Giancarlo Grassi,

“O sole mio”

Di Marco Blatto

GiancarloGrassi

Come l’arrivo sulle Alpi delle nuove fi­losofie, introdotte nell’ambiente torinese dalle analisi critico – razionali di Motti, aveva dato uno scossone allo stallo tecnico della scalata ancora legato alla confusione del sesto grado, così l’alpinismo su ghiaccio, a cavallo degli anni ‘60 e ’70, aveva iniziato in Europa un suo percorso evolutivo. Tra gli anni ‘30 e ‘40 tutte le maggiori pareti nord delle Alpi erano state superate, ma nonostante l’innovativa introdu­zione da parte di Armand Charlet della tecnica del piolet – ancre che prevedeva l’uso della becca della piccozza a trazione sul ghiaccio, determinate pen­denze, soprattutto con ghiaccio duro, rimanevano proibitive. Ancora una volta un tentativo concreto di soluzione tecnica venne dal mondo anglosassone. Dai canali ghiacciati delle montagne della Scozia (gully) partì l’idea di una progressione su ghiaccio verticale utilizzando interamente le punte anteriori dei ramponi, con una piccozza “a trazione” sulla becca infissa nel ghiaccio. Non si trattava però di una piccozza “tradizionale” ma di un attrezzo cui era stato accorciato il manico e con la becca resa più aggressiva e incurvata. Nel 1967 Yvon Chouinard, Tom Frost e i fratelli Lowe iniziarono a salire nel nord America delle vere proprie cascate di ghiaccio utilizzando la combinazione di due attrezzi: una pic­cozza e un particolare martello da ghiaccio. In Europa l’evoluzione tecnica dell’arrampicata su ghiaccio era ancora piuttosto arretrata, ma Chouinard propose alla ditta francese Charlet Moser la costruzione di un attrezzo specifico con il manico lungo 55 cm e la becca ricurva, e con Tom Frost ideò un rampone rigido con punte frontali aggressive per il ghiaccio verticale. Si trattò di una vera rivoluzione perché l’utilizzo di due attrezzi a trazione, combinato con ramponi con cui si poteva utilizzare la battuta del piede in modo diretto, permise di infrangere il limite fino ad allora ritenuto proibitivo per l’arrampicata sulle pareti ghiacciate e di abbandonare quasi del tutto l’arrampicata artificiale su questo terreno.

(continua)