Alessandro passoni in arrampicata a fontainebleau

Alessandro Passoni schiaffeggia il gres bleausardo

Un ricordo di Fontainebleau uscito dalle nebbie del tempo:

“Immaginatevi un posto dove anche un non-boulderista come me non riusciva più a smettere di scalare. Un posto dove i massi sono così belli che ti vien voglia di salirli non perché sei un arrampicatore, ma perché sono lì e non riesci a resistere: ti viene semplicemente voglia di salirci sopra, per piacere, per la curiosità di toccarli, di sentire le loro forme, la consistenza di quella roccia così “morbida”, tonda e bizzarra, misteriosa.

Arrampichi e basta. Senza accorgertene ti sei già dimenticato dei gradi, del facile e del difficile, dell’alto e del basso, del bouldering e della falesia, dell’alpinismo e dell’arrampicata sportiva,dell’essere o non essere un climber. Restano solo movimento, piacere, curiosità, scoperta e, soprattutto, bellezza.

camminando nella foresta di fontainebleau

Oasi di sabbia e massi nel deserto vegetale…

Capita che stai camminando sul sentiero in mezzo alla foresta, vedi un masso e, senza quasi rendertene conto, ci sei già attaccato sopra così come sei: con le scarpe da trekking ai piedi e lo zaino in spalla. Questa è la sensazione più bella che Bleau mi ha lasciato: la riscopeta dell’arrampicare come qualcosa di assolutamente naturale e istintivo, come camminare o correre (ve lo ricordate il “Gioco-arrampicata” di Ivan Guerini?). Tutto il resto (techiche, materiali, ecc) viene soltanto dopo e non è l’essenziale.

Il merito di questa magia va sicuramente al posto. Fontainebleau è come un deserto all’incontrario, dove, in mezzo ad un infinito mare verde di alberi, sorgono delle piccole isole-oasi di sabbia finissima su cui sono adagiati i massi, plasmati dal vento e dall’acqua.

I vecchi pachidermi ci lasciano salire sulla loro groppa

I vecchi pachidermi ci lasciano salire sulla loro groppa

I sassi di Bleau non sono spigolosi e ruvidi come quelli della Val di Mello. Quelli sono massi erratici, se ne stavano sulle grandi pareti, fino quando qualche evento improvviso (una frana o un terremoto), oppure la violenza irresistibile del ghiacciaio, non li hanno strappati al loro luogo di origine per poi abbandonarli per sempre lì, in fondo alla valle, senza la minima speranza di poter tornare a casa. Insomma, una cosa del genere è un trauma, anche per un sasso! E’ roba che ti segna il carattere: ti fai diffidente verso il mondo, diventi arcigno, introverso, duro e pungente.

I blocchi di Bleau invece sono vecchi pachidermi che si sono addormentati placidamente sulla loro isola nel bosco da tempo immemorabile, quando anche il più vecchio degli alberi della foresta non era neppure nato. Come quella degli elefanti o delle balene anche la loro pelle è grigia e gibbosa, ruvida ma non abrasiva, segnata da infinite rughe che raccontano storie antichissime. Hanno imparato la lezione del tempo e sanno che un giorno anche loro diverranno sabbia, ma non hanno più paura.

Chissà, magari sono anche contenti quando, ogni tanto, qualcuno (lichene, formica, uomo o lucertola) si arrampica sulla loro groppa, per fermarcisi a vivere o semplicemente per dargli una grattatina…”.

Daniele Neno Tavola in arrampicata

Daniele “Neno” Tavola sempre performante!