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Spesso mi capita di girovagare per i boschi e tutte le volte che vedo massi o rocce più o meno alte mi viene lo scrupolo di andare a vedere se quello che ho intravisto immerso nella vegetazione è scalabile.

Novantanove volte su cento sono massi alti mezzo metro con roccia marcia oppure pareti sporche e inframezzate da cenge infestate dai rovi o altre amenità floreali. Ma poi ti capita la volta che hai culo. Dopo aver intravisto delle rocce in lontananza vai a vedere e quelle che sembravano le solite roccette rotte in realtà si svelano e, improvvisamente, dal folto del bosco ti compare una struttura di roccia compatta, verticale e alta, molto alta.

Questo è quello che è capitato nel mese di agosto dello scorso anno quando, in giro con il mio cane per i boschi valtellinesi sopra Sondrio, lungo la sponda orobica, mi sono trovato di fronte il Sasso della Nona, o come dicono i locali, il Cràp de la Nona.

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Il sasso in realtà non è un sasso ma sono un insieme di strutture rocciose più o meno verticali, disposte su più livelli. Le pareti, esposte prevalentemente a nord, sono immerse in un fitto bosco di conifere, tanto che, finché non ci sbatti il naso contro, risulta pressoché invisibile. Anche dal fondovalle non sono facilmente individuabili; i licheni che ricoprono la roccia la colorano di un grigio-verde che ben si confonde con la foresta tutto attorno.

A questo punto ho cercato di capire se la roccia fosse di buona qualità e, visto che il lavoro di chiodatura e pulizia non era mostruoso e l’esposizione nord la rendeva perfette per scalare in estate, assieme agli amici Ricky e Michela, gasati come me di sporcarsi le mani e impolverarsi per bene, abbiamo iniziato a pulire e chiodare.

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A giugno abbiamo finito di sistemare gli ultimi tiri e abbiamo iniziato a far venire a scalare alcuni amici per capire se i tiri sarebbero piaciuti e se la chiodatura fosse giusta.

Visto che i giudizi sono stati tutt’altro che negativi (anche perché quando i chiodatori, armati di trapano e leverino, chiedono agli amici appena scesi dal tiro un giudizio sul lavoro svolto, questi non possono che esserne entusiasti) abbiamo iniziato a far girare le relazioni e così una nuova falesia ha preso vita!

Ora speriamo che il Cràp possa far trascorrere piacevoli giornate di arrampicata a tutti voi, sempre con la raccomandazione di essere il più discreti possibile, anche perché le rocce sono all’interno di un’area protetta, ricca di fauna non abituata alla presenza di estranei! Vi raccomando anche di riportare a valle tutto, non abbandonate nulla; cercate di lasciare pulito e bello come lo abbiamo trovato noi!

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DESCRIZIONE:

Posto lungo il versante orobico in comune di Piateda (SO) a circa 1300 m di quota ed esposta a nord, il Sasso della Nona è una falesia ideale nelle giornate estive.

Chiodata e ripulita dai blocchi instabili e dalla vegetazione da Andrea Pavan, Michela Scieghi e Ricky Branchi tra l’estate del 2018 e la primavera del 2019, la falesia non è una novità assoluta in quanto in modo sporadico scalatori locali ci si sono allenati salendo le linee di debolezza delle pareti. Ad oggi ci sono ancora ulteriori linee da pulire e chiodare.

La parete rimane al sole per brevissimo tempo nel primo mattino e nel tardo pomeriggio. Il periodo migliore per scalarci va da inizio maggio a metà ottobre poi diventa troppo freddo e umido. Vista l’esposizione e considerato il fatto che in alcuni punti la roccia è ricoperta da una pellicola lichenosa, prima di scalarci è necessario attendere almeno un giorno dopo le piogge in modo che la roccia asciughi completamente.

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Si scala su muri ripidi a tacche e buchi, con brevi tratti appoggiati o strapiombanti ma qualche bel tiro su fessure completa l’offerta della falesia. La chiodatura è ottima e i tiri sono lunghi da 15m a 30m.

La roccia è una roccia metamorfica di buona qualità che offre tiri spesso tecnici in cui si alternano sezioni difficili a tratti meno intensi ma comunque mai banali.

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Il luogo non è indicato per bambini piccoli in quanto la base delle pareti è disseminata di grossi blocchi pertanto richiede un minimo di attenzione. I boschi che circondano il Sasso de la Nona nel periodo autunnale sono molto frequentati dai raccoglitori di funghi. Si raccomanda di lasciare il luogo come lo si è trovato in quanto il sito di arrampicata ricade all’interno di un’area protetta.

Portare 15 rinvii.

Parte sostanziale del materiale è stata generosamente fornita dal gruppo dei “Ragni di Lecco”.

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ACCESSO

Percorrere la tangenziale di Sondrio verso Tirano e quasi al suo termine, appena prima del passaggio a livello, svoltare a destra in direzione Piateda e dopo circa 1100m imboccare sulla destra la stretta strada in direzione Piateda Alta – Le Piane – Gaggio. Percorrerla per circa 5Km e giunti a Piateda Alta svoltare verso sinistra in direzione Gaggio-Le piane e proseguire per circa 4km fino a poco sopra il bacino artificiale di Gaggio dove senza permesso non è possibile proseguire (c’è un cartello con divieto di transito VASP).

Chi non ha il permesso parcheggia qui (15 minuti di macchina da Sondrio). Ora si sale a piedi lungo la strada sterrata che sale a destra appena prima del cartello di divieto e che diventa subito un sentiero che conduce alle baite della località Burniga. Da Burniga raggiungere la strada asfaltata e percorrerla in leggera discesa per circa 150m fino ad incontrare un traliccio metallico. Alla sua sinistra si imbocca un sentiero che in breve sale verso sinistra nel bosco fino a riprendere la strada all’altezza di un tornante che sale verso destra (10-15min a piedi dal cartello di divieto). Chi invece è in possesso del permesso di transito può arrivare fin qui con la macchina (15-20 minuti di macchina da Sondrio).

All’altezza del tornante imboccare il sentiero che si addentra nel bosco e sale per circa 100 m in diagonale verso sinistra (tenere come riferimento due blocchi ben visibili sulla sinistra). Sempre su sentierino ben marcato superare un breve tratto più ripido e superatolo svoltare in piano verso sinistra.

Dopo pochi metri si notano delle pareti verticali sulla destra (settore pilastrino). Seguire ora gli ometti superando un tratto su pietraia, molto scivoloso se con roccia umida o bagnata, ed in breve si giunge al settore basso della falesia. (5 minuti dal tornante, 15 minuti dal cartello di divieto). Costeggiando le rocce alla loro sinistra si giunge in breve al settore principale

Nota: il permesso giornaliero (5€) è acquistabile a Piateda presso il “Bar Centro” e presso gli altri esercenti che potete trovare sul sito ufficiale del Comune mentre il permesso annuale (15€) per il primo anno lo si deve acquistare presso il Comune. Verificare orario apertura uffici comunali.