VIA DEI RAGNI-IN OGNI CASO, NESSUN RIMORSO

 

 

 

Di Gerri Re Depaolini
Luglio 2002. Con Franco salgo in Grignetta al Torrione Magnaghi Centrale con l’intenzione di tentare la via dei Ragni ed eventualmente risistemarla (abbiamo con noi chiodi, trapano e fix). per lui si tratta dell’annuale “fioretto” ( i miei “amici” dicono che sono un po’ pesante e vado preso a piccole dosi)ed io per sfotterlo gli rimarco che questa è un’occasione per lui di imparare qualcosa. Tant’è che alla fine ci ritroviamo alla partenza della via; vecchi chiodi a espansione rotti e i primi chiodi a 5/6 m da terra ci inducono a usare subito il trapano. Alla fine del tiro (sosta 1 con 2 fix) ne avrò messi 8 in tutto su 25 m senza però togliere nulla dei vecchi chiodi (almeno 10 dei quali a espansione): così c’è possibilità per tutti. La nebbia e la bassa temperatura ci inducono a mollare il colpo, mentre le presumibili alte difficoltà del tiro già attrezzato mi terranno lontano per molti anni a venire.
Agosto 2012. Il Pota, alias Matteo Piccardi, mi chiede di provare insieme la via per tentare di liberarla ed io dico si immediatamente. Il solo pensiero di riuscire a ripeterla mi stimola di brutto e così sabato 11/8 carichi come bestie e sotto un sole caldissimo ritorniamo nell’antro alla base del 1° tiro. Parte Matteo e subito capisce che non sarà facile; bisogna pulire tutti gli appigli e disgaggiare quelli mobili. La sua intenzione è quella di non usare i fix per proteggere la scalata così riesco a mettere uno strano chiodo a punta a circa 3 m da terra nell’unica sezione priva di chiodi. Colleghiamo opportunamente vari chiodi tra loro e lasciamo il tutto. Parto io per il 2°tiro; per metà è già attrezzato ed in più sul muro iniziale fisso 2 ottimi chiodi pensando alla libera. La seconda metà è da attrezzare. La sistemo al meglio ma non riesco a fare una sosta che mi soddisfi.
Mi faccio calare su chiodi precari, sistemiamo il tiro, lo proviamo e decidiamo di ritornare l’indomani con il trapano per mettere i fix almeno alle soste. In discesa “il provocatore” mi suggerisce che dovrei togliere i fix anzi, addirittura spaccarli.
Inizia una lunga discussione; gli dico che non lo farò perchè non cambierebbe nulla, se lui non li usa è perché non ne ha bisogno e i vecchi chiodi gli danno sufficienti garanzie. Se ora li tolgo, forse passati altri 50 anni bisognerà comunque sostituire i vecchi e ormai centenari chiodi originari, tanto vale lasciare i miei.
il mio amico Gerardo…
POTA: “così può ripeterla chiunque”
IO: “(sta pensando alla libera) Fottitene, scala per te stesso come meglio credi”
POTA: “non è la stessa cosa scalare su vecchi chiodi o su fix”
IO: “se domini il grado cambia poco, soprattutto se prepari bene la via; e poi alle soste abbiamo intenzione di usarli”
POTA: “cazzo,c’ho ragione io”
IO: “ti preoccupi troppo dell’opinione altrui, a me non interessa, così la via non è snaturata ed io li lascerò al loro posto”
Giunto a casa e dopo lunga riflessione gli telefono dicendogli che potremmo svitare le piastrine, così il mio lavoro non sarebbe compromesso; basterà menzionare nella relazione la necessità per chi vuole proteggersi con i fix di portare con se 8 piastrine diametro 8 più chiave e dadi relativi.
Domenica 12/8 ritrovo, avvicinamento, primi due tiri, sosta 2 a fix. Oggi dobbiamo stare attenti a non far cadere sassi perchè la normale al TMC è frequentata assai. Paro per il 3° tiro carico come un’ asino e riesco a sistemarlo per benino e con un solo volo (su un mio chiodo appena messo), S3 su due fix (Per spaventare i classiconi buttiamo nel vuoto le bottiglie di plastica dell’acqua ormai vuote che però fanno rumore come se stesse cadendo qualcosa di grosso, facendoli sobbalzare dallo spavento poi le abbiamo raccattate). Il Pota sale il tiro da secondo provandolo in libera (ben più facile dei due precedenti) e giunto in sosta sentenzia “sarà 6c ”. Io di rimando “ma va a da via al cu!”.
Sul 4° tiro concordiamo, 20 metri facili di III° grado (solo i primi 3 metri sono di V°) . Discesa in doppia sulla via con vari pendoloni da parte mia che porto in spalla il saccone (nessun riguardo per gli anziani) e cena al rifugio Porta. Sono veramente contento per questa ripetizione; la linea è logica e bellissima e la roccia tutto sommato buona. Il Pota non ha alcun dubbio sulla sua futura riuscita in libera; io si per quel che mi riguarda.
Torniamo il giovedì successivo ma l’uscita del primo tiro è bagnata. Matteo fa due tentativi poi tocca a me e riesco con grande maestria a rompere con i piedi un appiglio chiave all’uscita del tiro; ora è più duro, per me durissimo.
Al terzo giro il Pota quasi lo stampa cadendo al penultimo appiglio (l’occhio di destra). Ritorneremo.
Siamo d’accordo per mercoledì 29 alle ore 9:15 al Bione. Sto per uscire di casa quando il Pota mi telefona dicendomi che non può venire perché è “blindato” in casa; mi girano i coglioni.
Gli dico che doveva avvisarmi prima, che mi sono tenuto liberi due giorni per lui e che ora non troverò nessuno all’ultimo istante per scalare. Così disfo lo zaino, lo rifaccio e vado a scalare autoassicurato una facile via di IV° grado al torrione Magnaghi settentrionale (tanto per rispolverare la tecnica di autoassicurazione),con relativo pesante saccone, tanto per far riposare le mie vecchie ginocchia.
Sono circa le 15 quando in discesa scorgo due persone che provano la nostra via. “cazzo ma quelli sono il Pota e l’Ale!”. Confesso che in un primo momento ci sono rimasto un pò male, ma con gli anni mi sono abituato a dare la giusta importanza alle cose; avrei voluto essere io li con lui a salire la via che mi ha fatto tanto faticare e sognare, ma mi accontento di vedergliela salire in libera magistralmente. Al termine del terzo tiro, compresa la reiterazione della cazzata già sparata sul grado del tiro, (“su questo tiro, del grado sono sicuro, è 6c ”) inizio a scendere. Li attenderò al Porta per scendere insieme.
Appena arrivano gli affibbio due begli amichevoli calci nel culo, gli dico che me ne deve due di vie, e so già quali!!
Poi l’imbarazzo si stempera e svanisce nei brindisi e nell’imporsi sopra ad ogni altra cosa della nostra amicizia, che per me significa prima di tutto dire sempre quello che penso.
POTA: “ho pensato che sia più giusto lasciare tutto com’è ora, ed ognuno faccia come gli pare”
GERRI: “ sono d’accordo amico mio”.
Un altra giornata spesa cercando di “conquistare” l’ inutile
ph Alessandra Bolis

