

Più avanzavamo, più l’altezza dal suolo aumentava. la visuale era sempre più ampia. Prima “chiusi” nella valle, ora potevamo scorgere le vallate accanto e i bacini d’acqua tra le cime più basse di noi. Sotto, gli alberi prima alti da farci ombra, diventavano piccoli puntini verdi e le sensazioni provate erano incredibili.

All’ 8° tiro le difficoltà erano terminate e i tiri successivi si riveleranno di gradi bassi, a parte un muretto di 6a da superare prima del tiro d’uscita dalla via: con la confidenza che siamo riusciti a raggiungere li passiamo velocissimi e anche io e Filippo saltelliamo da una presa all’altra, fino ad arrivare finalmente alla fine!!

Penso che mai ci saremmo inoltrati su una via cosi lunga e con gradi cosi alti per noi senza essere accompagnati da un preparato istruttore della scuola dei Ragni di Lecco.

Dopo esserci riposati prendiamo la via del ritorno scendendo dal sentiero tracciato a sinistra della parete. Felici e stanchi torniamo in città.

Da lì a poco acquistiamo una guida aggiornata di un paio di anni rispetto a quella utilizzata e sorpresa e stupore per noi, i gradi erano riportati diversi: il grado massimo era 6c+ e gli altri 6b, motivo di soddisfazione e orgoglio per noi allievi.

Felici e soddisfatti dopo cena andiamo a riposare per la giornata successiva.

 

Il giorno dopo a causa del tempo incerto, scegliamo di fare una via più corta e le parole di Matteo furono: “ok, facciamo una cosa breve ma intesa”…le ultime parole famose, come si suol dire per noi allievi. La meta fu “nemesi”, descritta come “la via più bella del monte Colt” 4 tiri con difficoltà minima 6B e massima 6c+. Io e Filippo accettiamo la proposta, anche perché il tiro di massimo grado era il primo, quindi in caso di non riuscita saremmo potuti scendere subito e provare qualcosa di meno impegnativo.

E’ stato veramente impegnativo superare il 6c+: finito il tiro eravamo già sfiancati con le braccia indurite dalla fatica, e ci aspettavano altri 3 tiri, tutti e tre con tetti e passaggi strapiombanti. Il secondo tiro era lungo e il grado era continuo, con prese verticali da pinzare e un bellissimo diedro da fare tutto in spaccata… fantastico! Giunti all’inizio del 3°tiro ero indeciso se proseguire, ma l’istruttore è riuscito a motivarmi e a convincermi che dovevamo finire la via e superato il tetto iniziale ci siamo inerpicati su per uno spigolo esposto con grandi prese comode da afferrare fino alla sosta. Il 4 tiro aveva una partenza con un tetto “estremo” seguito da un altro diedro e un paio di traversi: faticoso ma stupendo.

Arrivati in cima le braccia erano finite ed eravamo quasi sconvolti per la fatica derivante dal poco allenamento, ma come si dice “no pain no game”; eravamo soddisfatti e abbiamo portato a casa anche questa bella via del monte Colt.

Imbocchiamo il sentiero del ritorno, una sosta ad Arco per mangiare, salutarci con tutti i partecipanti del corso e prendiamo la via del ritorno verso casa.

Dopo questa esperienza non posso che considerarmi fortunato e ringraziare gli istruttori dei Ragni di Lecco e in questa uscita Matteo, che con la loro calma, umiltà, pazienza e la loro contagiosa passione per la montagna, hanno fatto si che ci fossimo avvicinati ancora di più al fantastico mondo dell’arrampicata.

Durante il periodo del corso siamo andati ad arrampicare sulle famose guglie della Grigna meridionale, in val di Mello, in val Masino, sulle calde placche dello Zucco Angelone e altri famosi luoghi facendo le vie più storiche e conosciute come “la coda del dinosauro”, “Scooby Doo”, “la piramide Casati”, le vie del Pertusio e molte altre, sulle quali, sotto l’occhio vigile degli istruttori, abbiamo messo in pratica tutte le manovre insegnateci per arrampicare in tutta sicurezza.

Infine, dopo questa bellissima esperienza, sia tra noi allievi che con gli istruttori, si è installato un bel rapporto e siamo rimasti in contatto in modo da poter pianificare altre uscite al di fuori del corso.

Giancarlo “Gianco” Galmarini.