Qui a Genova (la mia città adottiva da un po’ di anni a questa parte) per dire placca di roccia si usa il termine “chiappa” (italianizzando il termine dialettale “ciappa”).

 

Quindi nessuno mi può accusare di turpiloquio se racconto due cose della mia scalata di qualche mese fa sulle più belle chiappe d’Europa.

 

Anzi, non “su”, ma “fra”. In questo caso le preposizioni semplici fanno una bella differenza!

 

Già, perché con il “su” ti vai di solito a spalmare fra liscioni monolitici dove la strada verso l’altopiano passa attraverso le isole di salvezza di spit, magari non sempre millimetrici. E’ una scalata luminosa, fatta di gaz, tecnica e invidia per i maledetti cuginastri francesi e i loro chilometri di roccia perfetta.

 

Eh, il “fra”, invece non è mai una bella cosa (“fra gnac e petac” si dice in Brianza, come dire fra la padella e la brace…).

Quando poi il “fra” si associa alle chiappe, lo san tutti dove si va a finire…

 

Proprio lì ci siamo cacciati noi: fra le chiappe del Verdon. Lungo uno dei tanti sistemi di fessure offwidth di cui (bestia digiuna di storia dell’alpinismo che non sono altro!) ignoravo persino l’esistenza. Eppure ci sono, eccome, e proprio su quelli (meglio: dentro quelli) si infilarono negli Anni ’70 i pionieri dell’esplorazione alpinistica della Gorges.

 

Altra mia ignoranza ora rischiarata dalla luce della conoscenza e dell’esperienza: i francesi per definire le fessure fuori misura usano un termine meravigliosamente onomatopeico, certo molto più efficace dello scialbo anglosassone “offwidth”. Loro dicono RENFOUGNE, e quando vedete scritto così sulla topo state certi che… son volatili per diabetici!

 

Oggi qualcuna di queste “renfougnate” è stata un po’ addomesticata dagli spit. Altre sono rimaste più o meno nelle condizioni di apertura e la vera differenza fra gli Anni ’70 e oggi non sono le scarpette, la magnesite o l’allenamento al trave (tutte queste cose lungo le renfouge del Verdon mi sa che sono utili come un paio di scarponi da sci in mezzo all’Oceano Pacifico). Quello che consente a un nipotone come me di salire le vie aperte dai fuoriclasse di allora senza votarsi al suicidio è, semplicemente, il fatto di avere a disposizione un ben nutrito range di testoni a camme, da piazzare al posto dei loro improbabili cunei, della loro classe e delle loro bestemmie.

 

Per farla breve il boccone con cui ci siamo strozzati la gola sono i sei tiri de “L’Estamporanée”, tutti in fessura rigorosamente no spit (a parte qualche rinforzo alle soste), con un paio di lunghezze di pura renfouge.

 

Ecco un paio di istantanee della salita:

 

Prima renfougne – 6c:

Elvio (in sosta): “Vai Sera che la stai scalando proprio bene!”

Sera (una decina di metri sopra la sosta): “Blocca che mi viene da vomitare!”

 

Seconda renfougne – 6b+:

Sera (in sosta): “Bravo Elvio l’hai scalata proprio bene!”

Elvio (alla sosta sopra): “Mi viene da vomitare!”

 

Ovviamente dopo questa tragicomica esperienza abbiamo già deciso quale sarà il nostro primo obiettivo per l’autunno verdoniano: la via si chiama ORNI, ovvero Object Renfougnant Non Identifié.

 

Stay Tuned…