di Matteo Piccardi
Come tutte le estati, riesco a ritagliarmi pochissimo tempo da dedicare hai progetti verticali,
quest’ anno ancora meno. I sogni di grandi pareti dolomitiche, svaniscono in un istante…è così, un po’ per caso, un po’ per fortuna, che nasce il progetto e al tempo stesso, il sogno, della Via dei Ragni ai Magnaghi.
Avvicinamento ripido ma rapido, parete non troppo lunga, vicino a casa, punto d’appoggio per
l’après-climbing l’accogliente Rifugio Porta!! Ci son tutti gli elementi per ingaggiarsi!!

Primo tiro…placchetta :-) ph Alessandra Bolis

Cosi preso dal solito entusiasmodroga, con Gerri, “spendiamo” un sabato e una domenica per sistemare la chiodatura e ripetere la via originale che segue linearmente tutta la fessura strapiombante sulla parete sud-est.

Una linea esteticissima che fin da subito ci strega e cattura tutte le attenzioni!

Poco alla volta pulendo accuratamente la roccia, scopriamo tutti gli appigli e gli appoggi necessari per poter provare a salire in libera.

Sono quattro lunghezze entusiasmanti, centocinquanta metri che mi entrano dentro prepotentemente,  si piantano come un chiodo, fisso in testa.
Giovedì 16 agosto,accompagnato dal fidato Gerri, provo la libera, ma un po’ la fretta, un po’ l’uscita del tiro ( giusto il chiave ) che rimane bagnato, cado all’ultimo appiglio prima della sosta e con me cade sotto i piedi anche la motivazione…per oggi basta così!

Passano un po’ di giorni, vado su e giù dalle montagne come guida, ma la mia testa è li inchiodata a quei centocinauanta metri strapiombanti…

Ho un giorno libero!!! Gerri ed io ci accordiamo per riprovare mercoledi 29…ma non faccio mai i conti con gli impegni di mia moglie!! Così mi tocca far scattare il BIDONE…ostia!

Telefono a Gerri, che giustamnte mi manda a dar via il culo…

Colpa mia che, sull’ onda dell’ entusiasmo, faccio i conti senza l’oste :-) sarà per un altra volta…e metto via l’idea…

Verso le undici, mentre cerco disperatamente di far mangiare il latte preparato alle novemmezza e ormai raffreddato, alla Vale, mi arriva un sms da Alessandra…” prepara tutto che ti accompagno a provare la via”

Il solito “maledettissimo” avvicinamento  :-)
ph Alessandra Bolis

Mah a me sembra una roba da merenderi, partire all’alba delle 13 sotto al soleone dritto sulla coppa…la convinzione è sotto ai piedi, soprattutto quando faccio il primo passo sul sentiero fuori dal bosco…puttana fa un caldo africano!!

