India e Alaska

GIRI GIRI BOYS

 Giri giri boys

Improvvisamente, al Piolet d’oro, sono arrivati i giapponesi. Facce simpatiche, tipi scanzonati e scapestrati. Che in un anno hanno salito vie di misto “da paura”. Ecco due racconti densi e anche spaventosi, non privi di riflessioni.

Di Katsutaka Yokoyama e Yusuke Sato.

Siamo i Giri Giri boys. Tatsuro Yamada, Yuto Inoue, Fumitaka “Itchy” Ichimura, Yusuke Sato, Katsutaka Yokoyama. In occidente, conoscono solo i nostri cognomi, siamo difficili da pronunciare.

Giri Giri non è un nome senza senso. E’ la parodia di un programma televisivo giapponese abbondante di ragazze sexy. Significa, in giapponese, “ al vero limite di qualcosa”. Noi non abbiamo soldi, poca esperienza, e siamo anche abbastanza immaturi dal punto di vista tecnico.

Ma siamo sempre andati al limite, ecco, in Alaska e nelle Ande prima, poi in Himalaya. E poi è arrivato il 2008. Volevamo andare in posti tosti e che costassero poco, dal Giappone. Così optammo per l’Alaska, perchè nei tre anni precedenti ci era andata bene su cinque vie nuove e due prime ripetizioni. Quando due di noi, Ichimura e Yokoyama, hanno scalato Deprivation, ci dissero che le condizioni non erano buone. Ma per loro era la prima volta, lì, quindi non sapevamo quali condizioni potessero essere migliori. E poi, aspettare le condizioni ideali non è un buon viatico per salire una via. E poi, scesero per la cresta Ovest, dove corsero i rischi maggiori. Infatti poi gli americani gli chiesero perchè fossero scesi da lì.

Il 13 Aprile 2008, io, Yokoyama, con Sato e Ichimura, ho attaccato la parete Nord est del Bear Tooth Dopo due tiri siamo tornati indietro, per una valanga, e cinque giorni più tardi abbiamo riattaccato. Al terzo tiro abbiamo incontrato le difficoltà maggiori, un M6+. Abbiamo dovuto poi scalare del 5.10a al diciassettesimo tiro, mentre per il resto ci siamo goduti i colori meravigliosi del verglas e delle cornici. Abbiamo chiamato la via, “climbing is believing”, e dopo ci siamo ricordati di un gioco in voga negli anni ’60, il Pachino. Era un gioco in cui gli alpinisti giapponesi scalavano più vie per prepararsi a quelle più lunghe dell’Europa. Ok, facciamolo qui, ci siamo detti. Gli americani ci hanno detto, subito, siete dei pazzi. Beh, pazzi, crazy, era la parola giusta per farlo. Così, in successione, abbiamo scalato due vie di grado 6 ( Isis Face, M4 5.8 A1, 2200m; Diretta Ceka, 5.9, 2700m), tra l’11 e il 18 maggio 2008 (nota: questo concatenamento è assolutamente incredibile, se si pensa che Steve House, Barry Blanchard e Mark Twight uscirono esausti, dopo 60 ore di scalata continua, dalla sola Diretta Ceka). Ma intanto Yamada e Inoue stavano morendo sulla Cassin,, mentre la concatenavano alla salita dei picchi Est e Ovest del Kahiltna.