Una bella immagine delle montagne della Terra di Baffin, scattata durante la spedizione dei Ragni a cui prese parte anche Alberto della Rosa

Una bella immagine delle montagne della Terra di Baffin, scattata durante la spedizione dei Ragni a cui prese parte anche Alberto dalla Rosa

Della classe del 1928, Albeto dalla Rosa è entrato a far parte del gruppo Ragni nel 1947, è venuto a mancare il giorno 17 agosto 2015 mentre si riposava nella sua casa al mare.

Sposato con Mariangela, e padre di Enrico, Eugenio e Antonio, ha sempre lavorato in banca raggiungendo il ruolo di direttore: aveva alle sue dipendenze più di 700 persone, era un uomo capace e onesto, un vero personaggio.

Di lui ho bellissimi ricordi, alcuni più vividi.

Nel 1946, grazie alla sua competenza tecnica e logistica e grazie alla conoscenza del tedesco (in quel periodo in Val Gardena il tedesco era ancora la lingua correntemente parlata) ha contribuito al recupero della salma dell’alpinista lecchese Ruchin, Ercole Esposito, al Sasso Lungo.

Nel 1948 mentre saliva la parete Nord del Monte Rosa nel canale Marinelli subì un congelamento ai piedi che gli costò la perdita di tutte le dita dei piedi, ma questo non ha fermato la sua attività di alpinista e la sua passione per la montagna.

Nel 1967 ero presidente dei Ragni e decidemmo di organizzare campeggio estivo in Cecoslovacchia ai Monti Tatra, grazie alle sue conoscenze del mondo bancario riuscì ad ottenere un vantaggiosissimo cambio lira-corona, che consentì un notevole risparmio per le casse dell’associazione.

Ho condiviso due spedizioni con Alberto. Una in Alaska nel 1969 e l’altra nella Terra di Baffin nel 1972 e lo ricordo come una persona sempre allegra e di ottima compagnia ma soprattutto un grande organizzatore.

Nel 1968, Alberto si apprestava a organizzare una spedizione in Alaska, al Monte McKinley  (il monte che il 31 agosto di quest’anno il presidente degli Stati Uniti, Obama, ha restituito ai nativi d’America. ripristinando il nome originale Denali), alto 6194 metri, per l’anno successivo, insieme ad un gruppo di alpinisti svizzeri.

La moglie, ottima conoscitrice della lingua inglese, era in contatto con Anchorage e si occupava di ottenere i permessi e di organizzare la logistica.

Mi chiese se volevo partecipare all’impresa e io accettai entusiasta.

I soldi erano pochi e l’attrezzatura scarseggiava e Alberto decise che era venuto il momento di trovare uno sponsor.

Su suo suggerimento andammo a Milano ad una fiera di articoli sportivi e ci avvicinammo allo stand della ditta Arvil, Alberto prese il coraggio a due mani e grazie alle sua dialettica e al suo entusiasmo per l’impresa che stava organizzando, riuscimmo a farci regalare 12 giubbotti e 12 pantaloni di piumino e anche dei guanti pesanti che non avremmo mai potuto permetterci altrimenti, e che hanno evitato ai componenti del gruppo dei congelamenti nel corso della salita alla vetta.

Ho scalato molte pareti con Alberto e la corda che unisce due alpinisti in arrampicata resta indissolubile nel tempo e forgia un’amicizia che dura una vita.

Quando ero Presidente dei Ragni era lui che mi suggeriva come comportarmi con le banche e anche come comportarmi in pubblico. Suggerimenti utili e preziosi che mi hanno evitato brutte figure.

Mi ha detto sua moglie Mariangela che nel bagaglio per il mare, il suo ultimo viaggio, ha voluto mettere il maglione rosso dei Ragni.

Il suo orgoglio di appartenenza al gruppo Ragni lo ha dimostrato fino alla fine dei suoi giorni.