Comunque tra un mugugno e l’altro siamo in ballo e balliamo!

Solita solfa, sono ancora quà a tentare di ragruppare quattro appigli in un unica soluzione, cotto da stà caldazza, gonfio merda, dai vari calici di prosecco della sera prima…mah.

Giro di scaldo e quasi svengo dal caldo…cado sul duro…come sempre.

Ale oggi è per me!Me lo fa capire chiaramente e lo sento! non è roba da poco!!

Aspetto verso le 15 che arrivi l’ombra a rinfrescare un po’ aria ed appigli…uno, due, tre, partito!

Via senza esitazioni, arrivo alla decontrazione, mi giro e giù sul sentiero vedo Gerri, lo chiamo, mi vede e nonostante il bidone che gli ho tirato, inizia a tifare! Gasato dalla situazione arrivo al chiave determinato, agguanto le liste che sembrano più buone del solito e dall’ emozione sbatto la testa contro la sosta…quasi cadevo!

Primo tiro fatto!!! oro!  Ale e Gerri sono felicissimi…forse più di me…

 

Prima lunghezza…serie A ph Alessandra Bolis

Alessandra mi raggiunge in sosta, e parto per il secondo tiro…un bel calcio nelle palle con ramponi dodici punte…infatti non mi ricordo una mazza e devo riguardare tutti i movimenti…

 

Ale risale il secondo tiro. ph Matteo Piccardi

Dieci minuti dopo sono già pronto per ripartire, non che sia prorpio freschissimo, ma sono galvanizzato e in disperata astinenza da bollicine!!!
Arrivo al duro e devo dar una tirata extra ad un paio di tacche, giusto per mettere in chiaro con i miei flessori chi comanda…

Terzo tiro, altra lunghezza serie A. ph Alessandra Bolis

Il terzo tiro è un po’ più facile, lo scalo con circospezione, mica voglio sbagliare adesso!
…tutto procede alla perfzione. Sosta!! Il quarto è puro godimento su di una roccia strepitosa!!

Nel frattempo Claudio, ha seguito tutte le operine, sbinocolando dal Rifugio Porta;  molla il comando della cucina e ci viene incontro, con mia grandissima sorpresa, quando sull’ ultimo tiro mi giro a chiamare Ale lo vedo che stà salendo dal sentiero…un regalo straordinario ed inaspettato!!

Adesso siamo in cima a questi centocinquanta metri, stupendi e unici nel loro genere…centocinquanta metri che ci hanno fatto sognare, centocinquanta metri d’amicizia!!!

 

Missione compiuta…Ale è più felice di me!!!
ph Claudio Trentani

Giù in doppia a manetta, per andare ad abbracciare gli amici con cui abbiamo vissuto questa avventura, Gerri e Claudio!!

Poi è una FESTA con le lettere maiuscole!!! Prosecco a go-go e una torta della Lolli, pere e cioccoloato il cui ricordo allieterà a lungo le tristi giornate “de mort de fam”!!!

La nostra quasi seconda casa…se mai ne avremo una prima…

Grazie a Gerri per l’intuito, la pazienza e la profonda amicizia, a Claudio e Lorenza per immenso entusiasmo e la sempre splendida accoglienza, ad Alessandra per l’assoluta fiducia; a tutti, per queste bellissime giornate di amicizia pura!!

Gerri, Pota, Ale…brindiamo all’ amicizia e alla libera con le tanto sognate bollicine!!
ph Claudio Trentani!

Nota sulla chiodatura.

La via è attrezzata con chiodi a pressione e chiodi normali, sul primo tiro, sono presenti alcuni fix messi circa una decina d’anni addietro durante un tentativo di libera, noi non li abbiamo utilizzati, ma abbiamo deciso di lasciarli,così ognuno è libero di decidere cosa usare.
Sul terzo tiro serve integrare con un paio di Alien rosso e nero.  Abbiamo fatto qualche collegamento tra i vari chiodi sia sul primo che sul secondo tiro, per rendere un po’ più sicira l’arrampicata.
Il primo tiro è completamente rinviato perchè è molto strapiombante e torna comodo avere già i rinvii in loco.

Le soste sono tutte su fix inox e si può scendere in doppia dalla via: calata da 25m dall’ultima sosta fino a S3,poi con una calata da 60m si arriva sulla rampa della normale ai Magnaghi da qui con una doppia da 25m si è alla base.

difficoltà in libera proposta di singoli tiri.

L1 IX°, L2 IX-/IX°, L3 VII+, L4 IV+

Un particolare ringraziamnto per il supporto a: Gruppo Ragni della Grignetta, Skylotec, Adidas