In arrampicata sulle splendide pareti della Terra di Baffin

In arrampicata sulle splendide pareti della Terra di Baffin

La spedizione all’Isola di Baffin è stata l’esperienza più totalizzante della mia vita. Sciare sul mare congelato per raggiungere le pareti e tornare indietro remando, cavalcando le onde di un mare che due mesi prima avevamo potuto camminare, mi ha messo di fronte all’immensa forza della natura. Le pareti di granito ci han permesso di giocare in verticale seguendo le nostre regole: nessuno spit piantato in 7 nuove vie aperte. Non avrei potuto immaginare una spedizione migliore!

Uno dei momenti più belli dei miei viaggi è quando scendo dall’aereo e riabbraccio la mia famiglia e la mia morosa!

Mi capita spesso al campo base di sognare quel momento avvolto nel sacco a pelo prima di addormentarmi. Per un attimo quell’abbraccio è tutto nuovo e allo stesso tempo tutto identico a prima!

Quel primo momento di totale appagamento per l’esperienza appena vissuta e l’armonia di riscoprire i piccoli gesti quotidiani è un habitat tanto pacifico quanto pericoloso dal punto di vista verticale, può non esser facile ritrovare in fretta la motivazione. Anzi, questa volta è stato particolarmente difficile!

Il mio stato di forma era notevolmente compromesso a causa di qualche chilo di troppo e un fastidioso infortunio alla spalla procuratomi proprio durante la scalata del Great Sail Peak.

Ricominciare per l ennesima volta scalando il 6c a fatica e appendendomi sui 7a è difficile, ma ormai ho imparato a conviverci, anche dopo l’Himalaya e il Kirghizistan mi ero ritrovato nel medesimo stato di forma. Questa volta quel che mi preoccupava di più era trovare progetti! Progetti capaci di stimolare nuovamente la mia fantasia. Non avevo idee!

In compagnia di Maximiliano Piazza ho pian piano recuperato il mio stato di forma e il mio corpo gradualmente ha assorbito quella sublussazione alla spalla sinistra, veder scalare lui molto meglio di me mi ha dato quell’imput competitivo ridonandomi cattiveria e motivazione!

Inconsapevolmente Max, dopo un mese dal mio rientro, mi ha messo nelle condizioni di scalare un 8a e questo traguardo mi ha permesso di guardare avanti verso nuovi piccoli progetti.

Katy for president!

Katy for president, 8a trad sul liscio serpentino della falesia dello Zoia

Katy for president, 8a trad sul liscio serpentino della falesia dello Zoia

La falesia dello Zoia è uno dei miei posti preferiti! E’ una falesia estiva e l’ambiente che le fa da sfondo vale di per se una visita!

Fu Massimo Bruseghini il primo ad interpretare il potenziale di questa falesia, scalando con dadi e friend i tiri del settore alto. Idea stravolta e dimenticata con l’arrivo degli spit: quasi nessuno ha più ripetuto i suoi tiri con l originale stile di apertura.

Affascinato dalla sua idea e avendo fortificato la mia esperienza trad grazie alle spedizioni ho deciso di provare a fare un passo indietro. La scalata sul liscio serpentino è senza compromessi e provare a vincere lo scudo di roccia nera del settore basso senza usare gli spit si è subito rivelato complicato.

Ho individuato soltanto una possibile via e subito ho capito che non sarebbe stato facile vincere la paura dei lunghi runout, ma ormai il motore era avviato e, nonostante i premurosi consigli di mio padre di lasciar perdere, non potevo più rinunciale a quel gioco sul filo del rasoio.

In un punto un eventuale caduta avrebbe avuto esito disastroso! Schianto a terra! E in uscita se non avesse tenuto l’ultimo dado l’esito della caduta fatico a immaginarlo, o forse no!

Tuffo le mani nel magnesio e, ancora con i piedi a terra, guardo verso l’alto, ripassando le sezioni chiave. Poi abbasso lo sguardo primo appoggio per il piede e su!

