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Nelle settimane scorse i Ragni Simone Pedeferri e Luca Schiera hanno completato la salita in libera di un itinerario sul Precipizio degli Asteroidi che riprende la linea di Savessimbebè, la via aperta nel 1986 dai fratelli Lisignoli e Sergio Panzeri, con diversi tratti in artificiale.

Ecco il racconto della salita.

Simone Pedeferri, Luca Schiera           Settembre 2013

Piove piove… tra maggio e giugno non vuole proprio smettere e la data sul biglietto per il Pakistan di Luca si avvicina.Salta il piano di finire il progetto di salire in libera una linea sulla parete est del Precipizio, quella più selvaggia. L’idea è di seguire una via misteriosa e mai ripetuta: Savessimbebè, aperta dai fratelli Lisignoli e Sergio Panzeri (che ringraziamo per averci lasciato carta bianca) nel 1986, la prima di questo settore.

Dopo una prima perlustrazione a fine maggio sulla parte iniziale, graziati dalla pioggia, ci gustiamo la qualità della via e riusciamo ad aprire tre tiri di variante per sfuggire ad una zona piuttosto erbosa e antiestetica. Il tutto sembrava promettere una buona avventura, ci servivano solo due giorni buoni per concludere l’idea…

Dopodiche tutto si chiude, il tempo non ne vuole sapere. Vedevamo già una salita perfetta, conoscevamo il primo tratto, ma il resto era sconosciuto, e non si sapeva se fosse scalabile in libera. Tutto ciò rendeva molto bello l’approccio del provare una libera di più giorni senza conoscere i tiri. Uno stile puro: attacchi e sali cercando di scalare il più possibile a vista, magari facendo delle varianti dove la via è troppo sporca; oppure devi pulire il tiro, ridiscendere in sosta e ripartire per liberarlo. Questa era la nostra idea.Niente di fatto, Luca parte per il Pakistan io per altre pareti.

Arrivano a fine settembre finalmente due giorni buoni, possiamo quindi attivare il piano: ci siamo proprio divertiti di brutto! Due giorni di buona scalata molto inglese con momenti eccitanti. La prima parte sotto un sole rovente, i piedi scoppiavano e appesi alla quinta sosta (non perfetta) aspettavamo che il tiro successivo andasse in ombra. Logicamente non ci è andato, perché l’ impazienza e la voglia di scalare hanno preso il sopravvento. Ne è uscita una lotta terribile tra caldo, roccia scivolosa e micronuts da piazzare. La parte alta invece ci ha regalato fessure da pulire con il cavanuts per proteggerci con gli immancabili micro, e un po’ di roccia sbriciolosa.

In mezzo, un bivacco perfetto su una cengia perfetta (ben spianata da noi), con un pasto a base di couscous e noodles… purtroppo il socio è vegetariano: una volta si portavano formaggio e salame, i tempi cambiano!

Ma forse il ricordo di questa salita (dobbiamo tenerlo nella nostra memoria perché la gopro affidataci da FP non ha funzionato per l’ennesima volta) si è formato nella parte alta, dove siamo riusciti a scalare a vista su roccia non sempre perfetta, creando alcune varianti pepate.

La via che ne è uscita non ha gradi elevati, ma ha carattere ed era proprio quello che cercavamo, una via dove l’avventura era la base per trascorrere due giorni nel selvaggio.

Il finale: le solite doppie al buio, con una sola frontale (perché Luca nei due giorni ha avuto difficoltà con la tecnologia, la sua si rifiutatava di funzionare), e una discesa lenta per un sentiero lozzo illuminandoci a vicenda, accompagnati finalmente da una super stellata.

Questa è stata l’avventura di Free Bebè: 18 tiri per 600m fino al 7b.Perché in fondo ogni scalatore vorrebbe vivere come un bambino libero.

 

topo free bebe