Il versante Nord Est del Tengkangpoche

 

di YASUSHI OKADA

Tengkangpoche

Tra i 6000 e i 7000 metri si rincorrono i migliori alpinisti contemporanei. Nomi di montagne che faticano e che faticheranno a essere pronunciati correttamente. Eppure c’è da impararli, visto cosa sta succedendo.

  

Una breve storia della parete nord

Il Tengkangpoche (6487m o 6500m) si trova ad ovest di Kwangde (Kongde Ri, 6187m) nella regione del Rolwaling Himal. Presenta un’ ampia parete nord che s’innalza dai 2000m della Thame Khola Valley. Sebbene la montagna fu resa agibile alle spedizioni straniere solo nel 2002, la cima era già stata raggiunta ufficiosamente nel 1984 dal suo versante meridionale da Trevor Pilling ed Andy Zimet del Regno Unito.

La parete nord è divisa tra parete nord-ovest e nord-est dall’imponente pilastro centrale. Il primo tentativo alla parete fu effettuato dagli scalatori francesi nel 2002 la cui linea effettiva di salita è tuttora ignota.

Nick Bullock del Regno Unito fece due tentativi senza successo sulla parete, nel 2003 e 2004. Prima tentò una solitaria alla parete di nord-est, ed emerse sopra la cresta orientale a 6350m nel novembre 2003, ma non riuscì ad arrivare in cima. Battezzò la via “Love and hate “ (D+ / TD -). L’anno successivo tentò un’altra linea sulla parete nord-ovest insieme a Nick Carter. La loro linea di salita venne chiamata “Edge of darkness” (TD+/ED1) e si sviluppa sulla cresta ovest a 6400m. Ma anche quella volta non riuscirono ad arrivare in vetta, così la fama della montagna cominciò a diffondersi nell’alpinismo di punta mondiale.

I canadesi fecero un primo serio attacco al pilastro centrale, privo di successo, nel 2006. John Furneaux e Matt Maddaloni raggiunsero la quota di 5800m alla base della parete in 9 giorni di scalata in stile himalayano. Valutarono la via ED3, 5.11 A1 e WI6 M8.

Ciononostante l’intera parete nord non era ancora stata vinta fino alla vetta quando noi (Hiroyoshi Manome ed io) ottenemmo il permesso per scalare la montagna dal nord. Ma nell’aprile 2008, mezzo anno prima della nostra partenza, fu scalata dagli svizzeri Ueli Steck e Simon Anthamatten attraverso il versante nord-ovest fino alla destra del pilastro centrale. Battezzarono la loro via “Checkmate” (IV A0 M7+).

Il versante nord-ovest

Ci toccò scegliere un’altra linea di salita, stavolta sulla sinistra del pilastro centrale. Era stata tentata dal duo giapponese Minoru Nagoshi e Hitoshi Matsushima nella primavera del 2005. Essi scalarono le placche inferiori del pilastro centrale sino a quota 5100 m, ma senza osare passare sulla parete nord-est a causa dei forti rischi di valanga presenti.

Divenimmo fortemente motivati per qualcosa di importante in seguito al successo ottenuto nella seconda ascesa del Shark’s Fin di Meru, nel Garhwal Himalaya, nel 2006. Avevamo ricercato fino ad allora vie sempre più belle in Himalaya. “Quale sarà la prossima?” era la nostra domanda ricorrente ogni qualvolta ci ritrovavamo insieme. E finalmente la trovammo sulla parete nord del Tengkangpoche, dopo aver visionato numerose foto mostrateci da amici.

Dopo aver inizialmente creduto la montagna fosse allora ancora inviolata, ci dovemmo ricredere. Oltretutto venimmo a conoscenza del fatto che persino la parete nord era stata scalata, in aprile, dalla coppia svizzera. Ma ciò non rappresentava un problema per noi in quanto il nostro scopo era quello di individuare e scalare una nuova via.

Nove giorni dopo essere partiti dal Giappone, raggiungemmo la nostra base a Tengpo Lodge. Potevamo osservare la vasta parete nord attraverso le finestre dell’alloggio. Ogni mattina vedevamo la parete e osservavamo la nostra via di salita, pensando, sarà possibile? Come sarebbero state le condizioni delle placche inferiori? C’era qualche fessura per percorrerle?

Ci acclimatammo sul vicino Palchamuche (Palchamo) tra il 31 ottobre e il 3 novembre. Il 9 novembre, azzardammo un primo tentativo alle placche inferiori dopo tre giorni di riposo a Thame. C’era un sistema di fessure! Tornammo al nostro alloggio dopo aver raggiunto quota 5050 m e aver lasciato due corde fisse in parete.

Tre giorni dopo, il 12, demmo il via al vero e proprio attacco verso la cima e bivaccammo su una cengia a 5100 m. Il giorno seguente facemmo buoni progressi tra neve e ghiaccio. Trovammo un sottile terrazzo nevoso a 5650 m bivaccando comodamente. Era molto più alto di quanto ci aspettassimo.

(…)