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Un paio di settimane fa i ragazzi selezionati per l’Academy 2017 hanno affrontato la loro prima due giorni di “lavoro”, dedicata alle metodologie di progressione della cordata sui vari terreni rocciosi, all’autosoccorso della cordata, gestione degli ancoraggi, soste, calate, ecc.

Come spesso facciamo in queste occasioni, lasciamo ai protagonisti il compito di raccontare l’esperienza vissuta.

Eccovi quindi il report (politically uncorrect) di Giacomo Regallo, uno dei giovani allievi dell’Academy.

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Academy 2017, la prima uscita

di Giacomo Regallo

Lunedì 24 aprile, meno di ventiquattro ore dal mio ritorno da un viaggio tragicomico in Bavella, fatto di sonori bastoni sul placche infinite e bufere di neve degne di una spedizione patagonica, il che tradotto significa “voglia fottuta di scalare”, arriva un messaggio sul gruppo dell’academy da parte del Pota che recita più o meno così: “ Ciao a tutti, eccoci ai blocchi di partenza, delle prime due giornate di lavoro”.

Già la parola lavoro scritta in un gruppo dedicato alla montagna ha fatto drizzare le orecchie ai membri meno avvezzi a tale pratica sconosciuta.

Il messaggio poi continua : “Argomenti dei due giorni: ancoraggi, soste, gestione della cordata, autosoccorso, gestione della corda (…). Lavoreremo due giorni in zona sasso Rememmo.

Ecco che con la rivelazione del programma i miei attributi sono diventati pesanti e rotondi come i famosi massi mellici.

Tra me e me pensavo: “Certo che due palle passare un week-end intero a far groppi, io i nodi e le soste tanto le so già fare…”.

Mai furono pensate affermazioni tanto sbagliate all’interno della mia testona!

Al termine dei due giorni, che per la precisione erano domenica e lunedì, la conclusione a cui penso tutti i fortunati partecipanti sono arrivata è stata: “Come cazzo sono sopravvissuto a scalare fino ad ora?!?!”.

Qui di seguito ho riassunto brevemente per punti le due giornate di formazione:

 GIORNO 1:

  • Spinazza spiega spedito e sicuro tutto quello che può servire per scalare
  • Gio puntualizza con la sua saggezza
  • Noi proviamo a replicare le cose viste 30 secondi prima
  • Sbagliamo perchètutticiguardanomagiurochelosofare!
  • Gio e spinazza chiedono avete capito tutto? ci sono domande?
  • Chi tace acconsente, tutti al bar! (gli stacanovisti provano a fare due tiri)

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GIORNO 2:

  • Pota: dove siamo rimasti ieri e da dove dovremmo ricominciare?
  • Gio: dall’otto ripassato!
  • Noi lo guardiamo infastiditi come si guarda una zanzara in estate (mica siamo scemi sappiamo già tutto noi!)
  • Gestione della corda per progressione in conserva
  • Pota: Okay fate due tiri per salire in cima al sasso che vediamo se avete capito come fare le soste…
  • Tiro, sosta, tutti giù che non avete capito una sega!
  • Il Gio aveva ragione (maledetta saggezza)
  • Noi: ma tu ci guardi e ci metti ansia (Gio no, lui ha un’aura che rilassa!)
  • Porconi, soste, porconi, calate, porconi, paranchi
  • Tutti a scalare

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Finita la giornata birretta dalla Monica. Tiriamo le somme e ci andiamo a mangiare una pizza tutti insieme.

Sfrecciando sulla ss38 ripenso dunque a questi due giorni e a quanto sbagliate si sono rivelate le mie aspettative per questa prima uscita dell’Academy.

Vero è che più o meno tutti sapevamo come muoverci in montagna prima di questi due giorni, ma è vero anche che aver dato due esami all’università della terza età non fa di te un ingegnere ultra-astro-spazio-nucleare. Un conto è sapersi muovere un altro è farlo bene.

Ciò che più abbiamo apprezzato di questi due giorni – mi permetto di riassumere quelle che sono state le osservazioni finali di tutti – si può riassumere in una sola parola: dettagli.

Sia che ci troviamo in falesia, in via, oppure su ghiacciaio, ciò che veramente fa la differenza è l’attenzione ai dettagli, nel gestire la corda, il compagno e le manovre.

Andare in montagna è soprattutto fantasia del sapersi adattare alle situazioni, ma, se non si hanno delle solide basi, improvvisare può spesso diventare controproducente se non addirittura pericoloso.

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Non è che fossimo proprio delle totali capre in materia, ma sicuramente neanche cime. Penso che il nostro modo di andare in giro possa essere descritto come naïf. Il potenziale c’è ma dobbiamo applicarci.

Quello che abbiamo cercato di fare in questi due giorni è stato uniformare il nostro modo di agire per ottimizzare tempi e sicurezza, parlare tutti la stessa lingua per poter remare insieme nella stessa direzione per poter sperare di fare anche qualcosa di grande in futuro.

Arrivederci a luglio per la prima uscita in ambiente e grazie a Davide, Giovanni e Matteo per le preziose pillole di esperienza che hanno deciso di condividere con noi poveri sbandati.

Giacomo

P.S. Naturalmente in questo report ho per necessità generalizzato tante cose, tra di noi c’era anche qualche feticista del paranco e del bulino ripassato che ne sapeva un po’ di più di quanto descritto. Aggiungerei anche che nella “prova” di storia dell’alpinismo, dopo la terza media (non scolastica), ci siamo difesi discretamente. Bene, ma non benissimo.