Delusione sul Peak 43, di Mick Fowler

delusione sul peak 43

In Gran Bretagna, sembra che i viaggi di avventura di tutti i tipi godano di un grande rispetto. Per la fortuna degli alpinisti esistono numerose organizzazioni che elargiscono contributi a spedizioni volte ad affrontare obiettivi di esplorazione vergini nelle parti meno frequentate del mondo.

Le due più importanti sono la Mount Everest Foundation ed il British Mountaneering Council. La prima venne fondata per amministrare i proventi derivanti dal libro e dal film della vittoriosa spedizione all’Everest del 1953, allo scopo di ridistribuirli in favore dell’alpinismo in primis britannico e neozelandese (quest’ultimo grazie alla partecipazione di Ed Hillary e George Lowe alla prima salita del 1953). Il BMC amministra i contributi per conto dello Sport Council. Tra le piccole organizzazioni che distribuiscono contributi, ce n’è una con le quali ho avuto a che fare di recente. Il Premio Nick Estcourt era stato fondato dopo la morte di Nick, causata da una valanga sulla cresta Ovest del K2 nel 1978. Era uno degli alpinisti britannici di punta ed aveva rivestito un ruolo primario nelle importanti spedizioni di Bonington degli anni ’70 all’Annapurna ed alla parete Sudoccidentale dell’Everest.

In un qualche modo ero stato invitato a far parte della commissione del premio e così, adesso, una volta all’anno, mi godo il piacere di dividere il pasto con compagni illustri come Chris Bonington, Doug Scott e Paul (Tut) Braithwate. Oltre a gustarci la squisita cucina di Caroline Estcourt, ce la raccontiamo e decidiamo chi sarà il vincitore del premio per l’anno.

Essere invitato era stato molto lusinghiero. In particolare, Chris e Doug erano state figure mitiche negli anni della mia crescita e sentivo come un vero onore il trovarmi in loro compagnia. Il mio ingresso nel gruppo era stato facilitato dal fatto che una volta avevo passato una settimana ad arrampicare con Chris sull’isola di Mingulay, nelle Ebridi Esterne. Chris è più anziano di me di oltre vent’anni e mi ricorderò sempre quanto fossi rimasto impressionato dal suo entusiasmo da ragazzino e dall’incrollabile determinazione a farcela. Ci fu un momento in cui ci trovavamo alti, su una fessura ancora mai salita, quando Chris, che stava tirando da primo, cominciò chiaramente a far fatica a passare. Potevo vedere la sua gamba che tremava e sentire un livello di insicurezza tale che avrebbe spinto una persona ben più giovane ad una rapida ritirata.

“Occhio!” – mi arrivò da sopra.

Bloccai la piastrina di assicurazione, ritenendo che un volo o una ritirata precaria sarebbero stati inevitabili.

“Vado!”

Rimasi davvero impressionato e posso solo sperare di poter mantenere lo stesso livello di testa e di determinazione col passare degli anni.

Però sto facendo digressioni… Fu ad uno degli incontri per il Premio Nick Estcourt che Paul Baithwaite mi riportò alla mente di una scena dei primi anni ’80, quando lui, Doug Scott, Pat Littlejohn ed io eravamo i rappresentanti inglesi al festival austriaco di arrampicata su ghiaccio. C’erano anche Andy Nisbet e Rab Anderson in rappresentanza della Scozia. Sembrava proprio che noi britannici rappresentassimo una percentuale spropositatamente grande dei presenti e potevo solo supporre che gli austriaci fossero impressionati dal tipo di arrampicata su ghiaccio che riuscivamo a fare in Scozia.

Tut, però, non aveva in mente l’arrampicata…

“Le tue capacità di sciatore!!! Brillanti!!” – mi ricordò.

Sapevo esattamente cosa stava riportando alla memoria. Eravamo scivolati fuori dalla Rudolfhütte di buon mattino ed eravamo stati invitati a sciare fino ad una serie di cascate di ghiaccio dove il tutto avrebbe avuto luogo. Littlejohn, Scott e Braithwaite non avevano problemi, ma io, Nisbet ed Anderson avevamo incontrato alcune difficoltà. Per lo stupore dei continentali, non avevamo mai messo gli sci prima.

(…)