Protezioni non proprio "ravvicinate" su Katy for president

Protezioni non proprio “ravvicinate” su Katy for president

Non esisto più per nessuno! La prima parte percorre la sezione di Good Vibration (8b+), prese buone ma lontane e la prima protezione è a 4 metri da terra, nel metro successivo ci stanno altri 2 friend e, dopo un passaggio del non ritorno verso destra, mi ritrovo su un buon listone dove riposo, cerco di non guardare i friend ormai a due metri alla mia sinistra, e tanto meno quei 3 metri di traverso che mi separano dalla base della fessura di Creator of a dream(8a), prossimo posto utile per le protezioni.

Raggiungo la fessura tra una vibrata e l’altra e la bombardo di friend e dadi, che quasi non mi rimane spazio per le mani. Riposo!

L’ultima sezione non ti da tregua e ogni posto per proteggersi è esattamente dove vanno le mani. Riesco solo a piazzare un dado prima di impostare il lancio finale. Quel famoso dado che se salta ti fai male davvero!

Lancio! Manco la presa e cado. Per un attimo lunghissimo chiudo gli occhi e, grazie a dio, il dado trattiene la caduta. Mio padre con, qualche capello bianco in più e dopo un sospiro di sollievo, mi cala terra.

Tutto da rifare! Torno due giorni più tardi e si ripete la stessa scena per ben 2 volte. Poi il tentativo buono! Scrollata di dosso la pura di quel volo, imposto il lancio con molta più cattiveria. Tutto finito!

Katy for president è un 8a bello pieno! Dedicato a una ragazza che sa rendere speciali le mie giornate, questo tiro festeggia il nostro anno di convivenza, nel quale ho dimostrato di non essere spartano soltanto nella vita al campo base ma, purtroppo, anche in casa e senza la sua amministrazione domestica sarebbe tutto un bel casino!

Nuovo orizzonte a Campo Franscia (Val Malenco)

I meravigliosi contrasti di colore del serpentino malenco

Meravigliosi contrasti di colore del serpentino malenco…

Avevo bisogno di uno spazio mio dove dare senso a tutto il tempo a disposizione del quale godevo. Dopo la spedizione all’Isola di Baffin ho perso il mio lavoro da idraulico.

E’ già il secondo impiego a tempo indeterminato che abbandono per inseguire i miei sogni. Da pazzi per certi versi lasciare un lavoro sicuro di questi tempi, due di fila è diabolico!

Non avevo mai avuto la possibilità di cercar falesie e nuovi tiri, prima i pochi giorni liberi erano sacri per scalare e scalare era l unico pensiero!

Albergava comunque nella mente l’idea di andar qua o là per vedere se si poteva combinare qualcosa di nuovo, ma la frenesia di allenarsi e portare a casa qualche tiro aveva sempre la meglio! Non ora però! Ora ho tutto il tempo che voglio!

In arrampicata sulla roccia di campo franscia

Nuove linee e nuovi progetti sulla roccia di Campo Franscia

Avevo già individuato anni fa questo muro alle porte di Campo Franscia e, per i motivi sopra elencati, mi son ritrovato appeso a una statica con spazzola in mano.

Il muro di serpentino che gode delle mie attenzioni è di roccia super liscia e compatta, arancione e nera e crea un contrasto di colori davvero suggestivo con i pini che la accarezzano.

Mi piace il contesto e ancora di più la linea che mi si rivela tra una spazzolata e l altra, decido quindi di provarla!

Il progetto era sempre quella di provare a salire senza bucare la roccia ma la prima parte è improteggibile e abbandono presto l’idea.

Provando timidamente i movimenti capisco di essermi imbattuto in una linea davvero dura e complessa ma vengo comunque a capo di tutte le sezioni e mi decido a prendere in mano il trapano!

Dopo un pomeriggio di lavoro due nuove vie son pronte per essere provate! In pochi giri conquisto la neonata catena di Shimbalajé una via di 20 metri chiodata in funzione di riscaldamento, un 7c verticale davvero piacevole. Sorte diversa per l altra via che non c’è verso di mettere assieme le varie sezioni.

arrampicata al sasso remenno

Sulla superplacca di Seconda stella a destra, al Remenno

Do la colpa al mio stato di forma non ancora ottimale e cerco confronto in Val Masino riuscendo a salire Seconda stella a destra (8b). Questo 8b è la prima parte di Art attack (8c) e ho avuto ottime sensazioni anche tentando la sezione finale della variante più difficile, mi ritrovo dunque motivato a chiudere i conti con questa via, ma l arrivo del freddo e della pioggia arenano le mie ambizioni!

Purtroppo anche la nuova via a Campo Franscia fatico a trovarla in condizione ed entrambi i progetti vengono rimandati alla primavera prossima.

Quel che rimane dopo questo confronto è la consapevolezza che questo progetto potrebbe risultare il primo 8c della Val Malenco.

Falesia trad (Chiesa Val Malenco)

Ambiente e linee spettacolari nella falesia trad di Chiesa in Val Malenco

Ambiente e linee spettacolari nella falesia trad di Chiesa in Val Malenco

Ancora una volta sulle orme di Massimo Bruseghini mi ritrovo appeso ad una statica su un muro di serpentino che lui aveva iniziato a sistemare nel 1999.

Massimo Bruseghini é stato forse il più talentuoso arrampicatore valtellinese. Insieme a Daniele Pigoni e Simone Pedeferri aveva contribuito a spostare l’asticella della difficoltà verticale verso l’alto in valtellina.

Massimo è tragicamente scomparso nel 1999 in un incidente stradale, ma grazie alla sua passione è stato possibile ritrovarlo attraverso il suo percorso verticale anche per ragazzi come me, che non hanno mai avuto occasione di conoscerlo.

Un segno indelebile il suo sul serpentino malenco, capace di dare impronta e carattere a nuove generazioni.

Ecco perché 20 anni dopo sono appeso qui! Esattamente dove era lui. Questa volta la prematura scomparsa non gli aveva permesso di terminare la falesia e soltanto una via è completamente spittata, mentre per le altre hanno soltanto le soste e qualche spit di servizio che gli sarebbero di certo serviti per finire il lavoro.

Per quasi 20 anni nessuno ha ripreso in mano la falesia e mi accorgo presto che la via spittata non era nemmeno mai stata provata. Dopo un grosso lavoro di disgaggio il suo tiro è pronto per essere provato! Ma, ancora una volta, quel che stuzzica la mia fantasia è riuscire a salire questa linea senza gli spit, cercando di infilare friend e dadi dove possibile. Per correttezza e rispetto, nonostante il tiro attendesse ancora la prima libera, non lo schiodo.

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Prima di confrontarmi con questa via decido però di sistemare due fessure quasi perfette nella parte più a sinistra della struttura. I rovi scendevano come liane e mi è stato possibile rendere scalabili queste vie anche grazie ad una giustificata dose di imprecazioni.

Intanto che mio padre sistemava l’accesso alla falesia, combattendo a sua volta con rovi e spine, io inizio a provare le vie, in pochi tentativi le varie sezioni di entrambe le vie mi son chiare e una volta posizionate le soste non mi rimane che sfilare la corda e provare a salirle piazzando i friend.

Macumbero e Un caffè per te diventano ufficialmente i primi due tiri della falesia, entrambi 7b e super proteggibili.

Riesco dunque a salire la via di Massimo, senza però rinviare gli spit: Terza dimensione (8a) é un tiro piacevole e allenante con un singolo difficile proprio per arrivare in sosta, ma a differenza di Katy for president questa via è super sicura e, nonostante un paio di runout, le protezioni sono a prova di bomba.